In salotto con… Corrado Peli

In salotto con Corrado Peli

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Claudia Pieri

Ospite quest’oggi del nostro spazio dedicato alle interviste “In salotto con…” Corrado Peli.

Corrado Peli è nato a Castel San Pietro Terme (BO) nel 1974.

Scrittore e giornalista, lavora in un’agenzia di comunicazione. Vive a Medicina, in provincia di Bologna.

Autore già noto con lo pseudonimo di Corrado Spelli per La stanza del dipinto maledetto (Newton Compton) e L’isola dei dannati (TeZLA Books); con I bambini delle Case Lunghe fa il suo esordio nel catalogo Timecrime (Gruppo Editoriale Fanucci) cui fa seguito Il sangue degli abeti, il suo secondo romanzo.

Con La maledizione di Fossosecco, primo volume della dilogia La Balotta dei Tramonti, Peli fa il suo esordio nella collana Young Adult di Fanucci Editore.

Nel 2024 Fanucci pubblica il secondo capitolo della dilogia, Il ponte dell’impiccato, letto e recensito da Claudia Pieri a questo link, proprio nell’ambito della nostra Rubrica dedicata a Young Adult e libri per ragazzi. Con l’occasione abbiamo chiesto all’autore di rispondere per noi ad alcune domande sui suoi libri, di seguito l’intervista che ne è scaturita.

Salotto Giallo: Come sei diventato scrittore di romanzi per ragazzi? Cosa cambia nell’approccio alla scrittura di un romanzo il doversi rivolgere a un pubblico giovanissimo anziché a degli adulti?  

Corrado Peli:

La dilogia La Balotta dei Tramonti, che contiene La maledizione di Fossosecco e Il ponte dell’impiccato, non nasce rivolta ai ragazzi, nasce come storia horror con protagonisti degli adolescenti.

Per intenderci, siamo sul solco di It o Stranger Things (permettetemi i paragoni arditi).

Avendo come attori principali dei giovani vengono presentati come rivolti a un pubblico di coetanei, ma è in realtà una lettura per tutti. Ad esempio, nei romanzi destinati ai ragazzi i capitoli sono brevi, nel mio caso no, non ho utilizzato tecniche specifiche per avvicinarmi a una determinata fascia di lettori.  

«Con questo romanzo rimetto al centro del racconto i miei luoghi d’origine e quella fase della vita, l’adolescenza, che ritengo la più interessante dal punto di vista letterario…»  Ci racconti quali sono i motivi che te la fanno ritenere tale?  

L’adolescenza è un po’ come nascere per la seconda volta. È il momento in cui trovi la tua indipendenza, è il momento delle prime esperienze, dei primi amori, delle prime delusioni. Tutto è amplificato in quella fase della vita.

Personalmente ricordo quel periodo come assolutamente spensierato, in particolare tra la scuola media e l’inizio delle superiori. Vivendo in un piccolo paese di provincia, con pochi pericoli, trascorrevo le giornate in bicicletta con gli amici vagando tra casolari abbandonati e nascondigli segreti. Le piccole avventure erano all’ordine del giorno. 

La storia de Il ponte dell’impiccato è ambientata nei tuoi luoghi di origine. È l’unico riferimento autobiografico presente nel romanzo o ce ne sono altri?  

In questo romanzo no, non ci sono altri riferimenti autobiografici diretti se non, come dicevo prima, le uscite in bicicletta, i casolari pericolanti, il continuo desiderio di cacciarsi nei guai.

C’è molto più di autobiografico, ad esempio, ne I bambini delle Case lunghe, un noir pubblicato nel 2018. In quel libro la prima parte vede protagonisti dei ragazzini nell’anno 1985, quindi miei coetanei (io sono nato nel 1974), in quel caso ci sono più riferimenti a situazioni realmente vissute.   

Diversi studi e sondaggi affermano che i ragazzi di oggi sono più attratti dai social e dalle serie tv che da un libro. Quale consiglio ti senti di dare per avvicinare e far appassionare i giovani alla lettura?  

È difficile. Ho la fortuna di portare i miei romanzi nelle scuole e capisco come sia complicato, oggi, competere con film e serie televisive. I ragazzi mi dicono che i libri “sono lenti”. Tutti hanno visto e conoscono la storia di IT, il film, ma quasi nessuno si sogna di affrontare un romanzo di 1.300 pagine, eppure, capirebbero che c’è molto di più rispetto a quello che passa lo schermo.

Ripongo fiducia in tante e tanti insegnanti che provano a trasmettere passione. Nel mio piccolo, cerco di far capire ai ragazzi che anche dietro a una serie televisiva c’è chi ha scritto una storia, una sceneggiatura e dei dialoghi.

Sarebbe già un passo avanti se guardassero un film senza tenere in mano lo smartphone, facendo attenzione a come il regista ha costruito la trama, all’ambientazione, alla fotografia o a come la colonna sonora può cambiare la percezione di una scena. 

Giochiamo con la fantasia: hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito di libri per ragazzi, per fargli una sola domanda. Chi inviti? E cosa gli chiedi?  

Se parliamo di scrittore preferito dico Stephen King, anche se non è un autore per ragazzi. Ma è una risposta troppo scontata.

Allora dico che vorrei passare una serata con i fratelli Grimm, però nella loro epoca, a bere qualcosa assieme disquisendo di Hansel e Gretel perché tutti noi, da bambini, abbiamo conosciuto la paura e il terrore attraverso questa fiaba. Ecco, se poi avessi una sola domanda a disposizione, sarebbe la classica domanda che si fa agli scrittori: cosa c’è di autobiografico in Hansel e Gretel?     

Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista

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