La sentenza di Christina Dalcher

La sentenza Salotto Giallo

Recensione di Francesca Pica

TRAMA

Occhio per occhio. È questa l’idea su cui si fonda il Remedies Act, una legge che prevede la pena capitale per chiunque abbia mandato un innocente nel braccio della morte. Una legge fortemente voluta dalla procuratrice Justine Callaghan, che ha dedicato la sua carriera a lottare contro i danni provocati dagli errori giudiziari.

Ed è proprio Justine ad assicurarsi la condanna di Jake Milford, accusato di aver ucciso a sangue freddo il piccolo Caleb, il figlio dei vicini di casa. Justine è convinta della sua colpevolezza, almeno finché, poco dopo l’esecuzione, non entra in possesso di una prova che dimostrerebbe il contrario. Sconvolta all’idea di poter aver commesso un errore di valutazione, Justine inizia a indagare, anche se ciò significa inoltrarsi in una rete sempre più fitta di menzogne e tradimenti.

A poco a poco, appare chiaro che Jake Milford nascondesse un pericoloso segreto, e che la notte dell’omicidio le cose sono andate diversamente da come Justine aveva immaginato. E adesso deve scoprire la verità, prima di cadere vittima del sistema che lei stessa ha contribuito a creare…

La legge non consente errori.

Quante volte abbiamo pensato a sentenze ingiuste o a condannati a morte che poi si sono rivelati innocenti? Quale potrebbe essere il rimedio affinché la legge venga applicata correttamente e con giustizia?

È questo il dilemma su cui ruota il nuovo romanzo di Christina Dalcher, La sentenza, un legal thriller che strizza l’occhio a un mondo distopico in cui vige una semplice regola: se un procuratore chiede la pena di morte per un imputato, che poi dovesse rivelarsi innocente… beh, a morire sarà anche il procuratore.

Una sorta di occhio per occhio, dente per dente.

La protagonista è, come in tutti i romanzi della Dalcher, una donna: la procuratrice Justine Callaghan. Justine non è una semplice procuratrice, ma è colei che ha ideato, scritto e promosso il famigerato “Remedies Act”.

Una donna vedova con un figlio, una donna che ha voluto questa legge perché fortemente contraria alla pena di morte.

Perché il “Remedies Act” all’inizio era questo: un modo per limitare gli errori giudiziari. Un modo per evitare che un innocente venisse giustiziato.

Con Justine percorriamo la strada che ha portato alla stesura di questa legge: quando era una giovane studentessa di dirittto e con altri studenti si ritrovavano a parlare di etica, morale e filosofia del diritto.

“voglio dirvi una cosa. C’è una sola verita assoluta. In questo mondo c’è una sola cosa davvero incontestabile.” Sapevo cosa avrebbe detto. “la morte. La morte è incontestabile”

E come può una procuratrice contraria alla pena di morte
condannare a morte un uomo?

Può quando le prove sono incontestabili, può quando il dolore per la morte del suo amato Ian non le lascia il tempo e lo spazio per riflettere.

Forse, in fondo, la carta decisiva nel gioco della vita e della morte è sempre il dolore. Solo che si manifesta sotto forme diverse per ognuno di noi.

 E così la vita di Justine si interseca con quella di Jake Milford.

Jake che conosceremo attraverso una sorta di diario, perché anche Jake vuol far sentire la sua voce e vuole professare la sua innocenza.

Ho fatto un sacco di cose orribili nella mia vita, ho mentito e ferito delle persone. Come tutti credo. Ma non ho ucciso quel bambino di nome Caleb.

Ma tutte le prove portano a Jake. Voi cosa avreste fatto? Davanti a delle prove schiaccianti e a un bambino ucciso brutalmente, cosa avreste fatto?

Christina Dalcher

Christina Dalcher si è laureata in Linguistica alla Georgetown University con una tesi sul dialetto fiorentino.

Ha insegnato italiano, linguistica e fonetica in diverse università, ed è stata ricercatrice presso la City University London.

Vive negli Stati Uniti e, quando possibile, trascorre del tempo in Italia, soprattutto a Napoli. 

Vox è il suo romanzo d’esordio.

La Dalcher provoca il lettore, lo porta a interrogarsi sul significato di giustizia, sull’etica della vita e della morte. È un duello continuo tra Jake e Justin, da una parte un innocente che chiede di essere salvato, dall’altro un’accusatrice convinta di aver dato la giusta punizione.

Ma, nella vita succede sempre qualcosa e sarà uno scontrino a far crollare
le certezze di Justin.

Quello scontrino diventerà il nuovo mezzo con cui la Dalcher incalzerà di nuovo il lettore: che fare? Ammettere di aver sbagliato? Prendersi le conseguenze delle proprie decisioni? Andare incontro agli effetti del Remedies Act? Voi cosa fareste? Qual è il vostro senso della Giustizia?

Si può rimediare a un errore? Si può (ri) cambiare il corso delle vite altrui con una nostra decisione?

Se mi concentro riesco a immaginare il futuro. E il futuro prende la forma della strada che si allunga davanti a me. È così nitido che mi sembra di vedere ogni singolo dosso e ogni singola crepa dell’asfalto, ma più va avanti e meno è chiaro e alla fine si perde in un muro nero ai limiti del mio cambio visivo. Tuttavia so che la strada davanti a me rivelerà la sua conformazione con il tempo,  so che la lunghezza e le linee proseguiranno secondo uno schema simile a quello che ho visto finora. In fondo sono stata io ad asfaltare questa strada.

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