Sei libri per le feste
di
Cristiano e Katya
Le feste sono il momento ideale per far sì che i libri siano protagonisti: compagni silenziosi che non ci abbandonano mai, idee preziose da mettere sotto l’albero o da concedersi come dono tutto per sé.
In questo speciale natalizio vogliamo accompagnarvi tra le pagine che profumano di magia, mistero, emozione e avventura, per aiutarvi a trovare il titolo giusto da regalare o da regalarvi.

I libri di Cristiano

Il primo libro che mi sento di consigliare è Luna rosso sangue di Antonio Lanzetta (trovate QUI la recensione completa)
Nel borgo di Rocca, Pietro e Toni Casale crescono all’ombra di una quercia dove il padre si è impiccato. Abbandonati da una madre assente, i due fratelli si muovono in una provincia cupa e opprimente dove le leggi morali si piegano al silenzio. Quando la giovane Luisa scompare nel nulla, i Casale scivolano in una spirale di violenza e vendetta che li costringe a sfidare il destino e guardarsi dentro.La forza del libro sta nella gestione della distanza narrativa.
Lanzetta alterna momenti di immersione brutale (la prosa si fa corpo, sangue, polvere) a improvvise risalite in superficie dove il lettore può respirare e riorganizzare i dati.
È un ritmo da montaggio cinematografico – non a caso l’autore evoca Tarantino – ma con una consapevolezza strutturale che va oltre il semplice omaggio.
Una scrittura che sa essere allo stesso tempo referenziale (Ellroy, Thompson) e originale nella riconfigurazione degli elementi.

Il secondo, L’ultimo pinguino delle langhe di Orso Tosco (trovate QUI la recensione completa)
Durante la sua corsa mattutina tra le colline delle Langhe, il broker svizzero Rufus Blom scopre il cadavere di una giovane donna. Sulla schiena della vittima, l’assassino ha tracciato con il sangue una svastica e il cognome “Blom”. Il caso viene affidato al commissario Gualtiero Bova, soprannominato “il Pinguino”, appena trasferito a Mondovì.
Nessuno sa chi sia la ragazza né il motivo del messaggio, mentre sulla famiglia Blom gravano numerosi segreti. Il titolo è già un programma: il “pinguino” come figura dell’inadeguatezza, dell’estraneità, ma anche come scelta stilistica verso la commedia nera simeniana.
Tosco costruisce un noir che è insieme omaggio e parodia, giocando su più livelli di lettura simultanei. Le Langhe non sono solo ambientazione ma campo semiotico: la nebbia come opacità del reale, i vigneti come sistema economico-simbolico,
il paesaggio UNESCO come maschera della violenza sottostante.
La struttura del romanzo segue apparentemente il canone del giallo classico – crimine, investigazione, rivelazione – ma Tosco inserisce continui elementi di disturbo che impediscono al lettore di sistemarsi comodamente nel genere. Ciò che colpisce è la stratificazione dei registri: Tosco passa dal lirico al grottesco, dal thriller al saggio antropologico sulla provincia piemontese, mantenendo sempre il controllo del tono. È una scrittura colta che non rinuncia all’efficacia narrativa, un equilibrio raro nel panorama italiano. Il riferimento a Calvino non è casuale: c’è qui lo stesso gusto per la leggerezza che nasconde vertigini.
E per ultimo Almeno tu di Carlo Lucarelli (trovate QUI la recensione completa)

Vittorio è un uomo comune finché la figlia adolescente Elisa muore in un incidente stradale. Le circostanze iniziano a puzzare di bugie e omissioni. Quello che sembrava un tragico evento casuale si trasforma in un oscuro viaggio dentro la colpa, il sospetto e la vendetta. Una voce – quella della figlia – lo chiama nel sonno: “Devi ammazzarli tutti”. La narrazione diventa spirale morale che risucchia il lettore.
Almeno tu è un noir che azzera i propri codici per diventare pura fenomenologia del lutto. Lucarelli compie qui un’operazione teorica travestita da romanzo: smonta pezzo per pezzo l’idea stessa di “verità investigativa” per mostrare come ogni ricostruzione dei fatti sia in realtà costruzione narrativa, imposizione di senso sul caos.
Lucarelli rinuncia a ogni effetto per concentrarsi sulla pura funzionalità del dire. È questo ascetismo stilistico a produrre l’effetto più perturbante.

I libri di Katya
Come primo titolo vi consiglio Il sangue dei peccatori di S.A. Cosby (trovate QUI la recensione completa)

A Charon, Virginia, Titus Crown, ex agente FBI e primo sceriffo nero della contea, deve affrontare la violenza storica del Sud. Dopo l’omicidio di un insegnante da parte di un ex studente, Latrell Macdonald, e una frase che darà il via a tutto — “Guardategli nel telefono” — Titus scopre sul cellulare del professore prove di sevizie su adolescenti di colore. Due colpevoli sono morti, ma il terzo, con una maschera da lupo, è ancora libero.
Tra la caccia all’Ultimo Lupo e le tensioni razziali della città, Titus lotta per proteggere la comunità senza tradire le proprie radici.
Il libro scorre benissimo: è un thriller che non si accontenta di farti girare pagina, ti costringe a guardare dentro una realtà dura, scomoda, vera. Non cerca consolazioni, non addolcisce nulla.
E forse è proprio questo che lo rende così potente: quella sensazione che, dietro la storia, ci sia un mondo che somiglia fin troppo al nostro con un protagonista sospeso tra dovere, radici, e un passato personale che non lo lascia mai davvero in pace.
Lo senti, mentre leggi, quanto gli pesa tutto sulle spalle.
Il secondo libro che mi sento di consigliare è Il dolore della guerra di Bao Ninh (trovate QUI la recensione completa)

Kien è uno dei pochi sopravvissuti al massacro del suo battaglione nella Giungla delle Anime Urlanti, in Vietnam, dove il napalm ha annientato 500 soldati. Dopo la guerra, la sua missione è recuperare i resti dei caduti, confrontandosi con la violenza, i ricordi delle battaglie e l’amore perduto per Phuong. Sopravvissuto forse per raccontare, Kien porta alla luce il dolore della guerra e le conseguenze irreparabili sulla vita umana. Il romanzo, bandito in patria per la sua visione antieroica, è oggi considerato un classico della letteratura vietnamita.
Il libro è un macigno. In guerra non vince mai nessuno, soprattutto quando torni a casa da solo, con le mani sporche di terra e memoria e il cuore pieno di fantasmi e l’autore ce lo racconta con fredda lucidità alternando
presente e passato.
Chi ha visto e vede la morte in faccia sa che la vera guerra comincia quando cessa il rumore dei fucili e resta solo il silenzio delle domande senza risposta. Dovremmo forse imparare ad ascoltarlo questo silenzio che, proprio come questo libro, è pesante.

E per ultimo vi consiglio Il silenzio delle rondini di Marco De Franchi (trovate QUI la recensione completa), terzo libro di una trilogia che si apre con La condanna dei viventi, prosegue con Il maestro dei sogni e si chiude appunto con Il silenzio delle rondini
Omicidi inspiegabili commessi da giovani, spesso contro i propri genitori. cominciano ad accadere dapprima soltanto in Italia.
Mentre le autorità puntano il dito contro social, videogiochi e challenge online, Valentina Medici intuisce che dietro c’è qualcosa di più oscuro. Per scoprirlo indaga senza sosta, guidata da un inquietante video che collega tutti gli assassini: gabbiani che attaccano piccole rondini impotenti, presagio delle nuove vittime. Accanto vecchi e nuovi personaggi che contribuiranno a risolvere il caso non senza un altissimo prezzo da pagare.
De Franchi costruisce un crescendo di suspense che non lascia scampo al lettore, alternando colpi di scena imprevedibili a momenti di profonda introspezione psicologica.
Il silenzio delle rondini non è solo capace di intrattenere, ma è anche un invito a riflettere sul potere della mente, sull’influenza della tecnologia e sulle fragilità emotive delle nuove generazioni, mostrando come il male sia inevitabilmente intorno a noi e quanto sia necessario affrontarlo per sconfiggerlo.

