Recensione di Emanuela Ferrara
TRAMA
Ero un bambino felice. Facevo le cose che fanno tutti i bambini felici. Questo fino al 12 ottobre 1976.
Pietro e Massimo sono due bambini privilegiati. La loro è una famiglia facoltosa e hanno tutto quello che si può desiderare: una villa con piscina, un campo da tennis privato, i primi videogiochi. Un’infanzia felice, sospesa in un sogno borghese. Finché, un giorno d’autunno del 1976, il mondo crolla.
La polizia irrompe in casa e il padre viene arrestato. I giornali, pochi giorni dopo, lo ribattezzeranno “il mostro delle Cinque Terre”. Quasi trent’anni più tardi, i due fratelli non potrebbero essere più diversi. Pietro è cresciuto in un istituto a Torino ed è diventato un cronista di nera. Massimo, affidato a uno zio, è un commissario di polizia.
A unirli di nuovo è una scia di delitti, firmati da un serial killer spietato. Il tempo li ha cambiati. Massimo, un ragazzino impulsivo che metteva tutti in riga con il suo motto «Vatti a nascondere in Tibet» oggi è un uomo svuotato, con troppe ombre e troppi Martini in corpo. Pietro ha un carattere introverso, incapace di lasciarsi accostare dagli altri.
Ma il passato non si dimentica. E così, mentre il killer continua a colpire, i due fratelli si riavvicinano, tanto da ritrovarsi ad affrontare una resa dei conti, indietro fino al giorno in cui è crollato il mondo.
Sangue marcio è un romanzo magnetico che scava nella psicologia dei personaggi, costringendo il lettore a confrontarsi con il lato oscuro dell’essere umano. È l’esordio di Antonio Manzini, pubblicato vent’anni fa che torna finalmente in libreria.
Manzini è tornato. Anzi, Manzini è ritornato.
Un “vecchio” libro, il suo primo romanzo, divenuto ormai introvabile, ha ripreso vita grazie a Edizioni Piemme.
E allora, grazie alla casa editrice e grazie a Nicolò Ammaniti: Sangue marcio non meritava l’oblio. Sangue marcio doveva tornare nelle librerie.
Citare Ammaniti non è un errore, né un lapsus o una follia della scrivente. Senza Ammaniti, Manzini probabilmente non sarebbe esistito.
Non nel senso fisico, chiaramente. Lo scopriamo proprio in Sangue marcio, che si apre con una riflessione dell’autore e il racconto di un aneddoto.
Il loro aneddoto.
Sin da questo momento, quando ancora la storia non è cominciata, si intuisce che sarà un gran bel romanzo. E scordatevi Rocco Schiavone e la Valle d’Aosta: al momento non sono neppure nell’angolo più remoto della mente di Antonio Manzini.
Sangue marcio è la storia di una famiglia. Di due fratelli. Di due vite segnate. Della diversa reazione agli eventi. Di amarezza e sospiri.
L’amarezza scorre nel sangue, ma anche nelle vite dei personaggi — tutti, persino quelli secondari. Un serial killer, di quelli brutali che cuce la vagina delle vittime, produce sangue amaro. Un padre arrestato e una madre alcolista producono sangue amaro (o marcio, addirittura).
La solitudine fa lo stesso. Insomma, leggendo Manzini, leggendo questo Manzini, ci si ritrova spesso con gli occhi lucidi o iniettati di rabbia. Non serve spiegare oltre le motivazioni di tali sentimenti: si rischierebbe di anticipare troppo.
Basti sapere che Sangue marcio è un libro forte, uno di quei romanzi che ti fanno chiedere: “se fosse capitato a me, come avrei vissuto la vita?”

Antonio Manzini
Scrittore e sceneggiatore, ha esordito nella narrativa con Sangue marcio (Fazi, 2005), seguito da La giostra dei criceti (Sellerio).
Nel 2013 ha pubblicato per Sellerio il primo libro con protagonista Rocco Schiavone, Pista nera, cui ne sono seguiti altri tredici più due raccolte di novelle.
Inoltre, ha pubblicato i romanzi Orfani bianchi (Chiarelettere) Gli ultimi giorni di quiete, La mala erba, Ogni riferimento è puramente casuale, Sull’orlo del precipizio (Sellerio) e Tutti i particolari in cronaca (Mondadori).
Ha scritto un libro per ragazzi, Max e Nigel (Sellerio, 2025).
Ognuno di noi sparisce, o come dice Manzini, tutti i bambini spariscono. La differenza sta nel poterlo raccontare o meno. Se sei cresciuto, morto o morto vivente.
Se lo avete letto nel 2005, anno della prima pubblicazione, rispolveratelo e affrontatelo con uno sguardo nuovo. Se lo scoprite oggi, invece, immergetevi nella psiche umana e fate buon viaggio. Sarà breve, sappiatelo: difficilmente riuscirete a staccarvi dalle sue pagine.
Breve, ma intenso. E prestate attenzione a ogni singola parola.
Bisogna stare attenti agli aggettivi. Sono dei chiodi. Si può essere crocifissi con i chiodi delle parole.
Lì il cielo diventa terra, e la terra il cielo, e voli fendendo le stelle…
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