Recensione di Cristiano Colombo
TRAMA
Se è vero che delinquenti non si nasce, per Pietro Casale e suo fratello minore Toni non c’è stata altra scelta. Un evento drammatico ha distrutto la loro famiglia negli anni Novanta e li ha resi indivisibili, nel bene e nel male.
Da allora conducono un’esistenza sempre in bilico tra furti d’auto e atti criminali, fino a quando ricevono una telefonata che cambierà ogni cosa per sempre.
Luisa, studentessa universitaria, figlia di due amici d’infanzia di Pietro e Toni, è scomparsa e le forze dell’ordine brancolano nel buio.
Per i fratelli Casale è l’occasione giusta per pareggiare i conti con il passato. Le cose, però, si complicano quando il corpo della giovane viene ritrovato su una piccola spiaggia deserta della costa cilentana.
C’è qualcosa di sinistro in quel cadavere, segni che riaprono vecchie ferite, riportando Pietro e Toni all’estate del 1994 e a un macabro omicidio ancora irrisolto.
Spetterà a loro dare la caccia all’assassino, in una corsa contro il tempo nella quale dovranno confrontarsi con un mondo che credevano di essersi lasciati alle spalle.
Luna rosso sangue non è un romanzo per i deboli di cuore.
Antonio Lanzetta srotola le sue pagine come una pellicola di un film tarantiniano, dove i proiettili non mancano mai il bersaglio e le emozioni colpiscono più forte delle pistole.
Ma Lanzetta non si ferma al sangue: il suo romanzo è un’elegia, un’ode alle ferite aperte, al senso di colpa che si aggrappa ai polsi e alla bellezza feroce della sopravvivenza.
Lanzetta trasforma il Cilento in una terra mitica e crudele, dove ogni angolo porta con sé il peso delle storie non raccontate. Rocca è un mondo piccolo, ma i suoi confini si allargano fino a toccare l’anima di chi legge.
Qui, le persone non vivono: sopravvivono, lottando contro se stesse, i vicini e i fantasmi che infestano le loro case.
La quercia dove il padre di Pietro si è impiccato è quasi una sentinella silenziosa, un testimone muto di un dolore che si rinnova.
I protagonisti di Lanzetta non sono eroi, ma nemmeno antieroi. Pietro e Toni Casale sono figli della polvere e del peccato, fratelli che si amano e si odiano con la stessa intensità.
Pietro è un uomo segnato, che trova nella violenza l’unico modo per esprimere un dolore che non riesce a nominare.
Toni è l’ombra che lo segue, un fratello minore che si aggrappa a Pietro come un naufrago a un relitto.
E poi c’è Rosa, la donna che incarna ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere, e Peppe, un amico che cerca salvezza ma trova solo cenere.
La trama di Luna rosso sangue è costruita con la precisione di un meccanismo di sapiente artigianato e la sua bellezza sta nel caos che esplode tra un tic e l’altro di questo ingranaggio.
Ogni capitolo è una scalata verso un abisso più profondo, ogni rivelazione una prova emotiva.

Antonio Lanzetta
Cresciuto nel Cilento, una terra che si insinua in tante sue opere, Lanzetta è un autore che non ha paura di sporcarsi con la realtà.
Con una scrittura che mescola crudezza e lirismo, si è affermato come una delle voci più potenti e originali del noir italiano.
Lanzetta non si limita a raccontare: provoca e sfida
La scomparsa di Luisa non è solo un mistero da risolvere: è una ferita che ingloba, coinvolgendo tutti quelli che le si avvicinano.
Antonio Lanzetta scrive come un pugile che colpisce con estrema precisione tecnica. La sua prosa è cruda, violenta, ma anche poetica ed evocativa.
Ogni parola è scelta con cura, ogni frase ha il peso che merita all’interno della narrazione.
Sa quando graffiare e quando accarezzare, creando um equilibrio perfetto tra brutalità e bellezza.
I dialoghi sono veri, taglienti, intrisi di quella verità che solo chi conosce il dolore può raccontare.
Salottometro:


Antonio Lanzetta ha accettato di rispondere per noi di Salotto Giallo ad alcune domande in un’interessante intervista a cura di Cristiano. Trovate l’intervista completa a questo link.


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