Recensione di Emanuela Ferrara
TRAMA
Calabria, metà anni Novanta. Mimmo Castelli, giovane pm non ancora trentenne, lavora al tribunale di Palmi, sommerso dagli arretrati e stressato dalla sua nuova vita di genitore. Sposato con Miriam, è diventato padre da un anno, le trasferte quotidiane da Reggio a Palmi lo affaticano come anche la vita adulta che lo allontana dagli amici di sempre.
Il suo precario equilibrio si rompe quando la moglie gli chiede di seguire un misterioso omicidio di una giovane coppia in Germania.
Dalla richiesta di Miriam di accompagnare la sua amica Patrizia per il riconoscimento di uno dei due cadaveri al completo coinvolgimento di Mimmo nel caso, il passo è assai breve.
Manca ancora qualche anno alla strage di Duisburg che rivelerà per la prima volta la presenza della ’ndrangheta e dei suoi emissari nel cuore economico dell’Europa, ma un occhio attento può già intravedere alcuni segni anticipatori. Mimmo a Gottinga si affiancherà alla polizia locale, in un inedito sodalizio calabro-tedesco che lo porterà a confrontarsi con la destra neonazista, le ipocrisie degli agenti con cui collabora e la solita vecchia ombra del delitto d’onore.
Un secondo imperdibile capitolo della saga di Mimmo Castelli, un’andata e ritorno Italia-Germania tutto da gustare.
Anni ’90. Calabria. Il PM Mimmo Castelli è chiamato a una nuova avventura. Questa volta non farà più solo la spola tra Palmi e Reggio ma, per dare una mano a sua moglie, sarà costretto a destreggiarsi tra Calabria e Germania.
Onda Calabra vuole raccontare i primi segnali della presenza della ‘Ndrangheta in Europa, e Vins Gallico, con la sua scrittura tagliente, riesce a far cogliere tutti i segnali tristi e allarmanti di quella penetrazione.
Il romanzo affronta temi complessi come tensioni culturali, neonazismo e delitti d’onore.
Gallico intreccia argomenti delicati e articolati, mantenendo sempre alta la suspense e l’azione, pagina dopo pagina, in questo secondo capitolo dedicato al giovane pubblico ministero.
Ma Onda Calabra non è solo cronaca e tensione.
C’è spazio anche per i sentimenti quotidiani, le dinamiche familiari, le relazioni personali che, pur facendo da sfondo, diventano a tratti veri protagonisti.
È lo stesso Gallico, in alcune interviste, a dissipare ogni dubbio: leggendo Il Dio dello stretto prima, e Onda Calabra adesso, si ha l’impressione che Mimmo Castelli somigli, in qualche modo, all’Idiota di Dostoevskij.
E in effetti, sì: è proprio a lui che avrebbe dovuto ispirarsi. Un personaggio che vorrebbe, ma non sempre riesce, a essere buono a tutti i costi.
Un uomo pieno di luce. Ed è proprio di luce, a dirla tutta, che potremmo parlare se volessimo analizzare a fondo questo romanzo: perché, se è vero che le vicende narrate sono torbide, è altrettanto vero che ogni dettaglio sembra brillare, riflettere qualcosa di più profondo.
Così Onda Calabra ci restituisce anche un’immagine inedita, “lucente”,
di Reggio Calabria.

Vins Gallico
Vins Gallico è scrittore e responsabile dei Podcast Fandango, è stato editor, traduttore, ufficio stampa, libraio, docente di Lingua e letteratura italiana alle Università di Gottinga e di Brema.
Esordisce nella narrativa con Portami rispetto (Rizzoli, 2010), cui fanno seguito Final Cut (2015), La barriera (2017, con Fabio Lucaferri), entrambi Fandango, A Marsiglia con Jean-Claude Izzo (Giulio Perrone, 2022) e Storia delle librerie d’Italia (Newton Compton, 2022).
Con Il Dio dello Stretto (Fandango, 2023) inaugura la saga noir di Mimmo Castelli, giovane pm calabrese.
Leggendo Gallico si ha l’impressione che i luoghi parlino, e lo facciano nella lingua della semplicità.
Dell’ora e qui. Senza sotterfugi, senza finzione.
Probabilmente è proprio in questa volontà di raccontare la storia come poteva essere vissuta allora, che Gallico sceglie di inserire una data simbolo per la Calabria: luglio 1997.
A Miami viene assassinato Gianni Versace.
Nello stesso giorno, Onda Calabra racconta la morte
di due giovani migranti italiani.
Una morte ignorata dall’opinione pubblica, oscurata da un delitto ben più mediatico.
È uno dei momenti più intensi e riflessivi del romanzo.
Il momento in cui tutto, e niente, sembra avere davvero importanza.
Il romanzo apre dunque a riflessioni parallele che vale la pena ricercare e approfondire.
Un tema secondario, ma nemmeno troppo, in Onda calabra, è quello della memoria del passato: il rispetto per ciò che è stato, la necessità di una conoscenza autentica e profonda della storia.
Può sembrare banale dirlo, ma dalla storia si impara.
E fare i conti con il proprio passato dovrebbe essere un dovere morale, prima ancora che civile.
Il finale ci lascia con una certezza che possiamo svelare con tranquillità: Mimmo Castelli avrà ancora molto da fare. E Vins Gallico altre storie da raccontare, per accontentare i suoi lettori.
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