Un momento di debolezza di Stefano Piedimonte

Un momento di debolezza Salotto Giallo

Recensione di Samuela Moro

Rubrica a cura di Claudia Pieri

TRAMA

Questa è la storia di Ludovico Bernard e di Cesare Neiwiller. Il primo cura, il secondo vuole essere curato. Il primo ha già molto vissuto, il secondo ha diciannove anni. Ludovico Bernard è un uomo con un grande futuro dietro le spalle. Ha esercitato il mestiere di psichiatra, ha scritto articoli e libri, la stima della quale godeva è mutata in disdoro, e forse disprezzo, quando la relazione che intratteneva con una sua paziente è diventata un fatto di cronaca. Passati dieci anni, Ludovico Bernard continua a prescrivere farmaci e cure di nascosto in un appartamento alla periferia di Milano, dove la luce filtra poco.

E pure la speranza. Malattie immaginarie, ma comunque dolorose. Dall’ex dottore arrivano molte disperazioni, all’ex dottore ci si riferisce chiamandolo «lo sciamano». Cesare Neiwiller ha perso il padre e, insieme al padre, la speranza di una vita decente. Lui e lo sciamano non si piacciono; anzi, si detestano, eppure c’è qualcosa che suona in entrambi, e non è un miracolo, e nemmeno un sentimento: è Pink Moon di Nick Drake. Ludovico non dovrebbe prenderlo in cura, ma lo fa.

E per nessuno dei due cambierebbe niente se Chloé, la ragazza che di Cesare è innamorata, non lo seguisse fino all’appartamento dello sciamano minacciando di denunciare Ludovico per ciò che sta facendo a Cesare. Se non fosse per Chloé e la sua risolutezza, Ludovico non si ricorderebbe di aver amato Gabriella, e che Gabriella è viva e sta ancora là dove tutto è cominciato e si è perduto, a Napoli.

C’è una Milano periferica, opaca, in cui la luce filtra poco.

È lì che Stefano Piedimonte ambienta il suo romanzo Un momento di debolezza, e non si tratta di una scelta casuale: quella luce rarefatta diventa la cifra stilistica di un’intera storia, il tono emotivo di due vite che faticano a stare nel mondo.

Un momento di debolezza è un libro costruito su due voci, due memoriali, raccolti e pubblicati alla luce di un non meglio specificato fatto di cronaca, che il lettore si trova a tenere tra le mani come testimonianze di qualcosa di già accaduto.

Ludovico Bernard, ex psichiatra caduto in disgrazia, sopravvive ai margini di Milano dispensando illegalmente farmaci e “distacchi” chimici a chi non riesce più a reggere il peso di esistere. Cesare Neiwiller ha diciannove anni, ha perso il padre, e con lui qualsiasi prospettiva di una vita ordinaria.

I due non si conoscono e, quando si incontrano, non si piacciono affatto. Eppure Piedimonte costruisce il cuore del romanzo proprio in quello spazio contraddittorio, in quella detestazione che cela qualcosa di irrisolvibile e necessario. Bernard lo annota con il suo consueto cinismo:

Neiwiller ha riportato in casa mia un olezzo, ricordi guasti che non sentivo da parecchio. Si dissolveranno con la sua assenza

salvo poi ammettere:

Spero che torni, e tornerà.

Ciò che rende questo romanzo davvero riuscito è proprio la precisione con cui Piedimonte costruisce le due voci narranti, che non potrebbero essere più diverse eppure risultano perfettamente complementari.

Bernard parla in un flusso di coscienza denso, digressivo, che spazia dalla filosofia alla psicologia e alla chimica, con una cultura portata addosso come un’armatura sgangherata. Si definisce con disarmante onestà:

Sono uno sconfitto, è chiaro, uno che si è dedicato con fervore e convinzione allo sport più antico, che è quello di battagliare continuamente con se stessi perdendo a ogni occasione.

Cesare invece scrive come pensa, senza filtri né punteggiatura rigorosa, e ce lo dice lui stesso con altrettanta sincerità:

Davvero io scrivo come mi viene, poi vedete voi, cambiate quello che volete.

Il passaggio da una voce all’altra non è mai esplicitato: nessun titolo di capitolo, nessuna didascalia. Eppure è sempre riconoscibile, perché le due scritture sono incarnate, vive, inconfondibili.

E man mano che le pagine avanzano, e le due vite si incontrano e si contaminano, anche le voci sembrano avvicinarsi, influenzarsi a vicenda.

Stefano Piedimonte

Stefano Piedimonte è nato a Napoli nel 1980, si è laureato all’università L’Orientale. Ha lavorato per vari giornali tra cui il Corriere del Mezzogiorno e il Corriere della sera, occupandosi principalmente di cronaca nera.

Con Guanda ha pubblicato Nel nome dello zio, Voglio solo ammazzarti e L’assassino non sa scrivere.

Piedimonte non evita i temi difficili: la malattia mentale, lo stigma, la depressione, il lutto, l’abuso di psicofarmaci vengono affrontati con una franchezza rara, senza la retorica consolatoria che spesso accompagna queste narrazioni.

Lo studio dello “sciamano” è un confessionale laico in cui sfilano disperazioni di ogni genere, persone che

vogliono soltanto gettare nel vuoto le proprie parole come se fossero feci decomposte, l’ultimo scarto di sé.

Non c’è giudizio, in queste pagine. C’è qualcosa di più scomodo: la comprensione.

Il ritmo non è incandescente, e non vuole esserlo. La forza del romanzo sta nella pienezza dei protagonisti, nella capacità di stare dentro le loro teste senza distanza, senza rete. È un romanzo che parla di distacco come un

ritirarsi dal mondo, andare in pensione, cedere il posto, mettere la freccia a destra

ma che produce nel lettore l’effetto opposto: un attaccamento tenace, quasi viscerale, a due persone imperfette e irrimediabilmente umane.

È forse questo il pregio più raro del libro: la capacità di tenere insieme complessità e leggibilità, distanza e vicinanza, cinismo e tenerezza. Due voci costruite con precisione e schiettezza, temi scomodi trattati senza indulgenza, e una struttura che sa sorprendere fino al doloroso finale.

Un momento di debolezza è un romanzo riuscito, che merita lettori pazienti e curiosi.

Stefano Piedimonte ha scritto qualcosa di preciso e coraggioso, con una voce, anzi due, difficili da dimenticare.

Salottometro:

4,5

Stefano Piedimonte ha accettato di rispondere a qualche domanda per Salotto Giallo in un’interessante intervista su Un momento di debolezza a cura di Samuela Moro, intervista in cui analizza a fondo alcuni temi e caratteristiche del libro. Potete leggerla a questo LINK

Un omento di debolezza Salotto Giallo

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