In salotto con… Emma Cortesi

In salotto con... Emma Cortesi

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Barbara Terenghi Zoia

Gradita ospite del nostro spazio dedicato alle interviste agli autori “In salotto con…” Emma Cortesi.

Emma Cortesi è una nuova voce del giallo italiano, che affonda le sue radici in una terra sospesa tra la concretezza della Brianza e la verde e selvaggia Lunigiana. Dopo la laurea in Infermieristica ha maturato una significativa esperienza professionale negli istituti penitenziari del suo territorio, un percorso che le ha permesso di osservare da vicino le molte sfaccettature dell’animo umano. Con La portinaia del 17, pubblicato da Fazi Editore, firma il suo romanzo d’esordio.

Ambientato in una Parigi autentica e lontana dagli stereotipi, il romanzo ha per protagonista Berthe, un’anziana portinaia che, grazie al suo intuito e alla profonda conoscenza degli abitanti del Residence 17, si ritrova a indagare su un mistero che sconvolge il palazzo. Lo ha letto e recensito per Salotto Giallo a questo LINK Barbara Terenghi Zoia.

In questa intervista Emma Cortesi ci accompagna dietro le quinte della sua opera, raccontando le origini di Berthe, le ispirazioni letterarie che hanno guidato la scrittura, il suo legame con la capitale francese e il delicato equilibrio tra suspense, ironia e introspezione che caratterizza il suo esordio.
Berthe è il vero punto di raccordo tra tutti gli abitanti del Residence: conosce abitudini, segreti e fragilità di ciascuno. Come è nata l’idea di affidare l’indagine a una portinaia, una figura così insolita rispetto ai tradizionali investigatori del giallo?

L’idea nasce principalmente dalla mia passione per Agatha Christie e, di conseguenza, personaggi come Miss Marple. Non è una poliziotta, eppure riesce a vedere benissimo ciò che agli altri sfugge.

La portinaia è una persona che conosce le abitudini, gli orari, vede chi entra e chi esce, ascolta conversazioni. Il suo lavoro la porta a vivere il palazzo ogni giorno.

Oggi siamo abituati ad investigatori giovani, brillanti, pieni di tecnologia. Berthe, invece, risolve il mistero con pazienza, attenzione e intuito. Credo che questo la renda più umana e, spero, più vicina ai lettori.

In La portinaia del 17 Parigi non appare come una semplice cartolina turistica, ma come una città vissuta dall’interno, fatta di atmosfere, ricordi e quotidianità. C’è un luogo particolare a cui ti sei ispirata durante la scrittura, magari legato a un’esperienza personale?

Parigi è una città che porto nel cuore da tanti anni e ogni volta che ci torno cerco di viverla sempre meno da turista e sempre più da persona del posto. Montmartre, in particolare, è il quartiere che più mi fa sentire a casa. Mi piace perdermi nei suoi vicoli, soprattutto quelli meno conosciuti, ed osservare la vita di chi abita il quartiere.

Sicuramente esserci stata più volte insieme alla mia famiglia mi ha legato profondamente a questo angolo speciale della città.

Nel romanzo è presente una sottile ironia che accompagna l’indagine senza mai sminuire il mistero. Quanto è importante per te mantenere questo equilibrio tra leggerezza, curiosità e tensione narrativa?

Per me è fondamentale. Il giallo parla di un delitto, quindi inevitabilmente affronta temi seri. Credo però che la vita non sia mai fatta solo di tensione, ma che ci siano nella quotidianità momenti di leggerezza, situazioni che fanno sorridere.

Berthe e Antoine, soprattutto insieme, mi hanno permesso di mantenere questo equilibrio. Si punzecchiano, hanno modi diversi di vedere il mondo e questo alleggerisce la narrazione senza togliere credibilità all’indagine. 

Oltre all’indagine, il romanzo sembra riflettere sul tempo che passa, sui segreti che custodiamo e sulle vite che si sfiorano senza conoscersi davvero. Anche le descrizioni hanno una forte impronta cinematografica. Ti sei ispirata a qualche film, autore o immaginario particolare, oppure questa atmosfera nasce soprattutto dall’osservazione della vita quotidiana e delle piccole comunità di un tempo?

Più che ad un singolo autore mi sono ispirata a tutto ciò che riesce a raccontare l’umanità dei personaggi. Film come About Time, che adoro profondamente, e autori come Andrea Camilleri e Stephen King mi hanno portato a voler dare al lettore la possibilità di immergersi completamente nel romanzo.

Mi piaceva l’idea che la mia storia avesse anche questa dimensione più “intima”, dove il mistero convive con la quotidianità e, di conseguenza, con tutte le sfaccettature dell’animo umano. 

Infine, la nostra domanda di rito: se potessi sederti nel nostro “Salotto Giallo” con il tuo autore preferito per fargli una sola domanda, chi inviteresti e cosa gli chiederesti?

Inviterei Agatha Christie e le chiederei quale momento della sua vita personale abbia avuto più impatto nella sua scrittura.

È inevitabile pensare alla vicenda della scomparsa dopo il tradimento del marito: mi sono sempre chiesta quanto le esperienze personali, anche le più dolorose, entrino davvero nelle storie che raccontiamo. 

Salotto Giallo ringrazia l’autrice e Fazi Editore per la disponibilità all’intervista
La portinaia del 17

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