I consigli di Natale di…

I consigli di Natale di... Salotto Giallo

Sei libri per le feste
di
Emanuela e Francesca

Ogni recensore ha i suoi libri del cuore.

Quei romanzi che vorrebbe che tutti leggessero e avessero nelle loro librerie. A volte il motivo è la scorrevolezza della scrittura, la trama ben articolata e lo stile accattivante, altre volte è “solo” perché quel libro rappresenta qualcosa di molto di più rispetto a quanto appena detto.

Ci sono libri che si insinuano nella mente, che leggi nel momento giusto della vita e che vorresti donare a chi credi possa averne bisogno.

È così allora che nasce questo elenco, questi consigli per gli acquisti di Natale. Una condivisione di Emanuela Ferrara e Francesca Pica.

Scegliere solo tre testi ciascuna è stata impresa dura ma in questi consigli c’è passione, amore e un gran pizzico di emozione.

I libri di Emanuela

Kipp Salotto Giallo

Kipp di Dean Koontz (trovate QUI la recensione completa)

Woody Bookman non ha mai detto una parola nei suoi undici anni di vita, neppure quando suo padre è morto in uno strano incidente. E non parla neanche quando sua madre, Megan, gli dice che gli vuole bene; per lei, ciò che conta è tenere il figlio al sicuro e felice. Ma Woody crede che dietro la morte del padre ci sia un essere malvagio che ora minaccia lui e la madre.

    E non è l’unico a pensarlo. Un alleato ancora sconosciuto è in ascolto. Cane dalle doti uniche e dal cuore d’oro come il suo manto, Kipp prova una dedizione verso gli esseri umani che supera qualsiasi comprensione.

    Quando intuisce che il ragazzo potrebbe essere in pericolo, sa che deve trovarlo prima che sia troppo tardi. I terribili sospetti di Woody stanno prendendo forma: un uomo guidato da cattive intenzioni dà loro la caccia. Le ragioni sono primordiali e i suoi poteri aumentano di giorno in giorno. Solo una forza più grande del male stesso potrà fermarlo, e nel provarci salvare Woody e sua madre.

    Perché lo consiglio…

    Kipp è giunto a me alla fine dell’estate. Un’estate particolare, triste direi. Ho perso un amico fedele a quattro zampe. Uno alla Kipp per intenderci. Leggere Koontz è stato un volo pindarico. Un continuo scendere e salire tra gli abissi della malinconia e le vette della speranza. Credo che chiunque abbia solo il sentore di poter amare un cane debba leggerlo e lasciarsi ispirare.

    Dean Koontz non ha bisogno di presentazioni, ha una mente geniale e sa far funzionare anche l’assurdo. Un punto forte del libro è la riflessione etica dietro la trama: cosa significa essere “umani”?

    Quanto vale davvero la vita, quando ci sono poteri pronti a manipolarla per interesse? Il romanzo non dà risposte facili, ma lascia spunti interessanti su cui riflettere, anche dopo l’ultima pagina.

    Insomma, Kipp è uno di quei romanzi che ti fanno sorridere con gli occhi lucidi, e che ti rimangono dentro per un bel po’.

    Sangue marcio Salotto Giallo

    Sangue marcio di Antonio Manzini (trovate QUI la recensione completa)

    Ero un bambino felice. Facevo le cose che fanno tutti i bambini felici. Questo fino al 12 ottobre 1976.

    Pietro e Massimo sono due bambini privilegiati. La loro è una famiglia facoltosa e hanno tutto quello che si può desiderare: una villa con piscina, un campo da tennis privato, i primi videogiochi. Un’infanzia felice, sospesa in un sogno borghese. Finché, un giorno d’autunno del 1976, il mondo crolla.

    La polizia irrompe in casa e il padre viene arrestato. I giornali, pochi giorni dopo, lo ribattezzeranno “il mostro delle Cinque Terre”. Quasi trent’anni più tardi, i due fratelli non potrebbero essere più diversi. Pietro è cresciuto in un istituto a Torino ed è diventato un cronista di nera.
    Massimo, affidato a uno zio, è un commissario di polizia.

    A unirli di nuovo è una scia di delitti, firmati da un serial killer spietato. Il tempo li ha cambiati. Massimo, un ragazzino impulsivo che metteva tutti in riga con il suo motto «Vatti a nascondere in Tibet» oggi è un uomo svuotato, con troppe ombre e troppi Martini in corpo. Pietro ha un carattere introverso, incapace di lasciarsi accostare dagli altri.

