Una domenica senza fine di Paolo Maggioni

Una domenica senza fine Salotto Giallo

Recensione di Francesca Pica

TRAMA

Milano, domenica 29 aprile 1945. Mentre i cadaveri di Benito Mussolini, Claretta Petacci e di alcuni gerarchi vengono esposti in piazzale Loreto, un gruppo di anarchici guidati dallo spagnolo Agustino Barajas detto “Carnera” attraversa la città in direzione opposta.

Nelle ore in cui l’Italia festeggia la caduta del fascismo, Carnera ha qualcosa da fare. Cresciuto nella Barcellona rebelde dei primi anni Venti, vuole rovesciare il regime del generalissimo Francisco Franco che opprime il suo paese. Le armi, però, non fanno per lui.

Idealista, cultore di un’eleganza impeccabile, tra i migliori falsari d’Europa, Carnera intende approfittare di una Milano in preda alla frenesia, alle rappresaglie e ai regolamenti di conti per compiere un’azione impensabile.

Solo la più pura fantasia sovversiva può concepire un progetto tanto temerario, i cui effetti avranno ricadute sconvolgenti a mille chilometri di distanza: nella Madrid nera della dittatura falangista. Non esiste nessun dopoguerra e il conflitto di ieri lascia già il posto a nuove battaglie.

Milano era uscita dalle case: vecchi, bambini, donne, reduci, fascisti pentiti, oppositori dell’ultimo minuto, irriducibili, voltagabbana e curiosi. Tutti avevano un motivo per essere lì. Tutti camminavano nella ressa. Tutti pretendevano di vedere il corpo di Mussolini.

Non è una domenica qualunque quella in cui è ambientata Una domenica senza fine.

È domenica 29 aprile 1945. La domenica in cui i corpi di Mussolini, Claretta Petacci e di altri gerarchi sono stati esposti a Piazzale Loreto.

Ed è in mezzo a quel marasma di persone che si muovono i nostri tre protagonisti, ma cosa  hanno in comune la “Voce” del fascismo, una tranviera e staffetta partigiana e un anarchico spagnolo? Apparentemente nulla, se non la strana coincidenza di trovarsi tutti a Milano il 29 aprile 1945.

Diede la solita occhiata alla galleria e un’altra alla facciata di palazzo Marino. Una terza, al teatro. La conta dei danni era negli occhi. Macerie. Travi di legno divelte appoggiate ai marciapiedi. Voragini negli edifici, grandi buche sulle strade. Polvere, tantissima polvere.

È una Milano martoriata nell’aspetto estetico e nell’animo quella che descrive Paolo Maggioni in Una domenica senza fine, una città dilaniata dalla guerra, ma in festa… sì, perché Mussolini è stato catturato e Milano è stata dichiarata città liberata.

C’è una strana frenesia in quella domenica del 29 aprile 1945. Tutti che corrono verso Piazzale Loreto, si respira aria di libertà a Milano.

Libertà e attesa. Libertà e attrazione per il futuro.

E che appuntamento aspettavano tutti, Marta? Quello della vendetta? Quello di un destino nuovo? Forse, quello di chi aveva visto la Storia scorrere dallo spioncino della porta, passivo, inerme, e ora voleva scendere in strada per godersi lo spettacolo finale?

Ed è in questa Milano che si muovono i nostri tre protagonisti: Agustino Barajas, detto Carnera, anarchico e falsario spagnolo che è a Milano non per vedere Mussolini a piazzale Loreto, ma per una missione. Anzi due. Perché in Carnera lotta politica e vita privata si mescolano sempre, fino a congiungersi in un unico blocco di marmo che solo lui riesce a modellare.

Poi c’è Marta, Scheggia, madre di due figli, vedova, tranviera e partigiana. Marta che ha imparato a conoscere e (ri)conoscere la Storia dai visi delle persone. Lei, che ha deciso di proseguire la lotta politica del marito morto in Russia. Una donna, una madre che ha lottato clandestinamente per assicurare un futuro nuovo ai suoi figli.

È felice Marta, ma non sa che questa domenica rappresenterà per lei un blackout emozionale.

Conoscerà, anzi riconoscerà, qualcuno che l’aiuterà a comprendere meglio suo marito, Masini.

La guerra unisce, la clandestinità separa, il futuro ricuce.

E, infine, lui… la “Voce”: Daniele Colpani. Romano, speaker radiofonico, colui che ha raccontato le gesta del fascismo. Ha seguito il governo in fuga fino a Milano. Si sente braccato, ha paura ma sarà una strana telefonata a farlo uscire… a correre il rischio di farsi riconoscere.

Paolo Maggioni

Paolo Maggioni (1982) è mIlanese, beppeviolista e papà felice di Vera e Martino.

Inviato di Rai News 24, ha un passato felice come conduttore e autore di Caterpillar (Radio2), Forrest (Radio1) e dei programmi di Radio Popolare Network. All’attivo un noir (La calda estate del Commissario Casablanca, SEM Feltrinelli) e una  grafic novel su Giacinto Facchetti (Beccogiallo).

Ha condotto “Quelli che… Beppe Viola” su Rai3, nel 2012, documentario dedicato al grande giornalista milanese.

Insegna al Master di Giornalismo dell’Università Cattolica di Milano

Una domenica senza fine di Paolo Maggioni è un giallo dal ritmo serrato: quella domenica il lettore la vive insieme a Carnera, Marta e Daniele.

Si ha l’impressione di essere lì con loro, di correre per le strade di Milano accanto a Carnera, salire sul tram con Marta, nascondersi insieme a Colpani. Maggioni riesce a imprimere un’andatura incalzante a una vicenda che si svolge nell’arco di una sola giornata, anche se gli eventi e i colpi di scena sembrano dilatare il tempo.

Una domenica senza fine non è solo il racconto ispirato alla vita dell’anarchico Cerrada Santos, ma è il racconto di tre destini che si intrecciano nei meandri della Storia.

Una domenica senza fine è l’insieme di tre storie che concorrono a scrivere la Storia.

Se c’è un posto dove è stato bene, un posto a cui tiene, si procuri sempre una seconda chiave. Si porti via una buona scusa per poterci tornare.

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