Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
Il maresciallo Alfredo Mantegazza arriva sulla scena del crimine con una gran voglia di fumare. Ma ha smesso, ormai da qualche tempo, ed è sempre più nervoso, nonostante le sigarette elettroniche, il cane Ruben, le lavatrici che scandiscono la sua vita solitaria: le ha provate tutte, ma nulla riesce a calmarlo. Specie ora, di fronte a un caso così insolito.
Roberto Riva, un giovane di trent’anni, ultimo erede di un impero industriale, è stato trovato morto nelle acque ghiacciate del Lago Segrino, all’estremo confine della Brianza comasca e lecchese. La pista del suicidio non convince il maresciallo: perché un ragazzo ricco, di buona famiglia e a un passo dal matrimonio avrebbe dovuto uccidersi? E chi può essere l’assassino? L’unico dettaglio fuori posto riguarda la vita spirituale della vittima.
Roberto, da alcuni mesi, frequentava una misteriosa cascata presso cui si raccolgono numerosi fedeli sedotti dal carisma di Laide Frigerio, santona, veggente e guaritrice. Mantegazza intuisce che i Riva e la Frigerio nascondono qualcosa. L’azienda guidata dal padre e dallo zio di Roberto è l’unico appiglio che tiene unita una famiglia sconvolta da invidie, rancori e gelosie. Il culto della cascata invece, sempre più seguito, sta riscuotendo donazioni sospette.
Il lago prealpino, da lontano, sembrava una lastra di marmo lucida, finemente levigata, una superficie perfetta su cui i primi raggi del sole non rappresentavano che dei lievi graffi, incrinature, piccole e insignificanti variazioni sul tema.
L’incipit de Il mistero della cascata svela sin da subito lo stile di Giovanni Cocco, elegante, ricco di dettagli e fortemente visivo.
È l’inizio di un percorso narrativo che conduce il lettore nel cuore dell’Alta Brianza, tra paesaggi reali e inquietudini nascoste:
C’era in quei paesi, qualcosa di indefinibile, qualcosa di grigio, di livido, di spento, qualcosa che non avrebbe saputo definire con maggiore precisione, ma che assomigliava da vicino alla rassegnazione.
Il titolo, pur evocativo, non lascia intuire la complessità della trama, densa e ricca di intrecci, in cui nulla è come sembra.
Cocco costruisce una storia coerente e avvincente, sorretta non solo da un’ambientazione che non si limita a fare da cornice, ma diventa parte integrante del quadro narrativo, bensì anche da personaggi vividi e ben delineati, che ne sono il vero motore.
Figura centrale del romanzo, il maresciallo Mantegazza
di corporatura robusta… dagli occhietti vispi, dalla fronte alta, dal viso curiosamente affilato rispetto al resto del corpo, doveva andare per i cinquantacinque, forse appesantiti dalla strana andatura: l’uomo, infatti, trascinava goffamente la gamba destra
che si impone per la sua umanità e fragilità, ben lontano dagli stereotipi dell’investigatore infallibile suscitando nel lettore una immediata corrente di empatia:
Era un uomo dal carattere difficile, Alfredo Mantegazza, così almeno lo definivano gli altri, ma era una persona onesta.
Le sue vicende personali, punteggiate da un dialogo muto e incessante con la defunta moglie
Cosa darei per tornare a fare la spesa con te almeno una volta, Marta
si intrecciano con l’indagine, rendendo il coinvolgimento emotivo profondo e autentico:
a entrambi era toccato in sorte di dover sopportare un dolore troppo grande, una sofferenza indicibile, qualcosa per cui non esisteva rimedio
Affiancano Mantegazza nelle indagini, la brigadiere capo Stella Castelnuovo
Riccia, mora, alta un metro e settanta, sveglia e loquace era di fatto il suo vice … non era solo una brigadiere capo perfetta, capace di mandare avanti la stazione in assenza del maresciallo, ma anche un’investigatrice dall’ottimo fiuto e una donna che faceva girare la testa agli uomini
e Claudio Zanonche
non solo era un carabiniere capace, ma possedeva anche una certa testardaggine e ogni incarico che gli veniva affidato veniva sempre portato a termine in maniera impeccabile.
Le relazioni amicali con i due colleghi emergono attraverso dialoghi vivaci e spontanei, aggiungendo sfumature di calore e complicità che arricchiscono la narrazione e ne ampliano la dimensione corale.
Il mistero della cascata è un giallo corposo che si sviluppa su più filoni che l’autore padroneggia con abilità: segreti familiari
In quella famiglia, di sicuro, c’è più di un rapporto che non funziona come dovrebbe
una pista esoterica
Satanismo. Sette. Occultismo. Esoterismo.
e oscure trame mafiose.
Ogni interrogatorio apre a nuovi scenari, spiazzando chi legge.
Il ritmo è serrato, i colpi di scena ben dosati, e un senso di pericolo costante permea l’intera storia, mettendo a dura prova anche il lettore più razionale di fronte ad accadimenti che sfuggono a ogni logica apparente.

Giovanni Cocco
Giovanni Cocco è nato a Como nel 1976.
Ha pubblicato Angeli a perdere (No Reply, 2004), La Caduta (Nutrimenti, 2013; premio selezione Campiello), Ombre sul lago (Guanda, 2013, in coppia con Amneris Magella) e Il bacio dell’Assunta (2014).
I suoi romanzi sono in corso di traduzione in una decina di paesi.
Giovanni Cocco ci regala un romanzo d’atmosfera che intreccia sapientemente indagine e introspezione,
ragione e mistero.
L’autore dimostra una solida padronanza della struttura narrativa, ma soprattutto una spiccata sensibilità nel tratteggiare ambienti e personaggi, che danno vita a una galleria di umanità variegata e coinvolgente.
Il maresciallo Mantegazza, con le sue fragilità, resta nel cuore del lettore, così come i paesaggi dell’Alta Brianza, che diventano specchio e riflesso dell’indagine.
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