    Ma il passato non si dimentica. E così, mentre il killer continua a colpire, i due fratelli si riavvicinano, tanto da ritrovarsi ad affrontare una resa dei conti, indietro fino al giorno in cui è crollato il mondo.

    Sangue marcio è un romanzo magnetico che scava nella psicologia dei personaggi, costringendo il lettore a confrontarsi con il lato oscuro dell’essere umano. È l’esordio di Antonio Manzini, pubblicato vent’anni fa che torna finalmente in libreria.

    Perché lo consiglio…

    Natale è luci, festa e… nostalgia.
    Cosa c’è di più nostalgico di un vecchio libro?

    E allora se non vi è passato tra le mani venti anni o qualche mese fa, è giunto il momento di regalare o regalarsi l’esordio di Antonio Manzini in ristampa per Piemme. Sangue marcio è la storia di una famiglia. Di due fratelli. Di due vite segnate. Della diversa reazione agli eventi. Di amarezza e sospiri. Basti sapere che Sangue marcio è un libro forte, uno di quei romanzi che ti fanno chiedere: “se fosse capitato a me, come avrei vissuto la vita?”

    Un libro breve ma intenso da divorare tra un panettone e un pandoro.

    Nero all’ortica di Filippo Fornarini (trovate QUI la recensione completa)

    Tornano i protagonisti di “Omicidi all’Isola, nevrotico erotico blues”. In una notte d’inverno Umberto, ex ferroviere in pensione, passeggiando per il quartiere dell’Ortica si imbatte nel corpo esanime di una donna. Il tempo di chiamare i soccorsi e il corpo scompare.

    Questo evento darà il via a una serie di circostanze forse collegate tra loro: il ritrovamento del cadavere di un giovane uomo nudo, il rapimento di una ragazza, le indagini sulla morte di una donna nel 1969, collegate a un possibile serial killer attivo a Milano in quegli anni.

    Molta la carne al fuoco, ma con l’aiuto di una sedicente e seducente medium, di una ragazzina rom, di un’abile poliziotta e di un cadavere congelato, tutti i nodi verranno incredibilmente sciolti.

    Perché lo consiglio…

    L’ho scelto perchè… un solo motivo vero in realtà mi ha portato a consigliare Nero all’ortica, un libro che riesce a trattare argomenti delicati senza cadere nel banale e nel sentimentalismo che, probabilmente, gli amanti del giallo vorrebbero proprio evitare. Il perchè è presto detto. Filippo Fornari non è più tra noi ma vorrei che il suo genio rimanesse eterno. Un libro in ogni libreria italiana sarebbe il sogno di una lettrice (io) che è riuscita ad amare il suo stile più di ogni altra cosa.

    Nero all’ortica è omosessualità, genitorialità, sfruttamento della prostituzione, medianità, trasgressione eccetera eccetera. Non solo omicidi da risolvere.

    Non solo dinamiche amicali da sviscerare. C’è la depressione da compleanno da analizzare, il sentimento dell’abbandono da approfondire, e c’è tanta storia d’Italia nascosta tra le righe. La Lambretta, Gustavo Adolf Rol, Pier Paolo Pasolini e i club calcistici più blasonati di Italia.

    Un giallo che non è solo un giallo. Un libro che ti tiene incollato alle pagine e che, tra un rompicapo e l’altro, ti lascia mille pensieri da analizzare e un autore da non dimenticare.

    I libri di Francesca

    Il gioco della storia Salotto Giallo

    Il gioco della storia di Philip Kerr (trovate QUI la recensione completa)

    È il 1954 e l’atmosfera variopinta di L’Avana è turbata dalle violente repressioni della polizia contro i dissidenti al regime di Batista. Bernie Gunther, che vive a Cuba sotto falsa identità, ha vinto una barca al tavolo da gioco e si prepara a lasciare l’isola alla volta di Haiti. Con lui, la giovane Melba, prostituta rivoluzionaria ricercata per l’omicidio di un poliziotto. Quando i due vengono fermati in mare aperto dalla marina americana,

    Bernie viene arrestato e condotto a New York, sotto la custodia degli agenti della CIA Silverman e Earp, che lo accusano di essere un «bastardo nazista». Da lì, verrà poi portato in Germania, nel carcere di Landsberg, nella cella numero 7, la stessa in cui Hitler fu rinchiuso dopo il putsch di Monaco e dove scrisse il Mein Kampf.

