Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Cristina Casareggio
Ospite di oggi del nostro spazio dedicato alle interviste “In salotto con…” Fabrizio Virtuani, autore de Il moto segreto delle stelle.
Fabrizio Virtuani classe 1966, di origini siciliane(Acireale), è milanese e romano d’adozione.
È appassionato di classici della letteratura, di archeologia, pittura impressionista, musica classica e jazz e fotografia. Oltre al siciliano, sua lingua madre, parla molto bene lingue straniere come l’italiano, l’inglese e il francese.
Nel 2024 l’autore pubblica con Compagnia Editoriale Aliberti il suo romanzo Il moto segreto delle stelle, letto e recensito per Salotto Giallo da Cristina Casareggio a questo link.
In occasione della recensione al libro abbiamo posto a Virtuani alcune domande per conoscerlo meglio, assieme ai protagonisti del suo romanzo e anche per… avere qualche anticipazione.
Salotto Giallo: Alessandro Greco parla molte lingue, proprio come lei, mentre Michele, come lei, si è trasferito a Milano dalla Sicilia. Quanto di sé ha trasmesso a questi due personaggi?
Fabrizio Virtuani: Innanzi tutto, grazie per il vostro interesse per il mio romanzo e per questa intervista.
Alessandro è un personaggio positivo, colto senza essere presuntuoso e ricco ma senza superbia. Riflessivo ma sicuro e determinato, pur con le sue debolezze. Mi sarebbe piaciuto essere come lui, aver fatto i suoi studi. Forse gli ho dato qualcuno dei miei pregi e dei miei difetti, senz’altro è venuto meglio di me.
E, come avete intuito, c’è qualcosa di me anche in Michele Leonardi, il suo assistente, ma pure in Mario Giordano, l’antiquario, e ancora in Elena, per quanto per un uomo possa sembrare strano.
Ho preferito non identificarmi con un solo personaggio, per essere più libero e non vincolarmi troppo durante la scrittura, e per evitare l’autoreferenzialità, spesso tendiamo a dipingerci meglio di come siamo.
Sarina è un personaggio unico: divertente, ironica e una chef di prim’ordine. Chi o cosa l’ha ispirata nella creazione di questa donna straordinaria?
In quasi tutti i personaggi del mio libro c’è qualcosa di autobiografico, di me, dei miei parenti, dei miei amici e conoscenti, ma con tratti mescolati, non ho voluto caratterizzare esattamente ogni personaggio come una persona conosciuta.
Ad esempio, per Sarina mi sono ispirato principalmente a una zia ma anche a mia nonna, che in casa parlavano solo siciliano stretto, per Alfio a mio nonno e a uno zio, e così via.
La nonna era una persona meravigliosa, non solo come cuoca ma soprattutto umanamente. Saggia, pragmatica, decisa ma allo stesso tempo dolce. E la zia, perfettamente in salute, è davvero così divertente, sempre allegra e attiva.
L’arte, le mostre, l’antichità sono al centro de Il moto segreto delle stelle. Che ruolo hanno e hanno avuto nella sua vita e nel suo percorso creativo?
Amo da sempre l’arte, in tante forme diverse. La pittura impressionista, la fotografia, in bianco e nero ma anche quella subacquea e astronomica, la musica classica e jazz, la poesia ermetica, la letteratura di tutte le epoche, la scultura classica.
Mi ha sempre affascinato anche l’archeologia, dall’età della pietra, agli Egizi, i Fenici, gli Etruschi e poi naturalmente i Greci e i Romani. Penso di non essermi perso un museo né una mostra nelle città dove ho vissuto.
Quando ho scelto l’università ero indeciso tra Lettere Classiche e Astrofisica. Ho poi optato per Ingegneria, forse più per motivi pratici. Ma un rimpianto è rimasto latente fino a emergere oggi nella scrittura, dove penso di aver riportato tutte queste passioni, coltivate nel tempo, che sono diventate ora fonti di ispirazione continua.
Come faccio dire a Mario Giordano, l’antiquario: “L’arte è una delle realizzazioni più alte dell’uomo. Senza di essa, e naturalmente senza le bellezze naturali, la vita varrebbe assai meno la pena di essere vissuta. Ci ricorda che l’essere umano è capace non solo di nefandezze ma sa anche lasciare dietro di sé tracce di bellezza, costruendo ponti tra le civiltà e tra una generazione e l’altra”.
Mi interessa molto in particolare l’archeologia subacquea: nel 2010 rimasi colpito da un articolo sulla rivista Le Scienze che spiegava il Meccanismo di Antikythera, un reperto davvero unico. Si tratta di un insieme di ingranaggi misteriosi corrosi dal mare trovati sul fondale vicino all’isola omonima in Grecia, nei resti di una nave oneraria affondata nel I secolo avanti Cristo. Andai al Museo Archeologico Nazionale di Atene per poterlo vedere.
