Lucia di Bernard Minier

Lucia Salotto Giallo

La prima indagine

Recensione di Marco Lambertini

TRAMA

A Madrid è notte fonda, un temporale infuria sulla città. Su una collina, un uomo si guarda morire sulla croce a cui è stato incollato. Più tardi, mentre la pioggia lava via il sangue, la Scientifica è già al lavoro: quello non è un morto qualsiasi, quell’uomo è un agente della Guardia Civil.

La tenente Lucia Guerrero – una guerriera coraggiosa e insofferente alle regole – arriva sul posto giusto in tempo per veder spirare il suo collega, Sergio Castillo Moreira. Chi può aver commesso un delitto così atroce?

A Salamanca, un gruppo di studenti del laboratorio di Criminologia guidato dal professor Salomón Borges scopre l’esistenza di un serial killer passato inosservato per decenni e che compie i suoi crimini in modo da farli assomigliare a dipinti rinascimentali o barocchi. O meglio, ai dipinti che a loro volta si ispiravano alle Metamorfosi di Ovidio, carichi di tutta la violenza, della gelosia e della sete di vendetta degli dèi greci e romani.

L’«assassino della colla» e quello delle «metamorfosi» sono la stessa persona? Lucia Guerrero si troverà a indagare tra arte e mitologia, tra incubi e perversioni, in un oscuro viaggio negli inferi, alla scoperta di insospettabili segreti, più terrificanti di qualsiasi mito.

Il prologo di Lucia, come un fendente di coltello affilato, ci porta subito al centro di un orrore senza senso.

Il suo volto rifletteva tutto lorrore che provava per lo spettacolo che attendeva Lucia lassù. Li chiamavano cruceiros. Calvari. Ce nerano migliaia in Galizia, nella parte occidentale del Paese. Ma erano molto lontani dalla Galizia: solo trenta chilometri a nord-ovest di Madrid. In aperta campagna. Distanti da qualsiasi abitazione. Lucia seguì con gli occhi la direzione indicata. La croce a destra…

Lucia Guerrero, la protagonista, entra subito in scena e riempie le pagine con una personalità che supera la sua figura minuta. Soffre della SGSR, la sindrome delle gambe senza riposo, che le provoca movimenti involontari anche da seduta o mentre si addormenta.

Lucia è tenente dell’UCO, unità d’élite della Guardia Civil specializzata in omicidi complessi e seriali.

Sul campo è un segugio instancabile, che non molla mai la preda, anche a costo di disobbedire agli ordini. La sua vita privata è tormentata: ha un figlio che vede poco e un ex marito che cerca in tutti i modi di farla sentire inadeguata. Ha perso un fratello, Rafael, e questa ferita torna spesso nei suoi incubi. I suoi fantasmi, però, la rendono ancora più determinata: quando indaga, si isola da tutto per entrare in sintonia con i predatori a cui dà la caccia.

Lucia si è costruita una corazza dura, ma la morte del fratello per overdose la rende fragile e sconvolta di fronte alla perdita, soprattutto se riguarda chi le è vicino.

Un grande tatuaggio. Dalle scapole al fondoschiena. Con le braccia aperte come in croce, che però non era un Cristo. O forse il suo Cristo. Rafael. Per sempre attaccato alla sua pelle. Lo avrebbe tenuto stretto a sé per tutta la vita. Se lera fatto fare alletà di diciotto anni. Il primo. Solo poche settimane dopo…

Il terribile omicidio descritto nel prologo colpisce Lucia negli affetti più profondi, rendendola ancora più determinata a fare giustizia.

Accanto a Lucia emerge il personaggio di Salomón Borges, professore di criminologia a Salamanca. Docente carismatico, ha fondato un gruppo di ricerca legato al progetto DIMAS: un rivoluzionario software che consente alle forze dell’ordine di incrociare i dati di diverse indagini in un unico database. Grazie all’intuizione di uno studente, il gruppo collega il caso seguito da Lucia ad altri tre omicidi avvenuti in Spagna nell’arco di trent’anni.

“DIMAS. (Da Dimas, noto anche come Dismas o Dimaco, dal greco dysmas, «tramonto», patrono dei ladri: questo era il nome che avevano scelto per il loro software «ladro» di dati.)

Tra Borges e Lucia si instaura subito una sintonia particolare. La voce magnetica del professore lo rende affascinante, nonostante l’aspetto dimesso.

Il personaggio del profiler – già esplorato in mille salse sin dai tempi del Silenzio degli innocenti – qui diventa invece un valore aggiunto: le interazioni tra Borges e Lucia sono piccole gemme incastonate in una storia nera e cruda.

«Intendo dire che ha voluto coinvolgere tutti e due, Salomón. Uccidendo il mio collega e utilizzando della colla, ci ha riuniti. Hai ragione: è lui che conduce le danze sin dallinizio e ha scelto i ballerini.» «Perché coinvolgerci?» domandò lui fissandola, e lei si accorse che era preoccupato. «Perché avrebbe scelto noi? Credi che sianascosto da qualche parte nel nostro passato?»

I personaggi sono una delle forze trainanti della storia.

Tutti, anche i comprimari, sono ben tratteggiati e contribuiscono a rendere la trama credibile e coinvolgente.

Bernard Minier

Bernard Minier sin dalla pubblicazione del suo primo giallo, Il demone bianco, premio per il miglior romanzo in lingua francese del festival Polar 2011 di Cognac, riscuote un grande successo.

Le sue ultime opere, Non spegnere la luce, Notte, Sorelle (pubblicati da La nave di Teseo) e Una fottuta storia (nuovamente premio per il miglior romanzo in lingua francese del festival Polar 2015 e pubblicato da Baldini+Castoldi nel 2019) lo confermano come uno degli autori imprescindibili del thriller francese.

I suoi romanzi sono tradotti in ventotto lingue. Per Baldini+Castoldi, nel 2022, è uscito M. Sul bordo dell’abisso

La scrittura di Bernard Minier è magnetica e ipnotica. Trasforma la lettura in un’esperienza immersiva e inquieta, in cui il lettore segue i protagonisti nella caccia a un assassino spietato e, al tempo stesso, perversamente edonista.

I luoghi diventano un elemento narrativo potente, così come la stagione invernale che avvolge Salamanca in un’atmosfera cupa e ovattata, dove le ombre sembrano quasi prendere vita.

I capitoli si susseguono scandendo ore e giorni, con un ritmo serrato e senza pause. Alcuni interludi danno voce all’assassino, rendendo la lettura ancora più originale e avvincente.

Lucia Guerrero è una nuova protagonista destinata a lasciare il segno.

Piccola, testarda, empatica e feroce, dà anima e corpo a un racconto che poteva sembrare già sentito e invece sorprende per freschezza e originalità.
Il finale, che appare semplice e lineare, all’improvviso devia e colpisce di lato, proprio quando il lettore sta per rilassarsi.

Una lettura consigliata e un arrivederci a Lucia, già protagonista di un secondo romanzo che speriamo arrivi presto anche in Italia.

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