Recensione di Claudia Pieri

A cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
TRAMA
Addy Hanlon, sedici anni, è da sempre la migliore amica della coetanea Beth Cassidy. Beth, dal carattere prepotente e testardo, ordina e Addy esegue, una dinamica che le ha portate a diventare le popolarissime allieve della Sutton Grove High School, alla guida della squadra di cheerleader. Temute e obbedite dalle altre ragazze, le guidano spinte da una competitività che non conosce cedimenti.
Finché arriva una nuova coach, Colette French. Fredda e determinata, rappresentante di un mondo adulto oltre la portata delle ragazze, la nuova allenatrice sovverte le gerarchie e le regole non scritte della squadra, conquistando con la sua personalità decisa e carismatica tutte le giovani atlete, tranne Beth che si rifiuta di entrare nel “cerchio magico” della coach, preferendo piuttosto tessere una trama sottile e subdola per riconquistare il suo posto come top girl.
Tutto sembra rientrare nelle dinamiche delle scaramucce adolescenziali, fin quando un omicidio porterà l’attenzione della polizia sulla coach e la sua squadra. Dopo lo choc, e l’iniziale smarrimento, Addy proverà a indagare sull’accaduto, scoprendo che il confine tra lealtà e amore può essere un terreno pieno di insidie.
C’è qualcosa di pericoloso nella noia delle adolescenti
La noia come detonatore di eventi traumatici e drammatici occupa un posto di primo piano in Prova a sfidarmi di Megan Abbott, thriller young adult ambientato nel mondo delle cheerleader:
Dio, dev’essere terribile non poter fare la cheerleader. Cos’altro potremmo fare? (…) Nessuna di noi fa questo sport per la gloria… Nessuna di noi, credo, sa davvero perché lo faccia, ma è una sorta di baluardo che ci protegge dalla routine e dalle noiose calamità della scuola (…) siamo l’unica attrattiva in questa tomba di scuola… Siamo l’unica cosa che si muove, respira, salta. E lo sappiamo. Ne siamo consapevoli e si vede.
La narrazione è in prima persona, affidata a una delle protagoniste:
Addy Hanlon, sedici anni, con i capelli che ricordano le caramelle mou e la pelle tonica come un elastico tirato (…) la mia amica Beth è accanto a me, labbra color ciliegia e gambe abbronzate, le code di cavallo che ondeggiano in sincrono (…) Tutte vogliamo cose che non capiamo. A cui nemmeno sappiamo dare un nome. Ma il desiderio è talmente intenso da trafiggerci il cuore
Una scelta che intensifica l’immersione psicologica e rafforza l’empatia, permettendo al lettore di rispecchiarsi nei tratti caratteriali o nelle dinamiche relazionali che emergono nel corso della storia.
Tuttavia, il romanzo fatica a decollare, come spesso accade nei thriller psicologici che richiedono tempo per introdurre a fondo i personaggi.
Nella prima metà la narrazione procede lentamente, concentrandosi quasi esclusivamente sull’analisi dei legami tra le tre protagoniste e mettendo in secondo piano lo sviluppo dell’intreccio thriller.
I dettagli tecnici sul cheerleading, molto presenti, contribuiscono a rallentare ulteriormente il ritmo.
Essendo uno young adult, l’opera dà comunque grande spazio all’indagine psicologica, elemento essenziale per affrontare le tematiche care al genere. Il romanzo esplora le dinamiche di gruppo:
Beth Cassidy, la nostra capitana. Io sono la sua vice da sempre… Tutte si inchinano a Beth e, di conseguenza, a me. E Beth fa quello che vuole
l’amicizia e la lealtà:
Le cose tra me e Beth sono complicate. È un’amicizia di lunga data che ci tiene legate strette
le famiglie disfunzionali e i difficili rapporti con i genitori:
Beth e sua madre: due antilopi che si prendono a cornate da quando Beth ha imparato a parlare
e il senso di noia come possibile scintilla di crisi:
Tutte vogliamo cose che non capiamo…
Al centro di tutto c’è l’indagine sulla parte oscura dell’adolescenza: un lato inquietante, temuto dalle stesse ragazze, che appare sempre sul punto di esplodere.
Questo aspetto prende forma soprattutto attraverso Beth, la capitana che
ha sempre quel potere di annientare qualcuno con un solo respiro (…) ti riempie di bugie, e devi riuscire a guardare oltre la bugia per vedere la verità che la alimenta. Perché Beth mente quasi sempre, ma mentire è il suo modo di esprimere qualcos’altro, qualcosa di nascosto o di sconcertante, di ovvio.
È solo nella seconda metà che il romanzo cambia passo. Con l’apparire sulla scena di una vittima, la trama si concentra sul dubbio tra suicidio e omicidio e il ritmo accelera progressivamente.
La tensione cresce grazie agli indizi disseminati dall’autrice, che da un lato dovrebbero aiutare a chiarire la vicenda, ma finiscono invece per ingarbugliare la matassa, alimentando il senso di incertezza nei lettori.

Megan Abbott
Megan Abbott, nata a Detroit, è autrice di nove romanzi, con i quali ha ottenuto importanti premi e riconoscimenti. Ha conseguito un dottorato in letteratura presso la New York University e suoi pezzi sono apparsi sul «The New York Times», «The Wall Street Journal» e «The Guardian». Attualmente vive a New York.
Per Einaudi ha pubblicato “Dammi la mano” (2019).
La scrittura della Abbott rimane costantemente analitica e ricca di dettagli, sia nella caratterizzazione psicologica e fisica delle protagoniste, sia nella descrizione dell’ambiente e degli aspetti tecnici del cheerleading. Se l’accuratezza nei ritratti delle ragazze risulta funzionale alla costruzione della storia, l’eccesso di tecnicismi rischia talvolta di spezzarne il ritmo.
L’atmosfera generale è cupa: nonostante i lustrini e le apparenze scintillanti del mondo cheer, si ha costantemente la sensazione di muoversi in un’oscurità sotterranea.
Prova a sfidarmi è dunque un thriller che chiede pazienza e partecipazione emotiva.
Più che sulla trama, punta sulla costruzione delle dinamiche tra adolescenti e sulla rappresentazione di un mondo competitivo in cui è facile perdersi, riuscendo al contempo a rappresentare con efficacia le tematiche care agli Young Adult, come l’amicizia, la lealtà, i conflitti familiari e le difficoltà della crescita. Chi cerca un’indagine serrata potrebbe trovarlo lento nei primi capitoli; chi invece apprezza i thriller psicologici fondati su tensioni sottili e complessità emotive troverà convincente il modo in cui l’autrice scava nelle sue protagoniste, fino a portarle al limite di sé.
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