Fui molto impressionato dal fatto che nessuno prima di quel ritrovamento pensava che i Greci avessero delle conoscenze scientifiche e soprattutto tecnologiche così avanzate. Mi è venuto naturale inserirlo nell’ambientazione siciliana perché Taormina è la seconda colonia greca fondata in Italia, e tutta la costa della Sicilia orientale dove ho trascorso buona parte della mia infanzia è intrisa di cultura e storia greca.
Per quanto riguarda poi la ricostruzione – romanzata, naturalmente – di quello che probabilmente avvenne alla nave di Antikythera, ai passeggeri e al suo carico prezioso nel suo ultimo viaggio, è stata necessaria un’approfondita ricerca storica che ha richiesto parecchio tempo. Non ci sono tantissimi libri sulla marineria ai tempi dei Greci e dei Romani antichi e le fonti sono molto variegate e poco diffuse.
La Sicilia e le sue bellezze, come l’escursione sull’Etna descritta nel romanzo, sono molto presenti nella storia. Pensa che il suo libro possa essere, in un certo senso, una guida turistica sui generis? Omicidi a parte, ovviamente!
Ho trascorso i primi cinque anni di vita in Sicilia, in un piccolo paesino alle pendici dell’Etna, sotto Acireale. Sono stato cresciuto dai miei nonni materni, e penso che quello sia il mio imprinting. Ho imparato il siciliano come prima lingua e parlavo solo quella fino a quando sono andato a scuola. L’italiano è stata la mia prima lingua straniera.
Per tutto questo sono legatissimo a quella che considero la mia terra, pur essendo anagraficamente nato in provincia di Milano, dove poi ho studiato fino all’università, anche se tornavo sempre in Sicilia nei mesi delle vacanze estive.
Nel tempo l’ho girata davvero in lungo e in largo. Porto dentro di me le sue bellezze artistiche, i suoi paesaggi, i suoi profumi intensi, i cibi che preparava mia nonna mentre la guardavo cucinare, il mare e la Montagna, come viene chiamato il Vulcano. Ma anche tutti i suoi forti contrasti, tra un’apparenza bucolica, la forza misteriosa della natura e la difficoltà del vivere quotidiano.
E quindi nel mio romanzo ho cercato di far diventare i luoghi del cuore, le atmosfere, gli oggetti artistici, gli ambienti, i profumi, i sapori, i suoni, essi stessi personaggi, vivi e vibranti come quelli in carne e ossa, e di descriverli quasi fotograficamente. Per tutto questo penso che sì, il libro possa avere anche una valenza di guida turistica. Filtrata però dalle mie esperienze e dal mio modo di vedere, sentire e vivere i paesaggi, i luoghi e gli oggetti.
Forse un’idea noi lettori ce la siamo già fatta ma… puoi anticiparci se incontreremo di nuovo Alessandro Greco, Michele Leonardi e gli altri protagonisti de Il moto segreto delle stelle?
Quando ho pensato Il moto segreto delle stelle, in realtà volevo creare dei nuovi personaggi e immergerli in tante avventure, ispirato dai miei eroi, Sherlock Holmes e Poirot. Li volevo aperti verso l’internazionalità come loro, ma allo stesso tempo diversi. E volevo anche interpretare il genere del romanzo poliziesco in modo innovativo.
Così ho creato un giallo d’arte, un genere nuovo, con un protagonista che è sì un detective ma è anche un grande esperto e amante dell’arte in tutte le sue forme.
Ho da subito pensato e pianificato di scrivere una serie di libri e non solo uno, ambientati in altri luoghi italiani ed esteri, ma sempre partendo da Taormina come base.
Rivedremo non solo Alessandro e Michele, che sta iniziando una nuova vita e sta imparando un mestiere nuovo. Per questo forse resta un po’ in ombra nel primo libro, ma apprende velocemente e diventerà un ottimo alter ego per Alessandro. Aiutato da Greco si libererà del suo passato e acquisirà sicurezza. Rivedremo anche altri personaggi al momento “minori”, che arriveranno sotto i riflettori al momento opportuno, ma non vorrei anticipare troppo.
Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda. Chi inviti e cosa gli chiedi?
Avrei tanti autori che mi sarebbe piaciuto invitare, ma forse più di tutti avrei voluto prendere un tè con Agatha Christie, per farmi raccontare il suo processo creativo.
È veramente affascinante conoscere come da un groviglio informe di idee si possa arrivare a un insieme di fogli scritti. E perdipiù con un ferreo filo logico e un ordine impensabile all’inizio dell’avventura.
Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista.

Link per l’acquisto:

