Recensione di Rosaria Sorgato
TRAMA
Il capolavoro perduto
Amsterdam, 2021. La morte improvvisa del gallerista Louis Post scuote il mondo dell’arte.
Poco prima di essere ucciso, Post aveva rivelato al professor Arjen Hageveld una scoperta straordinaria: il ritrovamento di un dipinto del XVIII secolo, attribuito al misterioso Isaac Pietersz.
Ma quello che doveva essere un trionfo per la comunità artistica si trasforma presto in una serie di omicidi.
L’opera ritrovata sembra nascondere un segreto pericoloso, e qualcuno è disposto a tutto pur di proteggerlo, anche a uccidere.
Nel frattempo, Katja Hiemstra, una giovane studentessa d’arte, scopre che quel dipinto apparteneva al nonno.
Ciò che per lei era solo un ricordo di famiglia si rivela il fulcro di una caccia al tesoro mortale, che rischia di travolgere chiunque vi si avvicini…
Il libro di Peter Römer Il capolavoro perduto presenta molti degli elementi distintivi dell’Art Thriller, un genere che fonde mistero, mondo dell’arte e il fascino per scoperte storiche e segreti dimenticati.
La storia ruota attorno a un dipinto enigmatico che diventa fulcro di segreti, omicidi e inganni, dove l’arte non è solo oggetto di studio, ma anche veicolo per esplorare conflitti etici e personali.
L’ambientazione ad Amsterdam e L’Aia, città storiche intrise di fascino artistico, arricchisce l’esperienza del lettore con la scoperta di luoghi autentici e suggestivi.
Uno dei pregi del romanzo è l’attenzione riservata allo sviluppo dei personaggi.
La protagonista, Katja, è ben delineata: il suo desiderio di condividere la scoperta di un capolavoro con il pubblico, anziché sfruttarla per fini economici, riflette un ideale romantico e disinteressato, che la rende un personaggio con cui è facile empatizzare.
Il suo professore, Arjan Hageveld, con il suo comportamento inizialmente ambiguo, che si chiarisce solo con il progredire della storia, aggiunge dinamicità narrativa al racconto.
Anche altri personaggi, come Nina, Vreeman e Muller, contribuiscono a rendere la storia tridimensionale.
Il fatto che persino i “cattivi” siano dotati di motivazioni coerenti e complesse eleva il livello del romanzo, evitando che si ricada nella banalità di antagonisti monodimensionali.

Peter Römer
Peter Römer è un autore bestseller olandese.
Ha lavorato come attore, produttore televisivo, sceneggiatore e regista.
I suoi thriller sono ai vertici delle classifiche in Olanda, dove hanno venduto milioni di copie e vinto prestigiosi premi.
Il capolavoro perduto è il suo primo romanzo pubblicato in Italia.
Römer, infatti, dimostra di utilizzare un approccio capace di svelare le motivazioni interiori dei personaggi in modo graduale e credibile e possiede l’abilità di rendere accessibili alcuni dettagli tecnici del mondo dell’arte – come i processi di datazione dei pigmenti – con un linguaggio chiaro e coinvolgente, essenziale per catturare l’attenzione del lettore non specialista.
Tuttavia, il romanzo non trova in modo del tutto compiuto un equilibrio tra realismo e suspense: mentre i dettagli tecnici arricchiscono la narrazione, il complotto “internazionale” rischia di non essere sostenuto da elementi spalmati nel corso di tutta la storia, rendendo meno efficace l’impatto finale.
La trama, quindi, pur avvincente, sembra soffrire di alcune carenze.
L’omicidio del mercante d’arte Louis Post e la fuga di Hageveld costituiscono un punto di svolta potente, ma la tensione narrativa è solo parzialmente sostenuta da una risoluzione efficace.
Sebbene il finale sorprendente rappresenti un punto di forza, il percorso che lo precede risulta in parte disarticolato e non ha il giusto peso nel sostenere le conclusioni.
Lo stile narrativo è elegante e dettagliato, con descrizioni precise che arricchiscono senza appesantire, favorendo un’immersione completa nel mondo dell’arte.
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