Non ti fidare di Claudio Fava

Non ti fidare Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

TRAMA

Dopo la morte della madre, sulla soglia dei trent’anni Stella Carnevale vive in Italia con il padre, un colonnello argentino in pensione. La famiglia si è trasferita quando Stella era adolescente e a Buenos Aires non sono più tornati. Insegna geografia alle scuole medie e, come forma di ribellione contro la rigida educazione familiare, nel tempo libero si dedica a incontri a pagamento con pochi, selezionati clienti.

Niente sembra poter turbare i suoi piccoli riti, fino al giorno in cui il padre scompare e due poliziotti le chiedono di presentarsi l’indomani in commissariato. La verità di fronte a cui verrà messa la protagonista è quella di molti ragazzi nati negli anni della dittatura militare in Argentina: Stella è figlia di due giovani oppositori passati per il centro clandestino di tortura dell’Esma, la famigerata Escuela de Mecánica de la Armada. Serve solo un esame del suo Dna per dimostrare che il colonnello Carnevale non è suo padre.

Pochi giorni prima di morire la madre le prese una mano tra le sue e le disse di non fidarsi più.

Tutto comincia in una sera apparentemente tranquilla, quando Stella Carnevale scopre che la famiglia con cui è cresciuta, coloro che ha sempre creduto essere suo padre e sua madre, non è la sua famiglia biologica.

Insegnante di geografia alle scuole medie, Stella si dedica alla prostituzione spinta da una crescente disillusione verso il genere maschile e dal desiderio di evitare qualsiasi forma di legame.

“L’hanno arrestato.” Stella sentì un fruscio ruvido di lenzuola, i piedi di Elena che sbattevano pesantemente a terra.

In Non di fidare, nel giro di pochi giorni Stella scopre che la sua vita è costruita su una rete di menzogne, è figlia di due oppositori desaparecidos e l’uomo che l’ha cresciuta potrebbe essere coinvolto nella loro morte.

Una verità quasi impossibile da accettare, Stella è nata all’ESMA di Buenos Aires, divenuta durante la dittatura militare di Videla il principale centro di detenzione e tortura. Un luogo che resta ancora oggi simbolo concreto degli orrori di quel periodo storico che va dal 1976 al 1983.

“Hai ragione… tu non hai ammazzato nessuno”, gli disse, “toccava agli altri il lavoro sporco.”

Stella è un personaggio costruito con grande precisione psicologica, da un’esistenza ordinaria si trova trascinata in una ricerca della verità su sé stessa, con una tensione narrativa simile a quella di un thriller, ma di natura morale.

La scoperta delle sue origini mette in gioco non azioni spettacolari, ma dilemmi etici e riflessioni su memoria, colpa e verità.

Tra i punti di forza del romanzo c’è la capacità di Fava di legare la vicenda personale di Stella alla memoria storica collettiva.

La sua crisi non riguarda solo la sfera privata, riflette il destino di una generazione di figli sottratti alle loro famiglie e cresciuti sotto identità costruite. In questo contesto, il DNA diventa molto più di un semplice strumento scientifico, rappresenta la possibilità di scoprire la verità e di riconquistare la propria identità originale.

Nella piantina che le avevano dato alla cassa c’era scritto che quel nulla al terzo piano era il luogo in cui le prigioniere venivano fatte partorire: l’infermeria non serviva a curare i corpi ma a rubare i figli.

Claudio Fava

Claudio Fava (Catania, 1957), giornalista, è inviato per i maggiori magazine italiani. Scrive per il teatro e per il cinema (I cento passi, David di Donatello 2001 e Leone d’Argento a Venezia per la migliore sceneggiatura), per la televisione (fra le altre, la serie Il capo dei capi). Tra i suoi libri: Nel nome del padre (1996), Il mio nome è Caino (1997), La notte in cui Victor non cantò (1998), Teresa (2011), Mar del Plata (2013), Prima che la notte (con Michele Gambino, 2014), Il giuramento (2019) e Centoventi (2023). Per Fandango Libri ha pubblicato con Michele Gambino L’isola (2020).

Fava adotta uno stile essenziale e misurato, che ricorda il linguaggio giornalistico, ma non perde mai la capacità di coinvolgere emotivamente chi legge.

La narrazione evita toni eccessivamente drammatici, rendendo più efficaci i momenti di rivelazione. Qualche passo può risultare prevedibile o più orientato a trasmettere un messaggio che a far avanzare la trama, ma ciò non ne diminuisce l’impatto complessivo.

“Quei ragazzi erano impazziti di rabbia, mettevano le bombe sugli autobus, sequestravano, rapinavano… La gente era stanca, aveva paura…” “Per cui bisognava farli fuori tutti, vero? È così che è andata?” – “Tutti, Stella! Tutti!”

Non di fidare è un’opera che unisce impegno civile e costruzione narrativa, capace di coinvolgere il lettore sia sul piano emotivo sia su quello etico.

È un libro che interroga profondamente il concetto di identità e ricorda quanto il passato, anche quando rimosso, continui a chiedere conto nel presente.

Io ti odio, papà. Ma non so che farmene della tua condanna.

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