Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Emanuela Ferrara
Gradito ospite di oggi del nostro spazio dedicato alle interviste agli autori “In salotto con…” Francisco Lorenzo.
Nato a Santiago de Compostela nel 1986, Francisco Lorenzo è laureato in Pubblicità e Relazioni pubbliche. Ha sempre sentito il bisogno di creare storie e nel 2021, con l’aiuto di un editore di giochi da tavolo, ha lanciato un’escape room narrativa da lui ideata.
Tuttavia, il suo modo preferito di raccontare storie è sempre stato il romanzo.
La Newton Compton ha pubblicato Il manipolatore e il più recente Amnesia, di cui trovate a questo link la recensione di Emanuela Ferrara per Salotto Giallo.
Abbiamo colto l’occasione per intervistare l’autore e approfondire alcuni aspetti del suo ultimo romanzo.
Amnesia colpisce per lo stile asciutto, essenziale, a tratti quasi fanciullesco, come se fosse scritto direttamente dalla mente del protagonista. Una scrittura intimista, sobria ma attentamente calibrata. Quanta importanza hanno avuto, per te, i dialoghi tra la parte pessimista e quella ottimista del protagonista? È stato complesso dare voce alla mente?
Il protagonista, Arturo, è un personaggio che tende a essere ingenuo, talvolta persino infantile. Questo tratto rappresenta una delle chiavi della storia, approfondita nella terza parte del romanzo, di cui però non posso rivelare troppo per evitare spoiler.
Poiché la narrazione è in prima persona e al presente, ciò che leggiamo corrisponde esattamente ai pensieri di Arturo, espressi nell’istante stesso in cui gli passano per la mente. È una scelta che, a mio avviso, favorisce l’immersione del lettore nella storia, pur essendo la voce narrante più difficile da costruire. Bisogna infatti fare molta attenzione a non cadere nelle “spiegazioni per il lettore”.
Ad esempio, se voglio che il lettore sappia com’è la casa di Arturo, non posso far sì che lui la descriva dettagliatamente, perché la conosce già e sarebbe innaturale pensare: “entro nel salotto di casa mia, che è grande, con due divani e diversi scaffali pieni di libri”. Per Arturo tutto questo è scontato, proprio come per noi non ha senso descrivere mentalmente la nostra sala quando ci entriamo. Ecco cosa intendo con “spiegazioni per il lettore”. Se la prospettiva è davvero quella della sua mente, il pensiero sarà semplicemente: “entro nel salotto”.
Lo stesso vale per gli elementi del suo passato: Arturo può ricordarli, ma nel riportarli mi sono sempre preoccupato di non trasformarli in spiegazioni artificiose. È qui che entrano in gioco le parti pessimista e ottimista: fungono da catalizzatori di un dialogo interiore a tre voci, che permette di esplorare e raccontare la vita e il passato di Arturo in maniera più naturale rispetto a un resoconto diretto.
A proposito di mente, il protagonista è in cura psichiatrica e psicologica ma non tutti i membri della sua famiglia lo sanno. Perché? Credi che le patologie mentali siano ancora un tabù?
Sì, penso che le malattie mentali siano ancora un argomento tabù, anche se, per fortuna, sempre meno. È proprio per questo che alcuni membri della famiglia di Arturo non sono a conoscenza del suo percorso terapeutico, ed è anche il motivo per cui nella prima pagina del romanzo ho voluto inserire una dedica alla salute mentale.
Credo che i disturbi psicologici o mentali dovrebbero essere trattati alla stregua dei problemi di salute fisica: parlarne in modo naturale, quando è opportuno farlo.
Non significa dover dire a chiunque “soffro di questo o di quello”, così come non racconteremmo a tutti di avere i calcoli renali. Lo si condivide con chi si ha accanto o nelle situazioni che lo richiedono.
Allo stesso modo, un disturbo come quello di Arturo dovrebbe poter essere affrontato apertamente in famiglia, senza però sentirsi obbligati a comunicarlo a vicini o sconosciuti. È con questa convinzione che ho scelto di rappresentarlo nel romanzo.
Cosa farebbe Francisco Lorenzo se un giorno qualcuno dovesse dirgli di averlo visto prendere a pugni qualcuno e ne fosse assolutamente certo? Impazzirebbe?
Dovrebbe accadermi, ma inizialmente penserei che si tratti di uno scherzo, se qualcuno me lo dicesse.
Se però si accumulassero più eventi simili a quelli che vive Arturo nel romanzo — che preferisco non citare per evitare spoiler — credo che reagirei nello stesso modo: rivolgermi a un professionista in grado di comprendere la memoria e la mente umana. Chi ha letto il libro e sa cosa succede ad Arturo, e cosa gli viene detto durante i colloqui con la psicologa e lo psichiatra, potrà capire meglio a cosa mi riferisco.
Manipolare la realtà è oggigiorno più facile di quanto si pensi. Qual è la tua posizione a proposito di intelligenze artificiali, fake news e bombardamenti mediatici?
L’intelligenza artificiale mi sembra uno strumento potenzialmente molto utile, a seconda di come viene impiegato. Può farci risparmiare tempo in alcuni processi automatizzati, ma può anche essere usato in modo scorretto, ad esempio per scrivere un lavoro universitario, cosa che annullerebbe l’apprendimento dello studente. Va utilizzata con cautela, perché ho potuto constatare più volte che commette errori: ogni volta che la uso confronto e verifico ciò che produce, e consiglio a tutti di fare lo stesso.
Per quanto riguarda le fake news, sono ovviamente contrario: rappresentano un chiaro esempio di disinformazione.
Quanto al bombardamento mediatico, oggi siamo sempre più esposti a una quantità enorme di contenuti, e credo sia fondamentale imparare a essere selettivi e critici, scegliendo quali informazioni accogliere e verificandone la veridicità, proprio perché tra di esse possono infiltrarsi notizie false.
Se colleghiamo questi tre aspetti — intelligenza artificiale, fake news e sovraccarico informativo — con Amnesia, possiamo intravedere un parallelismo con ciò che vive il protagonista.
Arturo è vittima di informazioni che si possono paragonare a fake news: viene travolto da un flusso sempre più intenso di dati man mano che la storia procede, e le “intelligenze artificiali” (così potremmo chiamare gli altri personaggi) gli forniscono notizie di cui non conosce l’attendibilità, rendendo difficile verificarne la verità.
Infine, la nostra domanda di rito. Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda. Chi inviti e cosa gli chiedi?
Inviterei Arthur Conan Doyle e gli chiederei quali processi mentali seguiva per intrecciare tutti i fili di un caso di Sherlock Holmes. I miei romanzi sono costruiti come puzzle con molti pezzi che alla fine si incastrano, proprio come accade nelle sue opere, e anch’io seguo un mio metodo per elaborarli. Sono però certo che dal suo approccio potrei imparare moltissimo.
Traduzione a cura di Barbara Terenghi Zoia
Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista.

Link d’acquisto:

