Il dolore della guerra di Bao Ninh

Il dolore della guerra Salotto Giallo

Recensione di Katya Fortunato

A cura di Cristina Casareggio

TRAMA

Vietnam, Altipiani centrali, 1976. Kien non si spiega perché, dal primo all’ultimo giorno di guerra, la morte non abbia posato lo sguardo su di lui. Ha colpito i compagni accanto, ha spazzato il treno militare su cui non era riuscito a salire, ha portato via con sé un’intera generazione, la sua. Ora che le armi hanno smesso di sparare, Kien ha una missione: recuperare i resti dei caduti in quella che ormai chiamano la Giungla delle Anime Urlanti, dove sette anni prima il napalm americano ha annientato il suo battaglione di 500 soldati, facendo di lui uno dei dieci sopravvissuti.

La Storia dice che hanno vinto, ma assolvendo il suo macabro compito, Kien non si sente vincitore, sente solo le voci delle anime perdute. Sui corpi che raccoglie trova solo la violenza – testimoniata, subita, inflitta – che guasta tutto ciò che è umano, in modo definitivo e irreparabile. L’esercito nemico dei ricordi lo assale a ondate, lo riporta agli orrori delle tante battaglie ma anche ai giorni dell’innocenza, all’amore per la sua Phuong quando ancora era possibile.

Forse per questo Kien è stato risparmiato: per raccontare che cosa rimane dopo che i fucili tacciono, dopo che non serve più uccidere per non essere uccisi. Per raccontare il dolore della guerra, a sé stesso, a chi verrà dopo, a chiunque voglia ascoltare. Apparso per la prima volta nel 1994 in traduzione inglese, bandito in patria per la sua visione antieroica del conflitto, questo romanzo, ispirato alla vita dell’autore, è stato salutato dalla critica internazionale come il “Niente di nuovo sul fronte occidentale” del Vietnam. Circolato nel suo paese clandestinamente e solo dopo il 2006 in modo ufficiale, è a oggi il libro più venduto della letteratura vietnamita.

Partiamo subito dal presupposto che questo libro è pesante: un macigno che ti piomba in testa, intenso.

Ma, ahimè, la guerra era un mondo senza casa e senza radici, un peregrinare continuo e malagevole, un mondo senza uomini, senza donne, senza sentimenti.

Il dolore della guerra ci porta in Vietnam, ma racconta la storia di oggi.

Nel 1976, nel cuore degli Altipiani centrali del Vietnam, Kien, sopravvissuto all’annientamento del suo battaglione, è tornato nella Giungla delle Anime Urlanti, così chiamata perchè

…i fantasmi e i demoni partoriti dalla disfatta si rifiutavano di raggiungere il cielo e continuavano a vagare tra i cespugli, ai margini della giungla, lungo le rive del torrente.

per raccogliere ciò che resta di chi ha combattuto, del suo battaglione: ossa, brandelli, memorie. Non è un soldato ormai, ma un testimone, un uomo che ha avuto la (s)fortuna di sopravvivere.

La sua missione non è soltanto recuperare i corpi, ma anche restituire la voce a ciò che la storia ufficiale ha sepolto sotto medaglie e celebrazioni.

E anche se lo hanno visto — e ce lo racconta con dolorosa lucidità — in guerra non vince mai nessuno, soprattutto quando torni a casa da solo, con le mani sporche di terra e memoria e il cuore pieno di fantasmi.

Kien alterna passato e presente, e leggendo non sai quale dei due sia più doloroso.

Se leggere dei compagni che, di notte, andavano a trovare le ragazze in cerca di un po’ di serenità, o del soldato che si confida con lui perché vuole disertare ma non riesce a percorrere nemmeno duecento metri, o ancora della pioggia incessante che accompagna il recupero dei morti…

Bao Nihn

Bao Ninh è nato a Hanoi nel 1952.

A diciassette anni si è unito all’Esercito popolare del Vietnam del Nord e ha combattuto fino all’ultima battaglia all’aeroporto di Saigon, il 30 aprile 1975.

Nel 1991 ha scritto il romanzo che racconta la sua esperienza. Bandito dal suo governo per la visione antieroica e anti-ideologica del conflitto, il libro è circolato solo in forma clandestina, finché è stato tradotto in inglese da Phan Thanh Hao, e poi curato da Frank Palmos, corrispondente di guerra australiano per il conflitto in Vietnam.

Il dolore della guerra è stato insignito dell’Independent Foreign Fiction Prize, ed è diventato un bestseller internazionale, finora inedito in Italia.

E qui la storia di Kien smette di essere solo un racconto del passato.

È una eco potente e dolorosa che attraversa il tempo e arriva a noi, oggi, mentre il mondo continua a vivere nuove guerre che portano ad altri Kien, altri Thinh, Thanh, Ho Bia, Quang: in Ucraina, a Gaza, in Sudan, in tutti quei luoghi dove i sopravvissuti camminano tra le rovine cercando di capire perché loro sono ancora vivi, mentre gli altri no.

Anche oggi, come allora, la narrazione ufficiale parla di vittorie, di ragioni, di strategie.

Ma chi ha visto e vede la morte in faccia sa che la vera guerra comincia quando cessa il rumore dei fucili e
resta solo il silenzio delle domande senza risposta.

Dovremmo forse imparare ad ascoltarlo questo silenzio che, proprio come questo libro, è pesante: un macigno che ti piomba in testa, intenso.

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