Tutti innocenti di Marco Bosonetto

Tutti innocenti Salotto Giallo

Recensione di Monica Truccolo

TRAMA

Primavera 2020. Il lockdown per frenare la pandemia sembra paralizzare anche i criminali.

E il commissario Gastaldi indaga sul ribaltamento sospetto di un tratto in alta val Trebbia, per avere la scusa di lasciare una Piacenza spettrale, percorsa incessantemente dalle ambulanze, e respirare l’aria pulita degli Appennini.

La tregua dura poco, però. Una ragazza viene trovata morta, in città, lungo «la pista ciclabile del degrado».

Ha diciott’anni ed è una studentessa di Anna Carfì, la moglie di Gastaldi. Sua madre è infermiera, in prima linea contro il Covid-19, che «non è più come a marzo, ma…»

Un migrante senza fissa dimora viene arrestato immediatamente nei pressi del luogo del delitto. Il caso sembra già chiuso.

Eppure, secondo Gastaldi, qualcosa non quadra. «Sei il solito razzista al contrario», gli rimprovera un collega.

Bosonetto torna al poliziesco con lo stesso indagatore de Gli alberi del Nord: Pietro Gastaldi, piemontese trapiantato in pianura, nonno in astinenza da nipote, sfollato sulle Alpi cuneesi.

Un eroe riluttante incapace di mettere a tacere la voce della coscienza.

Marco Bosonetto, con questo suo romanzo, ci riporta nel 2020, in pieno lockdown per la pandemia da Covid-19.

È primavera, e una Piacenza deserta, silenziosa per il rispetto dell’obbligo collettivo di isolamento sociale, viene attraversata solo dal sottofondo delle sirene delle ambulanze, che spezzano l’atmosfera spettrale.

Sì, era vero, era stato lui a comprare dieci panetti di lievito di birra quando erano ricomparsi insperatamente al supermercato dopo giorni di assenza, visto che tutti gli italiani si erano messi a fare la pizza come se non ci fosse un domani. Ed era vero che ora stavano per scadere.

A movimentare questa quiete spettrale arriva la scoperta del cadavere di una ragazza assassinata lungo «la pista ciclabile del degrado», un percorso che collega la stazione di Piacenza al poligono militare.

La giovane vittima è Beatrice, diciottenne e studentessa della professoressa Anna Carfì, moglie del commissario Gastaldi.

Subito dopo, viene arrestato un immigrato, Muhammad Jibral, un senza fissa dimora che dorme in una baracca non lontano dal luogo del ritrovamento.

Tuttavia, l’intuito del commissario Gastaldi lo porta a dubitare che la soluzione del caso sia così semplice.

Poi gli cadde nuovamente lo sguardo sulla vita spezzata di Beatrice Mazzocchi, stesa tra le violette e i fiori di biancospino caduti, con i gattini che tornavano alla carica per leccare il sangue che le si raggrumava accanto alla testa. E pensò che non avrebbe usato la parola perfetto mai più.

Nel corso della narrazione, emerge che Gastaldi teme di poter essere il bersaglio di una vendetta della criminalità organizzata.

Un criminale che lui stesso ha contribuito a far condannare è recentemente evaso dal carcere ed è stato avvistato nei pressi della città, in un paese situato sui colli piacentini.

«Dobbiamo porci degli obiettivi un po’ più limitati, temo. Arrestare Belleria e se possibile chi lo protegge.»
«E far arrivare Pietro Gastaldi alla pensione.»
«Quello è l’obiettivo principale, naturalmente.»
«Naturalmente.»

Marco Bosonetto

Marco Bosonetto ha esordito nel 1998 con Il Sottolineatore Solitario.

Nel 2010 il suo racconto Morte di un diciottenne perplesso è stato portato al cinema con il titolo Due vite per caso, film a cui Bosonetto ha collaborato come sceneggiatore.

Con Baldini + Castoldi ha pubblicato nel 2022 Gli alberi del Nord, la prima indagine del commissario Gastaldi.

In Tutti innocenti, Bosonetto si muove con abilità nel genere noir, creando un personaggio come il commissario Gastaldi, di origini piemontesi, che non ha paura di mostrare la propria sensibilità umana.

Gastaldi si trova costantemente a confrontarsi con una realtà dura, popolata da malvagi che non esitano a infliggere terribili sofferenze.

Poi ricordò che cosa lo aspettava quando fosse tornato a lavorare: le indagini sull’omicidio di una diciottenne, con referto dell’autopsia in arrivo, e la sorveglianza di uno ’ndranghetista evaso che forse voleva fargli la pelle.

La scrittura, lineare e immersiva, accompagna una trama intrigante.

Il lettore viene trascinato insieme al commissario in un’indagine complessa.

Questa è resa ancora più difficile dalla pressione di una società che reclama giustizia sommaria.

Xenofobia e razzismo sono temi centrali di questo libro, dolorosamente attuali e radicati nel tessuto sociale contemporaneo.

Sul muro del tunnel che correva sotto la strada s’intuiva una scritta fresca di vernice. Si avvicinarono per leggerla: Vendetta per Beatrice. Invasori a fuoco!

Tutti i membri della squadra del commissario giocano un ruolo fondamentale nel dipanare un’indagine ben più intricata di quanto appaia inizialmente.

I personaggi sono caratterizzati con cura, inclusa la moglie di Gastaldi.

L’autore la utilizza per illustrare l’avvilimento e l’amarezza degli insegnanti in quel periodo, costretti a fare lezione online invece che in presenza.

L’uso del dialetto in alcune espressioni del protagonista rappresenta un valore aggiunto, che sottolinea ulteriormente il carattere schietto, sincero e profondamente umano del commissario.

Gastaldi spostò lo sguardo verso destra. La sua mano impugnava un coltello da cucina, sporco di albume solidificato e zuccheroso. Sospirò. Dopodiché, con un gesto plateale, come se si stesse temerariamente autodenunciando per adulterio sotto il tetto coniugale, scostò le coperte e svelò la sua peccaminosa tresca con il torrone Sebaste.

Sullo sfondo si staglia una Piacenza descritta con grande ricchezza di particolari: una città placida, immersa nella Pianura Padana, che lotta contro il Covid in una primavera che sta per sbocciare.

Mentre la natura, complice il lockdown, si riprende i propri spazi, Piacenza fa i conti con il sacrificio di molti medici e la perdita di numerose vite.

Attraversò via Borghetto, insolitamente deserta, proseguì sui ciottoli storcicaviglie di via Sant’Eufemia. Svoltò in cantone del Monte, dove una banca ogni tanto aveva la compiacenza di aprire il suo garage per rendere visitabili i resti di un tempio romano. Poi girò a destra in via Poggiali.

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