Articolo di Cristina Casareggio e Claudia Pieri
TRAMA
«Per anni, nella piccola città dove sono cresciuta, è rimasto impresso nella memoria degli abitanti il ricordo degli avvenimenti che ebbero luogo allo zoo locale un venerdì di dicembre, pochi giorni prima di Natale.
E per tutti questi anni, nessuno ha saputo che cosa fosse realmente accaduto. Fino a questo libro.»
Alla vigilia di Natale, una visita scolastica allo zoo si trasforma in una catastrofe. Cosa è successo esattamente? I genitori di Josephine, la bambina che aveva preso parte alla gita, e che sembra saperne molte cose, sono decisi a scoprirlo.
Ma una catastrofe non arriva mai da sola, le apparenze ingannano e la storia prenderà una piega che nessuno avrebbe potuto immaginare…
La catastrofica visita allo zoo è un gioiellino, un libro capace di parlare a chiunque sia disposto ad ascoltare: adulti e bambini, genitori e figli.

Joël Dicker
Joël Dicker è uno scrittore svizzero. Nato a Ginevra nel 1985, figlio di un libraio ginevrino e di un’insegnante di francese, ha frequentato il Collège Madame de Staël, per poi studiare legge presso l’Università di Ginevra, laureandosi nel 2010.
Si distingue già da giovanissimo, fondando La Gazette des Animaux, una rivista naturalistica di successo che gli vale il titolo del “più giovane direttore editoriale della Svizzera” da La Tribune de Genève.
In questi anni scrive il suo primo racconto, intitolato La Tigre.
Ha esordito nel panorama editoriale con il romanzo Gli ultimi giorni dei nostri padri, vincitore del Prix des écrivains genevois nel 2010, nonostante inizialmente fosse stato rifiutato da diversi editori.
Raggiunge tuttavia il successo in tutto il mondo con La verità sul caso Harry Quebert – il titolo che l’ha fatto scoprire al grande pubblico dei lettori, vincitore del Grand Prix du roman de l’Académie Française 2012 e del Prix Goncourt des lycéens 2012.
Dal romanzo è stata tratta una serie tv con Patrick Dempsey nel ruolo di protagonista.
Tra gli altri titoli di successo, pubblicati in Italia da La Nave di Teseo, ricordiamo Il libro dei Baltimore (2018), La scomparsa di Stephanie Mailer (2019), L’enigma della camera 622 (2020), Il caso Alaska Sanders (2022), Un animale selvaggio (2024), La catastrofica visita allo zoo (2025).
Pur non essendo un thriller, in queste pagine ritroviamo la penna inconfondibile di Dicker, con la sua scrittura scorrevole e magnetica, e i personaggi splendidamente caratterizzati.
Un romanzo divertente, a tratti esilarante, ma anche profondo e commovente!
È vero, è un Dicker inedito!
Proprio per questo, noi di Salotto Giallo, che lo abbiamo letto e amato, vogliamo proporvi qualcosa di diverso: lasciare la parola a Josephine, la protagonista e voce narrante della storia.
Sarà lei a presentarci i suoi amici e a spiegare perché La catastrofica visita allo zoo merita di essere letto e da chi in particolare.

