Recensione di Alessandra Isabella Spanò
TRAMA
Arcadia “Dia” Gannon sembra un’adolescente come tante: si destreggia tra i compiti scolastici, dà una mano nel negozio di famiglia e coltiva una grande passione per i giochi. In particolare per quelli della Darkly, fondata dalla visionaria Louisiana Veda.
Dopo la misteriosa morte della creatrice, i suoi giochi sono diventati oggetti di culto, battuti all’asta per decine di milioni di dollari. Un giorno Dia ottiene uno stage proprio alla Darkly insieme ad altri ragazzi selezionati da ogni angolo del mondo. Il loro compito? Immergersi nel cuore pulsante dell’eredità di Louisiana, esplorando un universo dove la sua mente geniale si manifesta nei modi più inquietanti.
Mentre si muovono tra livelli narrativi e realtà intrecciate, i ragazzi si trovano a districare collegamenti nascosti nelle dimensioni del gioco, scoprendo che la linea tra realtà e finzione è più sottile di quanto sembri. Marisha Pessl torna a sorprendere i suoi lettori con un mistero fitto di indizi, in cui nulla è lasciato al caso e ogni dettaglio può rivelarsi cruciale.
Darkly si colloca al crocevia tra il thriller psicologico, il romanzo di formazione per giovani adulti e la narrativa del mistero.
Ma Pessl impiega dispositivi propri anche del romanzo gotico e della metaletteratura di contesto. L’opera sfrutta elementi usuali del mistero (segreti, enigmi, giochi, ambientazione isolata) ma li rielabora in modo tale da rendere incerta la linea tra finzione e realtà, tra gioco e vita, tra creatore e creatura.
Il mondo che Pessl costruisce è duplice: c’è da un lato l’ordinario, il quotidiano, il lavoro nel negozio di antiquariato di Dia, la vita familiare, la scuola, la noia e le aspettative; dall’altro lato, il regno oscuro dei giochi Darkly e della Louisiana Veda Foundation, con le sue leggende, le sue regole oscure, i prototipi misteriosi, le ambientazioni inquietanti.
La costruzione del mondo passa attraverso dettagli come oggetti, giochi, prototipi, documenti, riferimenti di contesto di varia natura, che creano una mitologia interna coerente.
L’isola remota dove i giovani protagonisti si recano in stage, le regole non chiaramente annunciate del gioco, le stanze simboliche, tutto concorre a una tensione che sfrutta la spazialità, la temporalità flessibile (presente, passato, memoria) e la psicologia dei personaggi come parte integrante del mondo.
Darkly è un romanzo significativo anche per l’importanza dei temi che emergono con il procedere della narrazione: l’identità e la ricerca di sé, il rapporto tra creatore e creazione, il potere distruttivo e salvifico della memoria il gioco non solo come metafora ma come strumento che plasma la realtà, che mette a rischio la percezione, che impone regole spesso oscure e incerte.
Anche il tema della leggenda, del mito personale, della fama, del cosa significa diventare una leggenda e quale sia il prezzo da pagare.
Inoltre, emerge il trauma silenzioso, trasmesso per generazioni, nel segreto e nell’omissione. Il romanzo indaga anche la capacità delle narrazioni (dei giochi, delle storie familiari) di mentire, di nascondere, di rivelare. Infine il tema della fiducia, del tradimento, e il prezzo della curiosità. Tutti questi temi, con tutte le loro sfumature, intrecci e giochi di specchi, sono trattati con estrema abilità da parte di Marisha Pessl

Marisha Pessl
Marisha Pessl è cresciuta ad Asheville, in North Carolina e vive a New York. Ha esordito nel 2006 con Teoria e pratica di ogni cosa, best seller internazionale selezionato tra i migliori dieci libri dell’anno da The New York Times Book Review.
Bompiani ha pubblicato anche Notte americana (2015), il suo secondo romanzo.
L’Autrice adotta in Darkly uno stile che alterna momenti descrittivi densi di atmosfera a sezioni più rapide, di suspense. L’analogia con il gioco, la mappa, il labirinto, è costante: la narrazione è costruita come un percorso con indizi, deviazioni, stanze segrete.
Il linguaggio è curato, letterario, ricco di metafore sensoriali, con attenzione agli effetti di luce, suono, spazio, corpo; esso contribuisce alla costruzione di un’ambientazione che diventa essa stessa gioco per il lettore.
Il ritmo è variabile: la calma iniziale serve a stabilire la normalità prima che la tensione si accumuli; poi l’accelerazione verso la fine è marcata. L’incertezza narrata non è solo della protagonista, ma dell’intera rete di relazioni e percezioni.
Le emozioni forti, contrastanti, striscianti, invadenti e disturbanti non mancano. Vi è empatia nei confronti di Dia, delle sue insicurezze, delle sue domande; si prova paura, angustia, sorpresa, smarrimento quando le verità vengono rivelate. Si va al di là della mera suspense, ma si passa attraverso la vulnerabilità del personaggio, la fragilità delle relazioni, la tensione tra curiosità e timore.
Salottometro:


Link d’acquisto

