Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro
Intervista a cura di Alessandra Isabella Spanò e Claudia Pieri
Gradita ospite del nostro spazio dedicato alle interviste “In salotto con…” Emanuela Abbadessa.
Emanuela E. Abbadessa (Catania, 1964) è scrittrice e saggista.
Ha pubblicato diversi libri tra cui: Ho un sassolino nella scarpa (Bonanno 2004), Capo Scirocco (Rizzoli 2013) con il quale ha vinto il Premio Rapallo-Carige 2013 per la Donna Scrittrice e il Premio Letterario Internazionale Isola d’Elba Raffaello Brignetti, Fiammetta (Rizzoli 2016) ed È da lì che viene la luce (Piemme 2019).
Nel 2024 con Neri Pozza pubblica La suggeritrice, letto Alessandra Isabella Spanò per la nostra Rubrica Salotto Narrativo e di cui trovate la recensione a questo link.
In occasione di questa pubblicazione, l’autrice Emanuela Abbadessa ha accettato di rispondere ad alcune domande per questa intervista.
Salotto Giallo: Lei ha insegnato Storia della Musica presso Unict. Come è riuscita ad appassionare i suoi studenti a tematiche che purtroppo, ai giorni nostri, sembrano essere estranee alla maggior parte dei giovani anche in una città, come Catania, che ha dato i natali al grandissimo Vincenzo Bellini?
Emanuela Abbadessa: Non saprei dare una risposta, forse bisognerebbe chiederlo a chi ha seguito le mie lezioni.
Penso però che il mio entusiasmo abbia fatto gran parte del lavoro. Credo molto nella possibilità di insegnare la storia della musica collegandola alle altre discipline per far comprendere come tutte le espressioni artistiche siano frutto del loro tempo e credo molto nella divulgazione di questa materia.
Ho messo molto impegno nell’insegnare e lo stesso impegno metto oggi nei progetti di educazione all’ascolto della musica per il Teatro dell’Opera Giocosa di Savona per il quale sono consulente musicologica.
In quanto scrittrice di rara intensità emotiva e oltretutto soprano, le è mai venuta la voglia di dedicare un libro biografico e/o una biografia a Maria Callas?
Su Maria Callas si è scritto e detto tanto e non ho mai pensato di scrivere di lei o ispirarmi a lei. Però l’anno scorso, in occasione del centenario della sua nascita, ho scritto lo spettacolo Callas 100. Una notte da Diva.
Che differenza esiste, in base alla sua esperienza di musicofila e di scrittrice, tra il processo creativo nella prosa d’arte e in quello del linguaggio musicale d’eccellenza?
Io lavoro nel mondo della musica da moltissimi anni quindi direi che si tratta di qualcosa di diverso da una “philia”. Non saprei che differenze ci possono essere tra il processo compositivo e quello della scrittura perché non ho mai scritto musica. Però collaboro come autrice di libretti con diversi compositori e sono sempre molto curiosa riguardo al loro lavoro.
Se proprio dovessi trovare un punto di contatto tra i nostri gesti creativi, direi che risiederebbe nel lavoro sul suono. Per quello che mi riguarda, infatti, una frase “deve suonare” e dopo aver scritto rileggo sempre a voce alta per verificare che, all’orecchio, il suono che produce sia quello che volevo.
Quali sono i compositori di musica per balletto (oltre a Čaikovskij) e quelli di bel canto che ha sentito più vicini a sé nella strutturazione creativa dei personaggi de La suggeritrice?
Con Franca, il mio personaggio, condivido lo scarso amore per il balletto accademico e per i balletti di Čaikovskij in particolare (il punto di vista di Franca in merito è esattamente il mio, l’ho prestato a lei in questo caso). Nessun balletto mi ha ispirata particolarmente ma, forse, scrivendo, il compositore che ho in mente più spesso è Wagner, per la tecnica del Leitmotiv principalmente.
Lei ha descritto una bellissima storia di amicizia fra una ballerina e una pianista. Quale risposta si aspetta dai lettori? In che modo La Suggeritrice potrebbe influenzare il pubblico in generale e quello femminile in particolare?
A me piace raccontare storie e quando le scrivo tendo, probabilmente sbagliando, a non pensare a chi mi leggerà. Resto concentrata sui personaggi che assorbono tutte le mie energie. Mi piacerebbe che i lettori apprezzassero la storia che ho raccontato, che ne fossero coinvolti emotivamente ma non so davvero se la mia storia sia in grado di influenzare qualcuno.
Però se facesse venir voglia di ascoltare le musiche che cito e, magari, saperne di più, mi farebbe molto piacere.
Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi?
Bellissima domanda!
Non è il mio autore preferito (non ce n’è uno solo, naturalmente) ma inviterei Giacomo Casanova. Gli chiederei se quando era bibliotecario a Praga incontrò Mozart e Da Ponte e se c’è il suo zampino nel Don Giovanni. Poi, ovviamente, cercherei di sedurlo!
Salotto Giallo ringrazia l’autrice per la disponibilità all’intervista

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