Ciao Josephine! Puoi raccontarci qualcosa di te?
Ciao! Io mi chiamo Josephine, ho otto anni e capisco le cose molto in fretta. A volte troppo in fretta, e questo può essere un po’ complicato… per gli altri!
Io però mi diverto un sacco a scoprire come funzionano le cose.
Adoro la torta di carote! Davvero, potrei mangiarla tutti i giorni. Peccato che la mia mamma dica che non posso…
I miei genitori sono molto buoni, si preoccupano per me, sono gentili. Mi ascoltano e mi lasciano raccontare.
Questo è molto importante, soprattutto dopo la catastrofica visita allo zoo, perché se non mi avessero ascoltata e capita non avrei mai potuto raccontare quello che è successo.
Qual è la tua scuola e cosa ti piace di più e di meno?
La mia è una scuola speciale che si chiama Picchi Verdi, dove ci sono altri bambini come me. I miei amici si chiamano Artie, Otto, Yoshi, Giovanni e Thomas, e ognuno di loro ha qualcosa di speciale.
Ci capiamo al volo e a scuola facciamo un sacco di cose interessanti!
Quello che mi piace di più è che nessuno mi guarda strano se capisco qualcosa prima degli altri o se faccio domande difficili.
I miei amici sono tutti unici, e ognuno ha il suo modo di pensare, ma ci capiamo benissimo. E poi facciamo esperimenti, giochi intelligenti e le lezioni non sono mai noiose!
Quello che mi piace di meno… Ah, in mensa non c’è mai la torta di carote. Dovrebbero proprio rimediare!
Josephine abbiamo capito che ami molto la tua scuola speciale, ma vuoi parlarci un po’ dei tuoi compagni?
Certo! I miei compagni sono la mia squadra, i miei migliori amici anche se sono tutti maschi e io sono l’unica femmina.
Artie è un ipocondriaco, lo so, è una parola difficile, ma l’ho imparata!
Vuol dire che pensa sempre di essere malato. Da grande vuole fare il dottore, così potrà curare tutti… anche me!
Non è sempre facile stare con lui, perché non si può mai toccare niente e ci fa lavare le mani cento volte, ma gli voglio un mondo di bene e con lui imparo tante cose!
Thomas è il più forte di tutti perché sa fare karate!
Io non so come si fa, perché il mio papà non ha una scuola di karate come il suo, ma Thomas mi mostra sempre le mosse, ed è bellissimo!
Non ho ancora capito perché i maestri e i genitori si arrabbiano così tanto quando le usa contro i bambini cattivi.
Otto è il mio amico che sa tutto, è come un libro!
Se non sai qualcosa, basta chiedere a lui che te la spiega. Però a volte è triste perché i suoi genitori stanno divorziando. Io non so bene cosa vuol dire, ma la mamma mi ha spiegato che
si divorzia quando la mamma e il papà non hanno più voglia di dormire nella stessa stanza.
Non capisco perché Otto sia così triste per un problema di stanze diverse…
Giovanni invece è il mio amico ricco!
Ha sempre la camicia, ha una casa grandissima con “un cameriere come al ristorante”!
Anche se è ricco ci chiama sempre a casa sua per giocare e fare la merenda ed è bellissimo perché possiamo fare quello che vogliamo senza che nessuno ci controlli!!!
Poi ha una nonna meravigliosa… fuma tanto e mi fa venire la tosse ma è divertentissimo stare con lei!
Il mio compagno preferito però è Yoshi, è il mio amico che non parla mai e non so neanche il perché.
Ma non mi importa perché
non c’è bisogno di parlare per capirsi
Stiamo così bene insieme che mi basta guardarlo negli occhi per capirci.
Sono molto fortunata ad avere degli amici così!
Vuoi parlarci anche un po’ della tua maestra?
Si certo! La mia maestra è la signorina Jennings.
E’ la maestra più fantastica che ci sia. E’ paziente, adorabile, dolce. E anche bellissima. E’ sempre ben vestita e i suoi capelli sono sempre ben pettinati.
Ci insegna tante cose e si preoccupa sempre per noi. Ci sta sempre vicino e ci aiuta. E’ solo un po’ cambiata quando siamo dovuti andare nella scuola dei bambini normali perché il direttore voleva sempre prendere il caffè con lei e doveva sempre andare con lui.
Speriamo solo che tutti questi caffè non le abbiano fatto male alla pancia!
Ti è mai capitato di avere l’impressione che gli adulti parlino e si comportino in modo diverso da come dovrebbero?
Oh, sì! Succede spesso. Gli adulti dicono sempre che dobbiamo essere educati, gentili e rispettosi, ma poi loro per primi si dimenticano di esserlo.
Viviamo in un mondo dove le persone hanno dimenticato che ci si deve comportare in modo educato.
Dicono ai bambini di condividere e di non litigare, ma poi loro discutono per qualsiasi cosa e non vogliono mai ammettere di sbagliare.
Quando ci siamo trasferiti nella scuola normale,
alcuni genitori avevano perfino paura che i loro figli venissero contagiati da noi, come se essere speciali fosse una malattia.
Ma essere speciali non è qualcosa che si attacca, è solo un modo diverso di essere.
Non è giusto che qualcuno abbia paura di noi solo perché non ci capisce.
La diversità è il diritto di ognuno di essere come vuole, senza che per questo gli diano fastidio.
E poi c’è un’altra cosa strana:
quando crescono, gli adulti dimenticano il bambino che sono stati. Eppure, quel bambino continua a vivere dentro di loro!
Se solo lo ascoltassero di più, forse capirebbero meglio noi bambini… e anche loro stessi.

Parliamo dello zoo: cosa è andato storto durante la visita? È stata davvero una catastrofe?
Una catastrofe non avviene mai all’improvviso. È come un terremoto: prima ci sono tante piccole scosse, quasi invisibili, che piano piano crescono, finché tutto crolla.
Quel giorno allo zoo, non è successo tutto in un colpo solo. Noi abbiamo solo fatto quello che ci sembrava giusto, quello che dovevamo fare.
E lo abbiamo fatto per amore, perché a volte l’amore ti spinge a fare cose che gli altri non capiscono:
L’amore a volte può farti perdere la testa.
È stata davvero una catastrofe? Beh, dipende da chi la racconta. Io penso che certe cose devono accadere, anche se fanno un po’ di rumore. Ma il resto… beh, lo lascio scoprire a voi.
Josephine, secondo te chi dovrebbe leggere La catastrofica visita allo zoo? E perché pensi che sia importante che lo leggano?
Uhm… secondo me lo dovrebbero leggere tutti! I bambini speciali, perché così capiscono che non sono soli. Ma anche quelli normali, perché magari scoprono che non siamo poi così diversi.
Anche i grandi dovrebbero leggerlo, perché a volte si dimenticano che ogni bambino vede il mondo a modo suo.
È un libro per tutti, dai sette ai centoventi anni! Si può leggere ovunque e con chiunque: con i genitori, con gli amici, persino con i colleghi (anche se non so bene cosa facciano i colleghi…).
È uno di quei libri che ti fa venire voglia di leggere e di far leggere anche gli altri.
Perché è importante?
Perché i libri servono a farci incontrare, a farci capire meglio e magari anche a farci fare pace.
Spesso crediamo di essere tutti tanto diversi, ma quando leggiamo insieme capiamo che, in realtà, siamo più simili di quanto immaginiamo!
Allora grazie Josephine e buona lettura a tutti!!!
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