In salotto con… Alessandro Beriachetto

In salotto con Alessandro Beriachetto

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Emanuela Ferrara

Gradito ospite di oggi nel nostro spazio dedicato alle interviste “In salotto con…” Alessandro Beriachetto.

Alessandro Beriachetto nasce a Pinerolo nel 1990.

Appassionato di musica rock e di romanzi noir, si forma alla scuola di scrittura Holden di Torino e con i corsi di Livio Gambarini su Rotte Narrative. Impiegato in uno studio professionale, nel tempo libero si dedica al volontariato presso la Croce Verde, dove è anche istruttore. 

La paura del buio è il suo romanzo d’esordio. Pubblicato da Golem Edizioni nel novembre 2024, La paura del buio è stato letto e recensito per Salotto Giallo da Emanuela Ferrara (recensione a questo link) la quale, con l’occasione, ha posto all’autore alcune domande.

Salotto Giallo: Non fai alcun mistero nell’adorare Giorgio Faletti e in particolare il suo Io uccido. A quanto pare senza questo libro tu non saresti mai diventato uno scrittore. In cosa ha influito Faletti nello specifico? Qual è il suo contributo a La paura del buio?

Alessandro Beriachetto: Ha influito senza dubbio sulla scelta del genere (thriller) e sulla tipologia di storia.

Anni fa, appena terminai la rilettura di Io uccido, ancora sotto l’effetto di quel finale pazzesco, decisi che anche io avrei scritto un romanzo così. Mi ci sono voluti sette anni (fatti di studio, esercizi, rifiuti, molte mazzate e rare piccole soddisfazioni) e anche se il mio libro è molto inferiore al suo, sono comunque contento di essere riuscito a scriverlo.

Faletti e non solo. Prima dei ringraziamenti finali, ne La paura del buio, dedichi uno spazio alla raccolta delle citazioni che hai disseminato qua e là nel tuo romanzo. Troviamo Seven, Arma letale, Il silenzio degli innocenti, Criminal Minds etc. Qual è il tuo personaggio preferito tra quelli che citi e perché? 

Sì, il fatto che li ami particolarmente mi ha portato a voler disseminare nel libro citazioni di alcune battute che si trovano in questi film e serie tv.

Allora, per quanto riguarda il personaggio preferito è davvero difficile scegliere sia per quanto riguarda il gruppo dei “buoni” che per quello dei “cattivi”. Partendo da quest’ultimo direi assolutamente a pari merito John Doe (Kevin Spacey) e Hannibal Lecter (Anthony Hopkins). I cattivi per eccellenza perché sembrano uomini comuni, che non ti aspetti e che proprio per questo ti destabilizzano. Mentre per quanto riguarda i “buoni”, direi Jason Gideon (Mandy Patinkin) archetipo di tutti i profiler e Roger Murtaugh (Danny Glover), rude detective di città che non te le manda a dire.

Vince e Mec, due personaggi iconici del tuo romanzo. Come sono nati e a quale ti senti più affine?  

Per primo è nato Mec, con i suoi drammi e il suo arco di trasformazione nella storia. Poi, dato che mi seriva un altro personaggio da afficancargli, ho usato la “regola dell’opposto” in modo che i conflitti tra i due nascessero in modo naturale.

Se Mec è riflessivo, esperto e di una certa età, Vince è impulsivo, alle prime armi e giovane. Per quanto riguarda il più affine, è difficile da dirsi.

Loro due, così come Marti, sono un mix di alcune parti di me stesso (il rimuginare continuo di Mec arriva sicuramente da me!), di persone che ho conosciuto e di caratteristiche che dovevano avere perché sono funzionali alla storia (es. il fatto che Vince è un testone che non ascolta mai nessuno).

Quanto ritieni sia difficile per un emergente scrivere un romanzo thriller? Cosa consiglieresti a chi muove i primi passi per non trovarsi in difficoltà?

Le difficoltà sono molte, dallo studio (manuali di criminologia, codice di procedura penale, pratiche forensi, ecc.) ai dettagli che si possono annidare in ogni dove nella trama rischiando di farti crollare tutto il romanzo.

Poi c’è un altro grosso problema: i lettori tendenzialmente preferiscono autori esteri meglio ancora se anglosassoni. C’è molta diffidenza verso autori/autrici italiani di thriller ed è difficile vincere questa resistenza, soprattutto se si è degli emergenti. Inoltre, il mercato editoriale, già di per sé complesso, sta vivendo un periodo difficile causato soprattutto dal fatto che in Italia al giorno d’oggi si legge sempre di meno.

Il consiglio che mi sento di dare è di continuare ad avere costanza, non avere fretta e di coltivare questa passione giorno dopo giorno con amore senza schiacciarla da aspettative troppo alte.

Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? (vietato rispondere Giorgio Faletti, sarebbe troppo scontato). E cosa gli chiedi? 

Visto che mi hai bruciato il mio conterraneo,

allora ti rispondo che vorrei Sebastian Fitzek per chiedergli come diavolo fa a scrivere delle trame così pazzesche nei suoi thriller psicologici!

Salotto Giallo ringrazia Alessandro Beriachetto per la disponibilità all’intervista

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