I collezionisti di Paolo Regina

I collezionisti Paolo Regina

Recensione di Claudia Pieri

TRAMA

Il vento di un inverno tardivo sferza l’Adriatico e la città di Trani che dorme, inconsapevole che dentro il padiglione 6 della fiera Antiquitates un uomo è morto, strozzato a mani nude. Eppure niente sembra mancare dallo stand di James Hackett, piccolo antiquario inglese giunto in Italia, come ogni anno, per vendere il suo bric-à-brac.

Se l’assassino non desiderava niente, forse allora è una vita, quella di Hackett, che voleva aggiungere alla sua collezione. La vicequestore Gaia Innocenti, tuttavia, è perplessa. Da poco più di un anno trasferita in Puglia dalla Romagna, sua terra natale, si è lasciata alle spalle una brutta storia, una macchia nel suo stato di servizio, e nient’altro che valga la pena ricordare.

A parte forse che sono sempre le passioni inconfessabili a muovere l’uomo. Ci vuole poco alla Innocenti e alla sua squadra per scoprire che lo stesso Hackett si è reso colpevole di qualcosa di terribile, un peccato portato con orgoglio che solo la morte può lavare. Del resto, il fu James Hackett non è l’unico a nascondere un segreto.

Uscita dal commissariato, ogni sera la vicequestore Innocenti diventa Tania Neri, volontaria di Articolo 2, associazione che si occupa di sfamare e accogliere i senzatetto della regione. Eppure, qualsiasi identità Gaia assuma, un’ombra segue ogni suo passo. Un’ombra che chiama sangue e furore, decisa a non rimanere confinata nel passato.

Con I Collezionisti fa il suo ingresso nel panorama del giallo italiano il vicequestore Gaia Innocenti, a capo della squadra mobile di Trani:

L’algida Gaia Innocenti, la donna che incuteva soggezione con uno sguardo (…) aveva quarantadue anni ed era di Rimini.

Sullo sfondo di una Trani tutt’altro che solare, agitata da un’oscurità burrascosa che riflette i turbamenti interiori dei protagonisti, Paolo Regina costruisce una trama che richiama i canoni del giallo classico:

Un grecale molto teso faceva ballare le barche e cigolare le insegne della lega navale. I pochi passanti camminavano frettolosamente lungo i muri, cercando riparo dalla pioggia sotto i balconi e imprecando contro gli ombrelli piegati dalla forza del vento. Nonostante fosse marzo inoltrato, la primavera sembrava ancora lontana. Il buio e la pioggia rendevano la strada insidiosa e cupa…

Le indagini, condotte con fermezza e autorevolezza da Gaia Innocenti, costituiscono l’asse portante del racconto, ma non esauriscono la complessità della narrazione, che spazia tra il mondo dell’antiquariato e quello delle cosche calabresi.

Le vicende investigative si intrecciano con la dimensione personale della protagonista, che si impone progressivamente, orientando lo sguardo del lettore sempre più verso Gaia e la sua interiorità.

Di pagina in pagina affiorano nuovi dettagli di un passato doloroso, che dona profondità e spessore al personaggio:

Per alcuni il passato è un luogo in cui rifugiarsi quando la realtà si fa ingiusta e incomprensibile. Per lei era un gorgo che ritornava a risucchiarla ogni volta che si illudeva di navigare in acque calme. E, questa volta, il rischio era quello di andare a fondo definitivamente.

Gaia è brusca, spigolosa, “non era portata per le smancerie, era inutile”, difficile da incasellare.

Non conquista subito, e forse è proprio questa sua opacità emotiva a renderla più vera: suscita sentimenti contrastanti e un’empatia graduale, mai scontata. La sua personalità, sfaccettata e in parte nascosta, contribuisce a renderla credibile e umana.

La sua storia porta il lettore a confrontarsi con un’umanità marginale, fragile, tragica, spesso invisibile:

In quel momento in lei stavano combattendo due entità: la vicequestore Innocenti, la poliziotta scostante e sicura di sé, e Tania, la volontaria che dedicava le sue notti ai diseredati.

In queste pagine, Regina va oltre la semplice trama gialla, cerca di restituire visibilità ai dimenticati, agli ultimi, e affida ai lettori un messaggio profondo:

Dopo un po’ non vedrai più la vecchia col Parkinson, l’immigrato senza denti o l’africano che dorme sotto i cartoni, ma Clara, Ahmed, Usman, esseri umani con un nome, una storia e occhi che ti bucano il cuore. Hai ragione tu, Viola, troppo spesso li nascondiamo e facciamo finta che non ci siano. E i soldi pubblici li spendiamo per costruire armi, invece che una vita per queste persone.

Paolo Regina

Paolo Regina, avvocato e scrittore, è stato docente di discipline economiche alla facoltà di Lettere dell’Università di Ferrara.

Con SEM ha pubblicato il ciclo di gialli Morte di un antiquario (2018), Morte di un cardinale (2019), Da quanto tempo non piangi, capitano De Nittis? (2021) e Promemoria per il diavolo (2022)

La prosa di Regina accompagna la narrazione con eleganza e ritmo: scorrevole, asciutta, arricchita qua e là da una sottile ironia che emerge soprattutto nei dialoghi, alleggerendo i toni senza mai compromettere la tensione del racconto.

Ed è proprio questa tensione, sapientemente dosata, a tenere alta l’attenzione del lettore: un’intensità che si mantiene costante, alimentata dalla complessità della trama e delle vicende da dirimere, ma soprattutto da una minaccia incombente che attraversa ogni pagina e grava sulla protagonista.

I Collezionisti rappresenta un debutto promettente per un personaggio destinato a rimanere impresso nella memoria del lettore.

Paolo Regina non si limita a costruire un giallo ben congegnato, ma affida alla sua protagonista una profondità rara nel genere, facendo dialogare l’indagine criminale con le ferite dell’animo umano.

Un romanzo che riesce a tenere insieme tensione narrativa e introspezione psicologica, e che lascia la curiosità, e forse anche il bisogno, di ritrovare Gaia Innocenti in una nuova indagine.

Salottometro:

I collezionisti Paolo Regina

Link d’acquisto

Cartaceo
Ebook

,

Scopri di più da SALOTTO GIALLO

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere