Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
Freya Lockwood e Arthur Crockleford non si parlano da una vita. Per anni hanno girato il mondo a caccia di antichità rubate e ricettate sul mercato nero, lui l’esperto e lei entusiasta apprendista; poi un incidente, avvenuto al Cairo, li ha divisi. Oggi Freya abita a Londra ed è una cinquantenne divorziata con la sindrome da nido vuoto mentre Arthur è un anziano antiquario rintanato in un paesino del Suffolk.
Una mattina di maggio, Freya riceve da sua zia Carole una telefonata: Arthur è morto, caduto dalle scale del suo negozio. Una fatalità, per la polizia, ma a chi basta un colpo d’occhio per distinguere un falso da un originale alcune piccole incongruenze suggeriscono una verità diversa. Così Freya, tornata nel Suffolk dopo più di vent’anni, decide di indagare con l’aiuto di zia Carole.
Guidate da un forte intuito e una curiosità inarrestabile, oltre che da una lettera sibillina e quaderni zeppi di numeri nascosti per loro da Arthur prima di passare a miglior vita, Freya e l’eccentrica zia approdano a un raduno per appassionati di antiquariato in una decadente dimora di campagna. Lì, però, i convitati sembrano tutti recitare una parte, e i pezzi esposti altro non sono che delle riproduzioni.
Mentre fuori imperversa il temporale, nelle antiche stanze gli ospiti tramano e si studiano a vicenda, e il secondo giorno un uomo viene trovato morto sul pavimento del salotto. Per capire cosa sta succedendo, e in quali loschi giri si era cacciato Arthur, Freya e Carole dovranno rispolverare ricordi sopiti e dolorosi, e accettare che forse, in fondo, il caro Arthur non era chi pensavano.
In Guida al delitto per mercanti d’arte incontriamo due protagoniste femminili: Freya Lockwood, ex cacciatrice di oggetti d’antiquariato e sua zia Carole, ex attrice di teatro.
Due caratteri completamente contrapposti: Freya ricorda una giovane e pacata Miss Marple, mentre zia Carole è allegra, solare, spiritosa, dotata di una grinta notevole.
Queste due figure, così diverse ma perfettamente complementari, insieme funzionano alla perfezione.
Freya si trova in un momento di fragilità: il suo matrimonio è finito, l’ex marito pretende che lei lasci la casa e la figlia è appena partita per l’università.
E’ impossibile per il lettore non empatizzare con lei, una donna di mezz’età che si sente vuota e inutile, smarrita dopo vent’anni vissuti unicamente nel ruolo di madre e moglie.
Per questo, quando la zia le chiede di tornare al paese per partecipare al funerale di Arthur, suo ex mentore, Freya coglie al volo l’occasione.
Arthur, antiquario, caro amico di Carole e figura chiave nella formazione di Freya, è un personaggio centrale nonostante sia già scomparso all’inizio del racconto.
Il suo ruolo assume una valenza quasi simbolica: come un moderno Caronte, guida le protagoniste verso la verità attraverso indizi disseminati con cura, in una vera e propria caccia al tesoro.
Cara Miller, l’autrice, non si limita infatti a disseminare per il racconto lettere e quaderni da decifrare: inserisce all’inizio di ogni capitolo una frase di Arthur, quasi un messaggio criptico per orientare il lettore tra i misteri.
La narrazione segue principalmente il punto di vista di Freya, e il primo nodo da sciogliere riguarda proprio il passato: cosa è accaduto tra lei e Arthur, tanto da incrinare definitivamente il loro legame?
Mentre queste informazioni vengono centellinate nei primi capitoli, Freya e Carole si trovano subito a dover affrontare la morte dell’uomo, che appare ben presto non come un incidente, ma come un omicidio.

C.L. Miller
Cara Miller ha iniziato a lavorare nel l’editoria come assistente di redazione per la madre, Judith Miller sulla Miller’s Antique Price Guide e come ricercatrice per l’Antique Hunter’s Guide to Europe e poi si è occupata di ospitalità ed eventi.
Dopo aver avuto dei figli, ha deciso di seguire il suo lungo sogno di diventare una scrittrice e si è presa un po’ di tempo per concentrarsi a tempo pieno sulla sua scrittura.
Cara vive in un cottage medievale a Dedham Vale, Suffolk con la sua famiglia.
L’ambientazione descritta da Miller è un perfetto gioco di chiaroscuri: una tipica villa immersa nella tranquilla campagna inglese, decadente, con muri scrostati, che però custodisce pezzi d’arte straordinari, degni di un museo.
I cottages assegnati agli ospiti sono spogli, angusti, deludenti… eppure, nascosto in bella vista nel giardino, spicca un sorprendente capriccio:
una torretta o una piccola grotta, in ogni caso un edificio decorativo
Ciò che rende Guida al delitto per mercanti d’arte davvero originale è l’attenzione per le opere d’arte: gioielli, quadri, statue e oggetti antichi sono descritti con grande precisione e fascino. Freya, con occhio esperto, ne valuta l’autenticità, e il lettore scopre con lei dettagli preziosi sull’antiquariato, senza che la narrazione gialla ne risenta.
Anzi: i misteri si intrecciano perfettamente con il mondo dell’arte, rendendo la lettura coinvolgente e piena di ritmo.
Con le due protagoniste impegnate a recuperare antichità rubate, in certi passaggi il romanzo richiama un’atmosfera alla Indiana Jones o Lara Croft: avventura, investigazione e un tocco di ironia.
Zia Carole è uno dei personaggi più riusciti: una sorta di satira affettuosa della tipica zitella british.
Sa intrattenere chiunque con aneddoti teatrali, dando a Freya il tempo di investigare; ha un umorismo nero irresistibile e, nei momenti più tesi o imbarazzanti, si rifugia nel gesto più inglese che ci sia: mette il bollitore sul fuoco per preparare il tè.
E come perla finale, il sogno di Freya, così semplice e condivisibile, che chiude la storia con una nota di dolcezza e speranza:
Ci ho pensato al negozio. Di spazio ce n’è. E se aprissimo una libreria? Con annesso angolino caffè…
Salottometro:


Link d’acquisto

