Recensione a cura di Cristiano Colombo
TRAMA
Quella di Vittorio è una vita come tante, che procede evitando squilli e cadute. Un giorno gli accade la piú terribile delle tragedie: l’unica figlia, adolescente, muore mentre è con un gruppo di amici. Un incidente, cosí sembra, poi qualcuno insinua un dubbio.
A quel punto l’esistenza di Vittorio, già devastata, si sgretola del tutto. Finché non è proprio la figlia morta a dirgli cosa deve fare.
Almeno tu è un’ autopsia cognitiva, silenziosa come una preghiera detta a denti stretti, un requiem sussurrato all’interno della camera mortuaria dell’Occidente post-verità.
Carlo Lucarelli, con chirurgica lucidità e una lama ben affilata sotto il cuscino, costruisce un romanzo che è insieme thriller psicologico, diario di lutto e studio sociologico sul collasso della fiducia pubblica e privata.
Lucarelli abbandona la retorica pulp per una scrittura di precisione minimalista, introspettiva, che vibra di dolore vero. Il registro oscilla tra la confessione privata e la ricostruzione da verbale, con una tensione costante tra il detto e il non detto.
Lo stile è frammentario, a volte ipnotico, spesso lirico: una tessitura tra i sospiri e le accuse, tra sogni e incubi, tra memoria e fantasma. Le ripetizioni, come i mantra di un uomo che ha smesso di pregare ma non di invocare, diventano colpi secchi, fendenti mentali. È una scrittura a perdere, come la memoria quando è troppo densa di dolore.
La narrazione è divisa in blocchi che si alternano tra passato e presente, con una costruzione a incastro che tiene il lettore sulla soglia dell’abisso.
“Prima”, “Ora”, “Yuri”, “Matteo”, “Luca” – ogni sezione è una lente d’ingrandimento su un personaggio o un momento, e insieme sono tessere di un puzzle tragico e asfissiante. Il montaggio ha qualcosa di cinematografico, ma più ancora somiglia a un’inchiesta radiofonica – con la voce narrante che buca il buio e il silenzio.
La morte della figlia non è il tema: è la deflagrazione. I veri temi sono il senso di colpa, la verità come costruzione manipolabile, la disfunzione della famiglia, l’ipocrisia delle istituzioni e soprattutto il silenzio. Il silenzio come scelta, come trauma, come omertà. La vendetta, qui, è una forma patologica di amore. Il padre, Vittorio, non è un eroe né un antieroe: è uno che ha smesso di credere nel mondo, e per questo è pericoloso. La figura femminile della figlia morta, che torna nei sogni e nei ricordi come una richiesta di giustizia (o di sangue), richiama le erinni del mito greco. C’è qualcosa di edipico e di biblico nel viaggio di Vittorio.
Il libro è disseminato di simboli: la stanza della figlia rimasta intatta, le stelline fosforescenti sul soffitto, la porta chiusa della camera mortuaria, la moka che gorgoglia mentre si discute della riesumazione. Tutti oggetti quotidiani che diventano feticci della tragedia. Il titolo, Almeno tu, è insieme una supplica, una condanna e un’illusione: almeno tu credimi, almeno tu vendicami, almeno tu non dimenticarmi. Sembra il frammento strappato da una canzone d’amore adolescenziale e invece è il grido di un padre che sprofonda.
Ogni personaggio è una crepa nella facciata del dramma. Paola, la madre, è dilaniata tra disperazione e rabbia, tra voler dimenticare e voler scoprire. Lara, l’avvocata, è una presenza ambigua, ossessionata e forse non affidabile – una Cassandra del diritto.
Yuri e gli altri ragazzi sono figure opache, disturbanti, come maschere di una gioventù tossica e priva di bussola morale. Ma è Elisa, la vittima, la vera protagonista. Perché non esce mai di scena.

Carlo Lucarelli
Carlo Lucarelli (Parma, 26 ottobre 1960) è uno scrittore, sceneggiatore, conduttore televisivo, conduttore radiofonico, curatore editoriale e fumettista italiano.
Per Einaudi ha pubblicato la serie di romanzi con protagonista l’Ispettrice Grazia Negro, Lupo Mannaro, Almost Blue (1996), dal quale è tratto l’omonimo film, Un giorno dopo l’altro (2000), Il sogno di volare (2013), e la serie con l’Ispettore Coliandro, Falange armata e Il giorno del lupo.
La serie con il commissario De Luca, Carta bianca, L’estate torbida, Via delle oche, Intrigo italiano, Peccato mortale e L’inverno più nero.
Sempre per Einaudi sono usciti anche: L’isola dell’angelo caduto, Guernica, Laura di Rimini, L’ottava Vibrazione, Albergo Italia e Il tempo delle Iene.
Molti suoi racconti sono stati raccolti nell’antologia Il lato sinistro del cuore.
Lucarelli ci ha abituati al noir investigativo, ma qui cambia passo. Almeno tu non è un giallo: è un nero assoluto.
Un romanzo che è già lutto, ma un lutto che indaga se stesso. E lo fa con una prosa dolente, etica, quasi mistica. Questo libro non cerca l’intrattenimento. È un libro che ti chiede se sei disposto a restare sveglio la notte, da solo, nella stanza della figlia morta.
Ed è anche un libro politico, senza mai dire la parola “politica”: perché ciò che racconta è lo smantellamento del patto sociale, la solitudine dell’individuo nella burocrazia, l’incubo kafkiano del dolore che non trova ascolto.
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