Non è successo niente di grave di Michele Brambilla

Non è successo niente di grave Salotto Giallo

Recensione di Marco Lambertini

TRAMA

Tutto inizia con una telefonata nella notte del 7 marzo 1980: «Alza le chiappe e vai a Besana Brianza, hanno ucciso una donna». Da quel momento, un giovane cronista, corrispondente del «Corriere d’Informazione», si trova catapultato in un’indagine che diventerà uno dei casi più avvincenti della cronaca nera italiana, fra bugie e verità scomode.

La tragedia, avvenuta tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera del 1980, sconvolge la placida e ricca Brianza. Uno di quei delitti che, oggi, chiameremmo femminicidio: all’epoca era semplicemente un omicidio, in un mondo che ragionava quasi esclusivamente al maschile.

Ma dietro quella morte violenta si nascondono segreti, passioni proibite e un mondo di voci sussurrate che fanno tremare le famiglie e scuotono le istituzioni. Ispirandosi alle sue esperienze di cronista in erba, Michele Brambilla scrive un noir raffinato che intreccia cronaca e memoria, restituendo il sapore autentico di un’Italia che non c’è più e di un mestiere fatto ancora di intuito e scarpe consumate.

Ci sono libri che catturano per la trama e altri che si distinguono per l’atmosfera.

Non è successo niente di grave di Michele Brambilla riesce a unire entrambi gli aspetti.

Ufficialmente si presenta come un noir ambientato in Brianza negli anni Ottanta, ma si configura soprattutto come un viaggio in un’Italia che sembra lontana e che invece appare immediatamente riconoscibile.

La vicenda prende avvio da una telefonata secca e brutale:

«Alza le chiappe e vai a Besana Brianza, hanno ucciso una donna».

È il marzo del 1980, e un giovane cronista del Corriere d’Informazione viene inviato a seguire un omicidio. La vittima è la dottoressa Caterina Besozzi, trovata senza vita nella sua villetta. Da questo fatto di cronaca si sviluppa una storia che non è soltanto un’indagine, ma anche un’immersione nella provincia lombarda, con le sue facciate rispettabili e i suoi segreti indicibili.

La narrazione ruota intorno a una galleria di personaggi.

Il protagonista è il cronista stesso, sostanzialmente Michele Brambilla agli inizi della sua carriera giornalistica: giovane, inesperto, ma animato da una forte spinta verso il mestiere e verso la vita.

Attraverso la sua prospettiva emergono non solo la Brianza, ma anche le dinamiche del giornalismo dell’epoca: redazioni affollate, telefoni a gettoni, corse notturne verso la notizia.

Accanto a lui compare Beppe, collega più anziano e già affermato all’Unità.

È un personaggio ruvido, diretto, a tratti disilluso, che introduce il protagonista ai rituali della cronaca: il bar come ufficio informale, i rapporti con i carabinieri, i metodi per ottenere dettagli da un testimone.

Il maresciallo Vicinanza rappresenta un investigatore atipico: non rigido o inflessibile, ma consapevole delle fragilità umane e incline a un approccio più pietoso che giudicante. A completare il quadro c’è don Tranquillo, parroco del paese, che conosce profondamente i suoi fedeli e ne intuisce le ombre. Una delle sue affermazioni diventa chiave di lettura del romanzo:

«Tutti hanno qualcosa di inconfessabile. Tutti. Nessuno escluso».

La vittima, Caterina Besozzi, rimane una presenza costante e sfuggente: il suo profilo prende forma solo attraverso le testimonianze, spesso discordanti, delle persone che la circondavano. In questo intreccio di voci, la comunità di Besana Brianza si delinea come un vero personaggio collettivo, un paese in cui tutti sembrano sapere, ma nessuno conosce davvero la verità.

L’ambientazione profuma di anni Ottanta.

Michele Brambilla

Michele Brambilla (Monza, 1958) è giornalista e saggista.

Dopo aver diretto «La Provincia» di Como, la «Gazzetta di Parma», «il Resto del Carlino» e «QN Quotidiano Nazionale», dal 2024 è direttore de «Il Secolo XIX».

Tra i suoi libri: L’Eskimo in redazione (1991), Sempre meglio che lavorare (2008), Coraggio, il meglio è passato (2009), Vinceremo di sicuro (2015), In provincia (2023), I peggiori anni della nostra vita (2024).

Con Aldo Giovanni e Giacomo ha pubblicato Tre uomini e una vita (2016).

Brambilla ricostruisce la provincia con le villette ordinate, i giardini curati, i bar pieni di chiacchiere, i soprannomi che emergono nei dialoghi.

Si tratta di un mondo più lento rispetto al presente, dove ogni evento acquisisce un peso rilevante. L’autore evoca inoltre il clima di fine anni Settanta e inizio anni Ottanta, segnato da terrorismo, depistaggi e tensioni, ma anche attraversato da una forte spinta di rinnovamento.

E poi c’è Milano, che fa da contrappunto con le sue redazioni tradizionali: macchine da scrivere, posta pneumatica, cronisti che vivono la notizia come una missione. In questo senso, Non è successo niente di grave si configura anche come un omaggio nostalgico a un giornalismo fatto di scarpe consumate e notti insonni, lontano dalle logiche imposte oggi dai social.

Il titolo, Non è successo niente di grave, apparentemente leggero,
racchiude un’ironia amara.

Nella Brianza raccontata da Brambilla, infatti, accade molto: un omicidio che scoperchia la vita nascosta di una comunità. L’autore non ricorre a colpi di scena frenetici, ma costruisce una tensione sottile basata su silenzi, mezze frasi e sguardi che rivelano più delle parole.

Lo stile è limpido ed essenziale, capace di restituire atmosfere e suggestioni senza appesantire la narrazione. Particolare rilievo assumono alcune frasi, come quella del maresciallo Vicinanza:

«Non c’è nessuno che sia tutto buono o tutto cattivo. C’è solo chi resiste meglio e chi peggio».

Non è successo niente di grave non si limita a rimanere nei confini del noir: è anche un romanzo sull’animo umano, sulle sue contraddizioni, sulle colpe e sulla pietà.

Salottometro:

Non è successo niente di grave Salotto Giallo

Link d’acquisto

Cartaceo
Ebook

,

Scopri di più da SALOTTO GIALLO

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere