Uno scandalo italiano. Il figlio della contessa e la malagiustizia.
Rubrica a cura di Francesca Pica e Samuela Moro
Recensione di Francesca Pica
TRAMA
Alberica Filo della Torre
Una contessa strangolata nella sua villa, un assassino scaltro e imprendibile, i gioielli scomparsi e uno 007 sulla scena del crimine.
Fu il delitto-show che segnò un’epoca, noto come “giallo dell’Olgiata”, il comprensorio extralusso alla periferia Nord di Roma dove il 10 luglio 1991 fu uccisa la contessa Alberica Filo della Torre, moglie di un affermato costruttore.
Un terzo di secolo dopo Manfredi Mattei, primogenito della nobildonna, affida il suo j’accuse alla penna del giornalista investigativo Fabrizio Peronaci.
Una galleria degli orrori ambientata ai tempi di Tangentopoli e scandita da errori nelle indagini, protagonismo degli inquirenti, spreco di denaro pubblico e innocenti messi alla gogna.
Avvincente come un romanzo e circostanziato come un dossier-denuncia, questo libro evidenzia le distorsioni del sistema giudiziario e impone una seria autocritica al mondo dell’informazione.
IL CASO
Il delitto dell’Olgiata avvenne il 10 luglio 1991 in una villa dell’Olgiata, zona residenziale situata a nord di Roma.
La vittima fu la quarantaduenne Alberica Filo della Torre.

Il caso rimase irrisolto per vent’anni — soprattutto a causa della scarsa accuratezza delle indagini — fino a quando nel 2011 la prova del DNA permise di identificare il colpevole in Manuel Winston Reyes, un uomo di origine filippina laureato in ingegneria navale che svolgeva la mansione di domestico.
L’ex dipendente della famiglia confessò l’accaduto il 1º aprile 2011.
Il processo con rito abbreviato lo condannò a 16 anni di reclusione il 14 novembre 2011, sentenza confermata il 9 ottobre.
L’11 ottobre 2021 ottenne la libertà dopo dieci anni, grazie alla buona condotta e agli sconti di pena.
Le prime notizie sul delitto, quel sonnolento pomeriggio d’estate, apparvero sui monitor alle 17:30 in punto, facendo sobbalzare i cronisti di nera. Titolo dell’agenzia Ansa: “Donna trovata morta a Roma.” All’Olgiata, posto di ricconi. Era il 10 luglio 1991, un mercoledì.”
Non è un caso che questo libro inchiesta inizi raccontando l’atmosfera che si respirava nelle redazioni dei giornali in quel giorno di luglio del 1991.
Questa è una storia in cui Verità e Giustizia sono spesso messi in secondo piano in favore di protagonismi, popolarità e quei famosi cinque minuti di gloria che non si negano a nessuno.
Alberica Filo della Torre, uno scandalo italiano è sì un libro inchiesta sulla morte della contessa, ma è al contempo una lunga intervista a cuore aperto al piccolo (ora uomo) Manfredi, figlio di Alberica.

Fabrizio Peronaci
Fabrizio Peronaci, giornalista e scrittore, lavora da oltre trent’anni al Corriere della Sera, nella sede di Roma, dove è capo della redazione online.
Ha seguito da cronista i principali gialli ambientati nella capitale.
Ha pubblicato una decina di libri-inchiesta su cold case e misteri di Stato ed è uno dei massimi esperti del caso Orlandi-Gregori.
Considera il giornalismo libero e coraggioso punto di forza di una democrazia.
È assieme a lui che Fabrizio Peronaci ripercorre le tappe di questa storia.
Ma partiamo dall’inizio… chi era Alberica Filo della Torre?
I Mattei Filo della Torre rappresentavano la famiglia ideale – ricca, in ascesa, con tutti i sogni a portata di mano – per vellicare voyeurismo e invidia sociale. La vittima: appariscente, dinamica, volitiva. Il marito: un costruttore affermato, ammanicato con gente potente, cresciuto in epoca pre-tangentopoli, quando i soldi giravano alla velocità della luce. I figli: due pargoli dolcissimi, spaesati e impeccabili nei loro abitini di alta sartoria.
È da subito evidente come questo caso di cronaca avesse sulla carta tutti gli elementi per diventare ciò che poi è stato: un racconto noir da leggere sotto l’ombrellone, nella calda estate del 1991.

Manfredi Mattei Filo Della Torre
Manfredi Mattei Filo della Torre, immobiliarista e finanziere, è presidente della Fondazione Alberica Filo della Torre, attiva dal 2012 per sostenere la cultura dell’investigazione forense.
Seguendo le orme di suo padre, Pietro Mattei, che ha contribuito all’individuazione dell’assassino di sua madre, Manfredi si batte perché venga riconosciuta la responsabilità di chi commette errori gravi in ambito giudiziario.
Manfredi Filo della Torre e Fabrizio Peronaci analizzano i momenti salienti della vicenda: l’omicidio, le accuse molto poco velate verso Pietro, il marito della contessa; gli scoop o finti tali, anch’essi protagonisti del caso; il coinvolgimento dei servizi segreti, tangentopoli; l’assassino che è sempre stato lì, ma che si è preferito non vedere e infine… il grande colpo di teatro: un Rolex.
Già, perché tutto l’affaire Olgiata prende il via da un Rolex:
ci pensò un tassello all’apparenza fuori posto a far deragliare le indagini e a trasformare l’enigma dell’Olgiata in un thriller degno di John Le Carrè.
Un susseguirsi di accuse tra media e inquirenti, i primi intenti a battere il chiodo finchè caldo, i secondi a cercare la gloria eterna.
Entrambi colpevoli di non aver voluto cedere al clichè del maggiordomo assassino, perché poco adatto a far vendere giornali e a portare notorietà.
Ci sono voluti vent’anni per trovare Giustizia, quella con la G maiuscola, vent’anni in cui Pietro Mattei ha continuato a voler proteggere i figli dal fango che poteva travolgerli e a cercare la Verità.
Non una verità qualsiasi, ma l’unica Verità che potesse onorare il ricordo di Alberica, ma anche salvaguardare Manfredi e Domitilla.
Cara Alberica, quanto ho fatto è nulla rispetto alla gioia che mi ha dato vivere al tuo fianco. Vent’anni fa una mano assassina ti strappò alla vita, distruggendo quel sogno che tanto avevamo desiderato e poi costruito con amore: la nostra famiglia. In questi anni, da lassù, mi hai dato la forza di proteggere i nostri amati figli e di respingere quanti hanno offeso la tua memoria con assurdi e torbidi teoremi, oggi finalmente crollati.
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