In salotto con… Silvia Nirigua

In salotto con Silvia Nirigua

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Emanuela Ferrara

Gradita ospite dello spazio di oggi dedicato alle interviste “In salotto con…” Silvia Nirigua, autrice di Tre di notte.

Silvia Nirigua vive a Bologna ed è scrittrice e sceneggiatrice.

Ha pubblicato Trema, fanciulla, trema (Zoe, 2003), Un quarto di me (Meridiano Zero, 2006, da cui è stato tratto uno spettacolo teatrale), La metà di tutto (Sartorio, 2008) e il racconto Due minuti nella raccolta Giovani cosmetici (Sartorio, 2008).

Nel marzo 2025 con Fernandel, Silvia Nirigua pubblica Tre di notte, un romanzo che con una scrittura affilata e uno stile chirurgico non concede tregua al lettore, fino ad un finale davvero inaspettato.

Lo ha letto e recensito per noi a questo link Emanuela Ferrara che con l’occasione ha posto all’autrice alcune domande.

Partiamo citandoti. In Tre di notte Alberto, l’unico protagonista maschile, dice a proposito della lettura e dei libri più in generale: “vedi non è la vita che ti ha tradito, sono i libri che l’hanno fatto, loro hanno mentito, non la realtà”. Come può un libro mentire? E tu sei mai stata tradita da un poeta o letterato?  

Non credo sia l’arte a mentire è più probabile che siamo noi a fraintendere la sua funzione. I libri, i film, la musica rendono la vita sopportabile e degna di essere vissuta ma non sono la vita.

L’arte prepara l’animo umano a vette di grande intensità che però, nel corso dell’esistenza, raramente si raggiungono. Così Lia, il personaggio del romanzo, si sente tradita dalla sua vita, ma è davvero così? 

Perché hai scelto di raccontare una cena a sfondo erotico organizzata da una coppia sposata con una ragazza conosciuta in una chat di settore? Secondo te, c’è più intensità, più vita, in un incontro al buio di questo tipo che in una cena tra semplici amanti? 

Quello che mi incuriosisce è ciò che tiene unite le persone e ciò che le allontana.

Mettendo in scena una dinamica a tre avevo la possibilità di parlare di solitudine, quella di chi è single ma anche quella di coppia. 

In Tre di notte c’è tanta sofferenza e tanta voglia di riscatto. Credi davvero che bisognerebbe andare incontro al famoso proiettile per potersene liberare una volta per tutte?  

Molto bella questa domanda. Penso che per poter convivere il più possible serenamente con se stessi sia importante non mentirsi e andare incontro ai propri demoni.

Incontrare l’altro, lo sconosciuto, significa andare incontro ad una parte di noi, e non sempre questo confronto è piacevole… 

Chi è Silvia Nirigua? Sento, magari mi sbaglio e ti chiedo scusa, che in queste pagine c’è del vero: le emozioni sono così palpabili che pare nascano da un’esperienza vissuta. Quindi possiamo immaginarti come Lia? Cosa pensi realmente di lei e cosa di Elena?  

La realtà ci vorrebbe monolitici, una cosa e una soltanto. La molteplicità crea diffidenza e sospetto, rende le persone più difficilmente etichettabili ma nessuno è veramente uno. Io sono tutti e tre i personaggi, per questo li amo tutti, Elena compresa. 

Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi?  

Uno dei miei libri preferiti è Scritto sul corpo di Jeanette Winterson, in cui l’autrice narra la sua storia d’amore con una donna, Louise, che è il simbolo dell’amore ideale.

Ho scritto a Jeanette Winterson per chiederle se avesse mai incontrato alla fine Louise ma la scrittrice non mi ha mai risposto. Al suo posto lo hanno fatto le sue agenti che mi hanno scritto che non possono dare informazioni personali riguardo alla loro assistita. Penso non avessero capito la domanda… 

Salotto Giallo ringrazia l’autrice per la disponibilità all’intervista.

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