Terra bruciata di César Pérez Gellida

Terra bruciata Salotto Giallo

Un’indagine di Martìn Gallardo

Recensione di Barbara Terenghi Zoia

TRAMA

Estremadura, 1917. Un incendio devasta la tenuta Monterroso.

La proprietaria, la misteriosa Antonia, nota come la Vedova, è scomparsa. Unico testimone, e unico indiziato, il fattore (e amante) della Vedova. A indagare giunge il tenente della Guardia Civile Martín Gallardo, veterano delle guerre a Cuba e nelle Filippine, da cui è tornato portandosi appresso una certa dose di cinismo e la dipendenza dall’oppio.

Scoprirà pian piano che la faccenda è ben più grossa di quel che sembra; molti orrori dovranno riemergere prima che venga a galla qualche frammento di verità. E nemmeno lui uscirà indenne dall’incontro con quella donna.

Ci prova, ma non riesce a far sparire gli strilli che sente dentro la testa. Acuti, laceranti, disperati.
Lo tormentano. L’uomo con la cicatrice sul volto fa del suo meglio per non ascoltarli, ma li sente lo stesso, come se facessero parte della colonna sonora della sua vita….e tuttavia non è questo a spingerlo a pensare che farebbe meglio a buttarsi sui binari del treno. E’ la certezza che se lei glielo chiedesse ancora lui lo farebbe di nuovo, senza esitazione.
Tornerebbe a uccidere a sangue freddo.
Tornerebbe a smembrare un corpo.
Tornerebbe a darne la carne in pasto ai maiali.
Come un animale selvatico in gabbia, l’uomo con la cicatrice sul volto cammina avanti e indietro senza sollevare lo sguardo dalla punta smangiata delle sue scarpe.

Nonostante la volontà, dichiarata dallo stesso autore, di aprire la mente dei suoi lettori, con un incipit come questo ci si ritrova piuttosto con il cranio… squarciato da un’accetta!

Un inizio brutale e senza filtri, che dà sin da subito il tono di Terra bruciata, il nuovo romanzo di César Pérez Gellida, che di scene come questa ne contiene parecchie.

Se è vero che la strada verso l’inferno è lastricata di buone intenzioni, quella di Terra bruciata è disseminata di cadaveri, una lunga scia di sangue che attraversa il tempo e lo spazio.

Definirlo un semplice thriller sarebbe riduttivo: questo romanzo ha il ritmo incalzante del thriller, contiene la denuncia sociale sulle condizioni di vita nella Spagna rurale, tipica del noir e una spiccata anima gotica, per il sangue che scorre abbondante in alcuni capitoli.

Ma questo libro è anche un romanzo storico: la storia è ambientata nel 1917, ma attraverso continui flashback tra il 1915 e il passato recente, l’autore costruisce un intreccio magistrale.

La vera protagonista di questa vicenda, però, è l’ambientazione: l’Estremadura, il territorio più selvaggio e dimenticato della Spagna, ai confini con il Portogallo, nei villaggi della provincia di Badajoz.

La regione, così aspra, selvaggia e decisamente inospitale, è tra le più povere e le meno popolate del continente.

La terra al di là del fiume Duero, a cui deve il nome, si presenta come un ondulato tavolato roccioso, ricoperto da pascoli e da foreste di querce da sughero.

César Pérez Gellida

César Pérez Gellida è uno scrittore spagnolo.

Dopo la laurea in geografia e storia, e un master in direzione commerciale e marketing, ha lavorato nelle comunicazioni fino al 2011, quando ha deciso di dedicarsi unicamente alla scrittura.

I suoi originali thriller hanno riscosso grande successo in Spagna – dove si è persino coniato il termine gellidismo per definire lo stile e il tono che gli sono propri – e gli hanno fruttato numerosi premi.

Ponte alle Grazie ha pubblicato i suoi L’ultima a morire (2021) e Schegge nella pelle (2023).

Pérez Gellida la dipinge con pennellate brevi ma incisive, trasportando il lettore in un luogo fuori dal tempo, in un’atmosfera spettrale, rurale e polverosa che ricorda per certi versi il selvaggio West, ma con un’anima ancora più oscura e violenta.

Lo stile dell’autore è molto efficace ed evocativo, ricco di immagini potenti e un vocabolario raffinato. I titoli dei capitoli sono suggestivi ed anticipano, senza mai svelarli del tutto, gli eventi futuri.

la legge stabilisce l’obbligo di isolare immediatamente chi viene contagiato. Il problema sta nel fatto che per la maggior parte si tratta di lavoratori dei campi, braccianti nomadi che si spostano in cerca di un salario quotidiano. Persone qualsiasi che sono diventate le vere vittime e i diffusori di una malattia che si ciba dei più sfortunati. Morti anonimi che nessuno si disturba a registrare perché non sono altro che questo: morti anonimi.

In Terra bruciata, Gellida racconta con dovizia di particolari un’epoca segnata da una profonda frattura sociale e dalla temibile influenza “Spagnola”, che qui ha avuto origine.

È un romanzo corale questo, un romanzo in cui ogni personaggio è essenziale e ben caratterizzato, sia fisicamente che psicologicamente.

Tutta la vicenda prende il via da un incendio: la tenuta dei Monterroso va in fiamme, e la sua proprietaria, Antonia Monterroso – la Vedova – diventa il perno, il personaggio cardine attorno a cui ruota l’intero intreccio.

Antonia è una donna magnetica, imponente, “un donnone” come viene più volte definita nel romanzo.

È odiata dalle donne per la sua indipendenza e adorata dagli uomini, che manipola senza scrupoli.

Seducente e spietata, ha imparato presto che il corpo può essere un’arma e lo usa con intelligenza e crudeltà, perché, in fondo, gli uomini li odia.

Il sospettato dell’incendio è Jacinto Padilla, responsabile dell’allevamento di maiali e amante della Vedova.

L’uomo viene arrestato e consegnato alla Guardia Civil, sotto la custodia del tenente Martín Gallardo.

Attraverso il suo interrogatorio e i continui salti temporali, emergono i segreti di due anni e mezzo di vicende torbide e pericolose.

Lo stesso Martín Gallardo, ex militare, rappresentante della giustizia, nasconde un lato oscuro, pur essendo un uomo tutto d’un pezzo che mette il dovere davanti a tutto.

Terra Bruciata è un romanzo duro, spietato, in cui nessuno è innocente e dove le certezze si sgretolano man mano che si voltano le pagine.

La forza di questo libro sta proprio qui: Pérez Gellida gioca con il lettore, lo inganna, lo trascina in un labirinto di domande sempre più fitte, senza offrire risposte facili.

Un’ultima avvertenza: l’autore svela nella post-fazione che la storia è ispirata a un fatto realmente accaduto.

Ma se volete godervi ogni brivido della narrazione, resistete alla tentazione di leggerla prima di aver finito il libro… lo spoiler è garantito!

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