Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Sharon Lattanzi
Gradito ospite del nostro spazio dedicato alle interviste “In salotto con…” Alessandro Bongiorni.
Nato a Milano nel 1985, giornalista pubblicista e autore già noto per la serie con protagonista Rudi Carrera, Bongiorni torna in libreria con Uomini a pezzi, confermando una scrittura capace di unire tensione narrativa e sguardo sociale.
Al centro del romanzo (letto e recensito per Salotto Giallo da Sharon Lattanzi a questo LINK) c’è un vicecommissario segnato dal senso di colpa e dalle perdite, impegnato in un’indagine che si muove tra la scena trapper milanese e il traffico illegale di organi. Un contesto in cui giustizia, violenza ed etica si intrecciano, dando forma a un universo narrativo popolato da personaggi fragili e sull’orlo del baratro.
In questa intervista, Bongiorni racconta la genesi di Uomini a pezzi, approfondendo temi, costruzione del protagonista e scelte narrative.
Rudi Carrera è un uomo a pezzi che cerca, in tutti i modi, di ricostruire la propria vita e forse di espiare alcune colpe. Come è nato questo personaggio e quali elementi della sua esperienza hanno contribuito a definirlo?
È sempre difficile spiegare da dove nasca un personaggio. Diciamo che Rudi è un po’ un insieme di frustrazioni, speranze e paure. Lui, così come tutti gli altri personaggi, nascono dall’esperienza non solo mia, ma anche delle persone che ho incontrato nella mia vita, magari anche solo di sfuggita.
Sono una persona che osserva tutto, e mentre osserva rielabora. Mi sembrava il personaggio perfetto, con le giuste sfumature di grigio, per agire in quel mondo torbido che mi premeva raccontare.
Nel romanzo Milano appare come una città segnata da corruzione, prostituzione e traffici illegali, uno scenario che porta alla luce alcune delle zone più oscure della società contemporanea. Essendo anche giornalista, le è mai capitato di entrare in contatto con realtà simili? E quanto la realtà ha influenzato la scelta di affrontare temi così delicati?
La realtà è sempre la prima fonte di ispirazione. Ho l’ambizione, se così si può dire, di utilizzare i romanzi per provare a parlare anche d’altro: un tema, un problema. Cerco sempre di creare storie che lascino qualcosa al lettore, magari anche solo uno spunto di riflessione.
Per fare questo, studio e mi documento molto.
Per Uomini a pezzi, ad esempio, ho sfruttato la gentile consulenza di due medici molto importanti, che mi hanno spiegato come funzionano i trapianti. In questo modo ho potuto rielaborare la trama al fine di renderla più verosimile possibile.
Il suo stile in Uomini a pezzi è asciutto e a tratti volutamente crudo. Quali sono state le sue priorità nel modulare il linguaggio per raccontare un mondo così complesso e doloroso?
Da lettore molto esigente quale sono, credo che il punto distintivo di un libro sia la scrittura, prima ancora della trama. Mi piacciono gli autori con un una penna incisiva, che non hanno paura di sporcarsi le mani e capaci di resistere all’intellettualismo spinto. Un libro deve innanzitutto divertire, al di là dell’argomento trattato.
Non amo gli spiegoni né chi ti dice cosa pensare, quindi non giudico mai – una prassi che detesto nella vita e ancor più nei romanzi. Amo le frasi brevi, il ritmo, la sottrazione e il linguaggio diretto.
È difficile “congedarsi” da Rudi Carrera una volta terminata la lettura. Ha già in progetto un nuovo romanzo? E soprattutto, rivedremo questo personaggio protagonista di un’altra storia?
Questo romanzo è il quarto con protagonista Rudi Carrera, e credo molto nel valore della fine. A fine marzo uscirà di nuovo, dopo dodici anni, il primo romanzo di Carrera, La sentenza della polvere. E si trova ancora Favola per rinnegati, il terzo, uscito nel 2023. Manca la ripubblicazione del secondo, Niente è mai acqua passata, ma ci stiamo lavorando. Quanto al resto, al momento non so rispondere.
Infine, la nostra domanda di rito: se potesse sedersi nel nostro Salotto con il suo autore o la sua autrice preferita e porgli/le una sola domanda, chi inviterebbe e cosa gli/le chiederebbe?
Scegliere uno solo autore e una sola domanda sarebbe impossibile.
Mi piacerebbe un Salotto con Dumas, Ellroy, McMurtry, Steinbeck e Dino Buzzati e vedere che genere di dialogo ne verrebbe fuori. Io mi metterei in un angolo, da solo, a osservare.
Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista e gli dà appuntamento al prossimo romanzo

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