    In quello spazio soffocante e infestato dai fantasmi del passato, Gunther ripercorre le sue gesta durante gli anni della guerra, rispondendo alle domande serrate dei servizi segreti e cercando di riportare alla mente eventi che non sembrano più così chiari: pur essendo sempre stato antinazista, ha spesso avuto una condotta discutibile. Il confine tra realtà e finzione diviene sempre più sottile e mantenere i nervi saldi non è facile. Bernie Gunther sa che dire la verità non è sempre la soluzione giusta se vuoi salvarti la pelle, per questo dovrà scegliere con attenzione quali carte giocare in questa nuova partita al tavolo della Storia: la posta in palio è la sua stessa vita.

    Perché lo consiglio…

    Bernie Gunther è il tipo di uomo con cui passare il Natale senza annoiarsi. È il genere di romanzo adatto per chi ama i thriller storici mescolati con il giallo classico e lo spionaggio.

    Non è solo il memoriale di un uomo che ha vissuto intensamente, senza mai risparmiarsi, ma è anche una sorta di chiave di volta per capire come e perché la storia continui a ripetersi.

    E come e perché gli uomini continuino a fare sempre gli stessi “errori”.

    La sentenza Salotto Giallo

    La sentenza di Catherine Dalcher (trovate QUI la recensione completa)

    Occhio per occhio. È questa l’idea su cui si fonda il Remedies Act, una legge che prevede la pena capitale per chiunque abbia mandato un innocente nel braccio della morte. Una legge fortemente voluta dalla procuratrice Justine Callaghan, che ha dedicato la sua carriera a lottare contro i danni provocati dagli errori giudiziari.

    Ed è proprio Justine ad assicurarsi la condanna di Jake Milford, accusato di aver ucciso a sangue freddo il piccolo Caleb, il figlio dei vicini di casa. Justine è convinta della sua colpevolezza, almeno finché, poco dopo l’esecuzione, non entra in possesso di una prova che dimostrerebbe il contrario.

    Sconvolta all’idea di poter aver commesso un errore di valutazione, Justine inizia a indagare, anche se ciò significa inoltrarsi in una rete sempre più fitta di menzogne e tradimenti. A poco a poco, appare chiaro che Jake Milford nascondesse un pericoloso segreto, e che la notte dell’omicidio le cose sono andate diversamente da come Justine aveva immaginato. E adesso deve scoprire la verità, prima di cadere vittima del sistema che lei stessa ha contribuito a creare…

    Perché lo consiglio…

    Adatto per chi ama i thriller con una spruzzata di distopia, senza tralasciare la riflessione che da esso ne scaturisce.

    Potrebbe fornire alcune risposte alle domande politiche che puntualmente vengono tirate fuori durante il pranzo di Natale!

    I sei delitti di Daphne St. Clair Salotto Giallo

    I sei delitti di Daphne St. Clair di MacKenzie Common (trovate QUI la recensione completa)

    Daphne St. Clair è una vigile novantenne che vive in una lussuosa casa di riposo in Florida, dove ha trovato amici, divertimento e persino un fidanzato. Un fidanzato che, una mattina, viene trovato nel suo letto senza vita. Un decesso nel sonno, non certo una sorpresa a quell’età.

    Ma a sorprendere tutti è Daphne, che telefona alla polizia e dichiara di averlo ucciso. E di aver ucciso altre volte nel corso della sua vita. Molte altre volte.
    La notizia fa impazzire i media e i social. Tutti parlano della serial killer novantenne, tutti vogliono intervistarla. 

    Diffidente per natura e deliziosamente altezzosa, Daphne si nega ai più ma trova nella giovane e inesperta aspirante podcaster Ruth Robinson la voce a cui affidare il racconto della sua incredibile e rocambolesca esistenza. E Ruth, dal canto suo, ha più di un motivo per voler intervistare Daphne.
    Puntata dopo puntata, dalle umili origini in Canada alla vita sfavillante nella New York anni Settanta, il pubblico affamato di true crime adora la storia della serial killer più sensazionale di sempre.

    Chi è davvero Daphne St. Clair: una spietata criminale? O un’icona femminista che si vendica degli uomini violenti?
    Ma il vero enigma è un altro: Daphne sta raccontando la verità a una Ruth del tutto onesta? Chi delle due sta pilotando la narrazione?

    Perché lo consiglio…

    Chi non vorrebbe passare il natale con un’adorabile nonnina? Consigliato a chi ama l’ironia, il sarcasmo e perché no… un po’ di politicamente scorretto. I sei delitti di Daphne St. Clair non è un giallo classico, ma il racconto della vita di una donna che non ha mai avuto paura di nulla, se non dei rimorsi.

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