In salotto con… Armando Guarino

In salotto con...Armando Guarino

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Claudia Pieri

Gradito ospite di oggi del nostro spazio dedicato alle interviste con gli autori “In salotto con…” Armando Guarino.

Nato a Napoli nel 1969, Armando Guarino è autore della serie di romanzi gialli con protagonista l’ex ispettore della polizia Tonino Santonastaso. 

Con Ben Moussa, il bambino nello specchio nel 2022 ha vinto il concorso letterario internazionale Publio Virgilio Marone

Con Homo Scrivens nel 2023 ha pubblicato La solitudine dei corpi, finalista ai concorsi Giallo Trasimeno e Garfagnana in giallo, dove riceve la menzione speciale come  “migliore storia gialla”: i protagonisti sono Corrado Rota e Susy Scala, che ritornano nel suo nuovo romanzo Un attimo prima di morire.

Un attimo prima di morire è stato letto e recensito per Salotto Giallo da Claudia Pieri (recensione a questo link), che con l’occasione ha posto all’autore qualche domanda di approfondimento.

Il concetto di “attimo” ricorre spesso nel romanzo. Come è nato, che significato ha per lei e come lo ha sviluppato nella storia? 

“L’Attimo” come momento narrativo ha, secondo me, una potenza enorme, basti pensare alla letteratura presente sugli “sliding doors”, quei “what if” che ci ricordano quanto le cose che si preparano per una vita possono cambiare in un attimo, restituendo a questa quel senso di “destino” e aiutando a tenere in vita la speranza.

Nella storia in particolare diventa importante proprio per ciò che succede alle due vittime durante le ultime settimane, fino agli istanti che precedono la loro fine. 

Napoli emerge quasi come un vero e proprio personaggio del romanzo. Come ha scelto quali contrasti, luci e ombre raccontare? Quali caratteristiche della città l’hanno più ispirata nell’atmosfera e nei personaggi? 

Ho dovuto prestare molta attenzione perché non solo Napoli per me è molto potente e, nel rappresentarla, rischia di fagocitare storia e personaggi, ma in questo momento è anche onnipresente e viene raccontata, anche se un po’ stereotipata, in molte serie tv e romanzi. Poteva quindi esserci il pericolo di cadere nel banale o nel già detto.

Napoli invece è una città molto complessa, è composta da mille substrati, ha e vive mille contrasti e volevo cercare di definirla, per quanto possibile, in modo oggettivo. Così, per raccontarla al meglio, ho utilizzato sia gli occhi dell’ispettore Corrado Rota, milanese, che insieme a quelli di Susy Scala, visto il suo ritorno dopo anni di studio a Padova, riescono ad avere una visione della città più distaccata, sia quelli di Gargiulo, che da napoletano verace, ha come unica missione quella di far innamorare “lo straniero” della sua città e nel contrasto delle voci esalta invece la parte solare della città. 

Il romanzo alterna più voci e personalità diverse. Come ha fatto a far convivere e armonizzare i diversi personaggi all’interno della storia? 

Da lettore amo gli scrittori che sono in grado attraverso una narrazione corale di delineare più personaggi ben costruiti, ognuno con una propria parte specifica all’interno della storia.

Questo ovviamente non è semplice, soprattutto perché è importante che la presenza di ogni personaggio sia sempre funzionale alla storia e non sia un elemento distaccato e senza continuità.  

La fragilità dei giovani è un tema ricorrente in Un attimo prima di morire. Cosa l’ha spinta a esplorare questa condizione e come ha influenzato i personaggi e la trama? 

L’idea del romanzo è nata dopo un fatto di cronaca realmente accaduto che ha visto una ragazza di diciassette anni vittima di un ragazzo conosciuto da poco sui social.

Avendo due figli che, quando ho iniziato a scrivere, avevano appena oltrepassato quella fascia d’età, ho ritenuto fosse importante parlare di questa generazione, a mio parere, fragile, composta da persone che, pur potendosi collegare con il mondo intero, sono fondamentalmente sole, con una grossa difficoltà ad allacciare rapporti interpersonali e un rapporto con i social non sempre sano.

Noi sappiamo bene che tutti i social sono una lente deformante attraverso la quale noi trasmettiamo un’immagine spesso non veritiera di noi, cercando di incontrare il “like” o comunque la condivisione di altri.

Tutto questo, compreso una ovvia conseguenza come l’incomunicabilità tra ragazzi e i loro genitori, mi ha spinto a voler esplorare questa generazione e di provare a raccontarla nella mia storia. 

Il dolore improvviso e le emozioni dei personaggi sono centrali. Quanto la scrittura è guidata dall’osservazione dei sentimenti rispetto all’indagine? 

Molto. A me ha sempre interessato indagare l’animo umano, entrare all’interno delle sensazioni, ricercare le emozioni e i sentimenti che, secondo me, sono sempre il motore di tutto ciò che facciamo.

Naturalmente questo vale ancor di più se ci spingono al limite, come ad esempio a commettere atti violenti, a far uscire il lato oscuro che ognuno di noi comunque in parte ha.

È anche per questo che ho voluto che uno dei protagonisti fosse una psicologa criminale, proprio per permettermi di esplorare di più le vite delle persone e arrivare alla risoluzione dell’indagine attraverso l’osservazione dei loro sentimenti piuttosto che dagli indizi o prove materiali che possano condurre all’assassino. 

Un attimo prima di morire è un romanzo particolarmente introspettivo. Perché ritiene che il genere giallo/noir sia adatto a veicolare messaggi sociali e a stimolare riflessioni che vanno oltre il semplice intrattenimento? 

In verità ci sono diversi personaggi, molto più illustri di me, che attribuiscono al genere crime il ruolo di romanzo sociale. Credo sia dovuto al fatto che, probabilmente, questo genere, più di tutti gli altri, riesce oggi a raccontare la quotidianità con le contraddizioni e i malesseri di questa società.

Poi ritengo che a dire il vero sia sempre accaduto, se pensiamo che anche Agatha Christie nei suoi romanzi in realtà denunciava vizi e crimini di una certa classe sociale inglese, portandola alla luce e, in quel periodo, mostrandola molto meno nobile di quanto fosse considerata.

Forse ci si sorprende perché per anni il “giallo” è stato sempre considerato letteratura di serie B, soltanto perché popolare.

Per quanto mi riguarda ritengo naturale che si scriva per generare una riflessione, per stimolare una discussione o semplicemente per mantenere l’attenzione su un tema, almeno per me, importante, senza però voler esprimere giudizi o addirittura avere l’ambizione di porre soluzioni. 

Infine, la nostra domanda di rito. Ha la possibilità di sedersi nel nostro Salotto, invitare il suo autore o autrice preferito/a e fargli/le una sola domanda. Chi invita e cosa gli/le chiede? 

Innanzitutto, dovrebbe essere un Salotto molto ampio, perché amo e ho amato diversi scrittori e sarebbe impossibile limitarsi a una sola domanda.

Volendo però giocare con lei, siccome non ho avuto la fortuna di poter incontrare Andrea Camilleri, se avessi la fortuna di conoscerlo nel suo Salotto, potrei rivolgergli una sola domanda: “Maestro, posso starle accanto mentre crea una sua storia?”

Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista
Un attimo prima di morire Salotto Giallo

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