Recensione di Tiziana Cavanna
TRAMA
Rowan è uno storico londinese che ama starsene nel suo accogliente appartamento, svegliarsi con comodo, farsi un caffè e mettersi subito al lavoro. La vita, insomma, priva di seccature di un uomo preso innanzi tutto dai suoi studi. Di tanto in tanto riceve la visita di Gloria, un’indossatrice con cui ha una relazione.
Gloria è bella, linguacciuta e piena di energia. Nutre, però, l’illusione, nefasta per lui, che il matrimonio possa dare uno scopo alla sua vita. Per riparare con un mazzo di rose a un violento litigio con Gloria, Rowan entra un giorno in un negozio di fiori di Notting Hill. Viene accolto da una ragazza, Cressida, di una bellezza incredibile, dai capelli accesi dal sole come quelli di una principessa delle favole e un viso così etereo e vulnerabile da suscitare un fascino arcano.
Quasi inavvertitamente, Rowan comincia a flirtare con lei e la sera ci finisce a letto. Il maldestro rapporto che ne segue sembrerebbe porre subito fine alla storia, salvo che, trascorso qualche mese, Cressida annuncia di essere incinta. Una circostanza molesta, che Rowan decide di risolvere sposando la ragazza e allontanandola da sé in un cottage a Beckham, un lindo villaggio addormentato nel Kent. Lì Cressida si dedica interamente a Mary Rose, la piccola di salute cagionevole nata dal fugace incontro.
Nei ritagli di tempo, mentre continua la sua relazione con Gloria, Rowan la va a trovare. Benché emotivamente sterile e soffocante, il rapporto con Cressida sembra aver trovato un equilibrio accettabile. Le cose precipitano, però, quando una bambina, Maureen Sutton, scompare nell’agglomerato di case popolari che confinano con Beckham. Terrorizzata per la sicurezza di Mary Rose, Cressida si comporta in una maniera sempre più inquietante, mentre gli orrori nascosti sotto i merletti e le tovaglie di una casa in apparenza perfetta affiorano inesorabilmente
Rowan, dopo l’ennesimo litigio con Gloria, entra in un negozio di fiori dove incontra Cressida rimanendo folgorato dal suo aspetto.
Il loro incontro si trasforma così in una relazione fugace che culmina con una gravidanza inattesa.
Con la nascita di Mary Rose, moglie e figlia si trasferiscono nel Kent e tra i due sembra stabilirsi un tranquillo equilibrio, che viene interrotto bruscamente dalla scomparsa di una bambina del villaggio.
Rowan è uno storico, un uomo colto, abitudinario, emotivamente distaccato, che preferisce fuggire dalle proprie responsabilità. La sua vita tranquilla a Londra però viene sconvolta dall’incontro con Cressida che decide di sposare, pur senza esserne innamorato, dopo la scoperta di aspettare un bambino.
Questo evento fa crollare psicologicamente Cressida, che riversa la sua crescente tensione anche su Mary Rose, rendendola sempre più chiusa.
Come avrei potuto sapere che di lì a poco avrei provato l’inquietante sensazione che quella sventurata bambinetta fosse uscita dalla tomba per venire a piazzarsi sul divano del mio cottage

Caroline Blackwood
Caroline Blackwood (1931-1996), donna di grande fascino e bellezza, erede di una ricca famiglia aristocratica angloirlandese, visse una vita frenetica e bohémienne.
Contro la volontà dei genitori sposò in prime nozze Lucian Freud, all’epoca pittore non ancora celebre né ricco e, dopo anni di amore tempestoso, contrasse un nuovo matrimonio con il compositore Israel Citkowitz, da cui ebbe tre figli.
Infine, sposò in terze nozze il poeta americano Robert Lowell, che morì in un taxi stringendo tra le mani il celebre ritratto che Lucian Freud aveva dipinto di lei.
Caroline Blackwood iniziò a scrivere negli anni settanta e il suo romanzo Great Granny Webster fu finalista al Booker Prize del 1977.
Feltrinelli Gramma ha pubblicato Il destino di Mary Rose (2025).
Caroline Blackwood ambienta questo romanzo tra Londra e il Kent. Due realtà completamente diverse tra loro: Londra, città viva e caotica, mentre il villaggio del Kent è un luogo in cui il tempo sembra sospeso. Il cottage è uno spazio claustrofobico, isolato, dove Cressida cresce Mary Rose prigioniera delle sue manie.
Quel cottage mi aveva sempre trasmesso una violenta sensazione di claustrofobia. Era talmente angusto e démodé da risultare repellente: benché fosse una vera abitazione d’epoca, mi ricordava le peggiori sale da tè “caratteristiche” che piacciono tanto ai turisti stranieri…
La narrazione è lineare, con una tensione che cresce in modo costante. I dialoghi e le descrizioni sono essenziali, a volte inquietanti.
Il destino di Mary Rose è privo di colpi di scena, sono l’atmosfera e i luoghi che lo rendono disturbante.
Accanto a Rowan, protagonista maschile, c’è Gloria, la sua compagna di Londra, modella, donna vivace e impulsiva; Cressida, vulnerabile, misteriosa che diventa sempre più instabile, emotivamente e psicologicamente; la piccola Mary Rose, personaggio silenzioso e dalla salute precaria, che diviene il fulcro delle tensioni tra i protagonisti. Infine, gli abitanti del villaggio che apportano maggiore spessore alla storia.
..Mary Rose pareva sempre ammalata. Aveva un faccino emaciato, dai lineamenti irregolari; braccia e gambe come stecchi bianchi, il petto gracile e poco sviluppato, e lievi chiazze violette d’ansia sotto gli occhi….
Con uno stile essenziale e senza fronzoli, Caroline Blackwood evoca nel lettore emozioni profonde, affrontando nelle pagine diverse tematiche: il distacco emotivo, la maternità disturbata, l’indifferenza maschile e la fragilità infantile.
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