I segreti del Vieux Moulin
Recensione di Barbara Terenghi Zoia
TRAMA
Al 17 di rue des Saules, nel cuore di Montmartre, le giornate sono scandite da piccole abitudini e buone maniere, e la vita degli inquilini scorre lenta tra un pain au chocolat e due chiacchiere pacifiche davanti a un caffè bollente. Non c’è nulla che Berthe, portinaia dai capelli di neve, non sappia di loro. Così una mattina, quando per la prima volta in vent’anni Monsieur Gorin non ritira il suo giornale, la donna non ha dubbi: qualcosa non torna.
Decisa a seguire l’istinto e la sua inarrestabile curiosità, Berthe, aiutata dall’ex commissario Lefevre, s’introduce nell’appartamento al secondo piano dove vive Gorin. Dopo una macabra scoperta, la coppia decide di andare a fondo alla questione avventurandosi in un’indagine privata tra vecchi diari, teatri appartenenti a una Parigi lontana e misteriose fotografie, salendo e scendendo le scale del vecchio Residence che custodisce da sempre più di un segreto. Un mystery dalle dinamiche classiche, scritto con l’intelligenza dei grandi maestri del giallo,
La portinaia del 17 è il primo di una serie di romanzi con al centro lo storico palazzo di Montmartre. Libro dal tocco ironico e dalle atmosfere rétro, è una dichiarazione d’amore alla Parigi che conosciamo, ma anche un viaggio nella vita dei suoi abitanti, tra le celebri vie del quartiere degli artisti. «Allora, da dove iniziamo?», chiese lei impaziente, sistemando gli occhiali sul naso e aprendo con cura il quadernetto alla prima pagina. «Tiri il freno, Sherlock», la ammonì Antoine. «Per cominciare, cerchiamo di capire chi è veramente questo Gorin. E se c’è davvero qualcosa di sospetto, o solo un po’ di noia da pensionati».
“Nei vicoli di Montmartre, tra baguette ancora calde e un caffè servito con noncuranza, le giornate scivolano via come in un film in bianco e nero, lasciando dietro di sé frammenti di vita quotidiana e segreti ben custoditi.”
Con questa apertura Emma Cortesi, al suo esordio con La portinaia del 17, riesce a mettere al centro della storia non un personaggio, ma un intero palazzo che diventa il vero protagonista.
Tutta la vicenda, infatti, ruota attorno a questo residence nel cuore di Montmartre e al netto contrasto che rappresenta: da un lato un vecchio edificio con i suoi abitanti, tutti custodi di segreti da proteggere; dall’altro Parigi, bella e sofisticata, ma in qualche modo inavvicinabile.
Parigi si svegliava sotto un cielo indeciso. La luce lattiginosa si appoggiava delicata sui tetti, come un velo ancora umido di sogni. Si era in quell’orario incerto tra il torpore della notte e il baccano del giorno, quando anche i clacson sono poco inclini alla protesta.
Gli altri protagonisti sono Berthe, la portinaia, che si accorge immediatamente che qualcosa non va quando Monsieur Gorin non scende a prendere il suo giornale, e Antoine Lefevre.
Con l’aiuto di quest’ultimo, ex commissario in pensione, sale a controllare e lo trova morto.
Nonostante la polizia voglia archiviare il tutto come una morte naturale, Berthe è convinta che si tratti di un omicidio. In qualità di portinaia conosce tutti gli inquilini da decenni e ne conosce abitudini, vizi e segreti; proprio per questo il silenzio di quella giornata le appare subito assordante.
Io faccio la portinaia da più di trent’anni. Ho ascoltato per anni storie, bugie, confessioni. So riconoscere un silenzio carico di cose non dette, e questo di oggi è esattamente uno di quelli.
Inizia così, tra tisane, tè e caffè, uno scambio di opinioni tra questi due detective improvvisati e gli abitanti del palazzo.
Al Residence du Vieux Moulin, le storie non si urlavano mai. Venivano mormorate tra le crepe dei muri, cigolii delle porte, nelle voci sussurrate dietro le tende.

Emma Cortesi
Emma Cortesi è un’autrice italiana. Porta dentro di sé due terre diverse: la Brianza, concreta e laboriosa, e la Lunigiana, verde e selvaggia, dove affondano le sue radici più profonde. Dopo il diploma liceale, si è trasferita a Parma per frequentare l’università.
Laureata in Infermieristica, si è dedicata al volontariato con il 118 e ha poi intrapreso un percorso professionale all’interno degli istituti penitenziari del suo territorio. La portinaia del 17 è il suo primo romanzo, pubblicato da Fazi nel 2026.
La portinaia del 17 di Emma Cortesi merita un posto di prestigio tra i gialli della Golden Age perché, nonostante sia ambientato ai giorni nostri e alterni i ricordi degli abitanti del residence a inserti narrati dalla vittima in prima persona, restituisce al lettore l’impressione di trovarsi davanti a un film dal fascino retrò.
Le descrizioni del Residence, i racconti degli inquilini e persino quelli dei pochi giovani che vi abitano sono tratteggiati con una maestria quasi cinematografica, sospesa tra poesia e nostalgia, senza mai cadere nel banale o nell’eccesso.
Nel raccontare i vizi, le ossessioni e le mezze verità di quella che è, a tutti gli effetti, una piccola comunità all’interno di una delle città più visitate al mondo, emerge anche un tocco di ironia che non serve ad alleggerire la narrazione, ma a sostenere lo sguardo lucido e autentico che Berthe rivolge agli inquilini.
Tutto questo permette al lettore di percepire i personaggi come reali e di partecipare alle chiacchiere da salotto nel tentativo di scoprire chi fosse davvero Monsieur Gorin, arrivando perfino a provare dispiacere per lui e per la vita che avrebbe potuto avere, ma alla quale ha rinunciato.
La portinaia del 17 è un noir che si legge per restare ancora un po’ tra gli inquilini, ad ascoltare vite che si incontrano e si sfiorano, con segreti che aspettano qualcuno disposto a risvegliarli. Emma Cortesi costruisce questo romanzo con curiosità e delicatezza e ricorda che, spesso, dietro le abitudini più semplici e quotidiane si nascondono le storie più curiose e profonde, quelle più autentiche.
Salottometro:


Link d’acquisto

