Cemento e sangue di Carlo Calabrò

Cemento e sangue Salotto Giallo

Recensione di Samuela Moro

TRAMA

Un romanzo teso di stampo civile che usa il noir per raccontare una metropoli costruita sul cemento e sul silenzio, dove la verità ha sempre un prezzo. Pagato dai più deboli.

San Paolo è una città che cresce divorando se stessa, e dove il cemento copre tutto: fiumi, corpi, responsabilità. Everton Barros, trentadue anni, è un cronista svogliato di un grande quotidiano. Una mattina, pedalando lungo il rio Pinheiros, riconosce tra le acque nere il cadavere di Flávio Bloch, eco attivista e amico. La polizia archivia il caso come suicidio. Everton no: decide di indagare, anche se il suo stesso giornale, legato a interessi immobiliari e politici, vorrebbe lasciar perdere.

Tre storie si muovono in parallelo: la morte di Bloch; l’omicidio brutale di Leonard Zappavigna, palazzinaro e proprietario di una gelateria; e la scomparsa di Florian Kaufmann, ingegnere svizzero invischiato tra Amazzonia, narcotraffico e politica. A collegarle sembra esserci Donato Abreu, politico neoliberale in ascesa, volto televisivo rassicurante e promotore di un piano di “privatizzazione sociale” volto a trasformare senzatetto e edilizia popolare in un affare. Everton indaga senza protezioni, aiutato da pochi amici e da due giovani gelatai improvvisatisi detective.

Intorno al protagonista, dirigenti ambigui, imprenditori senza scrupoli e figure femminili decisive disegnano una rete in cui informazione, potere e profitto diventano inseparabili. Ma più Everton si avvicina alla verità, più capisce che non esiste una storia pubblicabile: ogni rivelazione, infatti, produce ulteriore violenza. Un romanzo teso di stampo civile che usa il noir per raccontare una metropoli costruita sul cemento e sul silenzio, dove la verità ha sempre un prezzo. Pagato dai più deboli.

Questa città è fatta di cemento e di sangue, e i suoi padroni tra l’uno e l’altro fanno poca differenza

È probabilmente questa la frase che meglio racchiude l’essenza di Cemento e sangue, il nuovo romanzo di Carlo Calabrò.

Un noir politico che utilizza gli strumenti dell’indagine per raccontare molto più di un delitto: mette a nudo un sistema in cui interessi economici, speculazione edilizia, corruzione e disuguaglianze sociali finiscono per alimentarsi a vicenda.

Dopo Meccanica di un addio, finalista al Premio Scerbanenco 2024, Calabrò torna in Brasile e riprende, stavolta in un ruolo secondario, anche l’ingegnere svizzero Florian Kaufmann.

Il protagonista è però Everton Barros, giornalista disilluso e svogliato, animato da quella

rabbia sociale imbottigliata e tappata da generazioni

che lo spinge a non accettare la morte di un amico eco-attivista come un semplice suicidio. La sua ricerca della verità finirà per portarlo molto oltre il singolo caso, rivelando gli ingranaggi di un sistema in cui politica, affari e informazione sembrano parlare la stessa lingua.

Più dell’indagine, però, a conquistare è San Paolo.

Calabrò la trasforma in un organismo vivo, feroce e contraddittorio, una città che cresce divorando i propri spazi, i propri fiumi e perfino chi la abita. Il risultato è un ritratto autentico, reso ancora più credibile dalla profonda conoscenza che l’autore ha della metropoli brasiliana, dove ha vissuto per undici anni.

La città emerge attraverso pagine spesso grottesche, sempre attraversate da un sarcasmo sottile che rappresenta una delle cifre più riconoscibili del romanzo.

Ma c’era poco da rivitalizzare, pensava Everton, senza risolvere il problema della qualità dell’acqua: è difficile convincere la gente a pedalare lungo le sponde di una specie di cesso chimico gigante.

Una battuta che sintetizza perfettamente il tono scelto dall’autore: affrontare temi durissimi senza rinunciare all’ironia.

Corruzione, speculazione edilizia, disuguaglianze sociali, povertà, malasanità e degrado ambientale attraversano l’intera narrazione, ma la scrittura evita costantemente la retorica.

Carlo Calabrò

Carlo Calabrò è nato a Palermo. Bioingegnere per formazione, sceneggiatore e attore per passione, in un paio di vite precedenti è stato anche consulente, banker e imprenditore tra Parigi e San Paolo. Sposato, due figli, vive e lavora a New York. 

Al contrario, in Cemento e sangue Calabrò sceglie una lingua agile e brillante che rende ancora più efficace la denuncia, senza mai appesantire il ritmo del noir.

Tra le riflessioni più riuscite emerge quella sul valore della vita umana all’interno di un sistema dominato dal profitto:

Se sei disposto a far morire di fame o di inquinamento o di malasanità alcune migliaia di persone, perché dovrebbe darti noia un omicidio singolo?

Una domanda che supera i confini della finzione e diventa il cuore stesso del romanzo.

Eppure, anche in una città costruita sul cemento, sulla violenza e sul denaro, Calabrò lascia spazio a un piccolo spiraglio di resistenza. Il sapore che resta al termine della lettura è profondamente dolceamaro: amaro per una realtà dominata da corruzione, sopraffazione e compromessi, ma rischiarato da chi continua ostinatamente a opporsi, a cercare la verità e a far sentire la propria voce.

Le relazioni tra i personaggi che attraversano il romanzo non sono rassicuranti né prive di contraddizioni: sono legami fragili, a volte conflittuali, che diventano l’unico modo per non lasciarsi assimilare da un sistema che sembra divorare tutto.

In una città che strangola i suoi stessi fiumi e che soffoca i suoi abitanti fino a seppellirli vivi, l’unica speranza, se poi ce n’è davvero una, è nell’infinito rinnovarsi dei rapporti umani. Nonostante tutto ciò che gioca a sfavore, giorno per giorno.

Una riflessione che restituisce umanità a un romanzo duro, civile e profondamente contemporaneo, senza attenuarne l’amarezza: anche il finale, coerente con il tono dell’intera narrazione, rifiuta facili consolazioni.

Cemento e sangue conferma Carlo Calabrò come una voce originale del noir italiano contemporaneo. Un romanzo che funziona come giallo, ma soprattutto come strumento di osservazione del presente, dimostrando come questo genere possa ancora raccontare la realtà con lucidità, intelligenza e uno sguardo autenticamente politico.

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