Il coccodrillo di Palermo di Roberto Andò

Il coccodrillo di Palermo Salotto Giallo

Recensione di Cristina Casareggio

TRAMA

Rodolfo Anzo è un regista di documentari che abita a Roma.

Da più di dieci anni non torna nella sua città natia, Palermo, con cui ha un rapporto conflittuale tanto che sarebbe felice di non farvi più ritorno.

Improvvisamente, però, è costretto a cambiare i suoi piani: la vicina di casa dei genitori, ormai defunti, lo avverte che qualcuno si è introdotto nell’abitazione, dileguandosi senza trafugare alcun oggetto di valore.

Sembrerebbe un furto andato a vuoto, ma in casa Rodolfo si imbatte in sei bobine di intercettazioni telefoniche che il padre poliziotto aveva illegalmente conservato, insieme a un messaggio in cui si chiede di restituirle alle persone intercettate.

L’uomo decide di mettersi alla ricerca dei misteriosi intercettati, ma non sa fin dove questo incarico lo porterà: con la complicità di una Palermo stregata, dai contorni sinistri e surreali, Rodolfo affronterà la verità tra le ombre della memoria di suo padre.

Seguendo l’indagine di un figlio sui misteri di un padre, Roberto Andò ci accompagna tra le strade e gli incontri di una città fascinosa e malata, sospesa tra il peso della colpa e il desiderio di redenzione e giustizia.

Un labirinto magico di voci e volti che emergono da un passato ambiguo e reticente.

Lei è uno di quelli che pensa che la verità sia una, ma la verità è solo una delle possibili varianti, e neppure la migliore, di un fatto.

Cos’è la verità? Si può cercare la verità dopo dieci anni di indagini?

Sono questi gli interrogativi che emergono con forza nel nuovo romanzo di Roberto Andò, un viaggio a Palermo in cui un figlio torna dopo anni nella casa di famiglia per scoprire e tentare di risolvere un mistero lasciatogli dal padre.

Rodolfo Anzo è un documentarista di successo che vive a Roma e sta preparando un nuovo lavoro, fino a quando una telefonata lo riporta nella sua città natale, Palermo.

Qui vivevano i suoi genitori: la madre, morta molti anni prima e mai dimenticata, e il padre Riccardo, deceduto da dieci anni.

Riccardo era un ex poliziotto che, dopo la scomparsa della moglie, si era invischiato in inchieste ed affari più grandi di lui, e la cui morte (suicidio o omicidio?) non è mai stata chiarita.

Il lascito del padre al figlio consiste in sei bobine di intercettazioni telefoniche, con la richiesta di restituirle ai legittimi proprietari.

Rodolfo è spaesato da questo invito; non ne comprende il motivo e, soprattutto, non capisce perché un uomo integerrimo come il padre possa aver tenuto per sé dei reperti di inchieste.

Da questo momento ha inizio il viaggio del protagonista, Rodolfo, alla ricerca della verità e delle persone coinvolte.

Persone diversissime tra loro, ma tutte con qualcosa di losco alle spalle.

Forse, la mia è una ricerca che si occupa della dissoluzione: come le cose nel tempo si separano, si sciolgono, perdono la loro capacità di definirsi.

A piedi Rodolfo segue (e a volte insegue) i proprietari delle bobine, in un viaggio a ritroso nel tempo per le strade che sia lui che il padre tante volte hanno percorso.

Un viaggio fisico per le vie di una Palermo nera, lugubre, una nebulosa ancorata al passato e quasi incurante del presente.

Roberto Andò

Roberto Andò è nato a Palermo nel 1959.

Dal suo romanzo Il trono vuoto, vincitore del Premio Campiello Opera Prima 2012, ha tratto il film Viva la libertà con Toni Servillo e Valerio Mastrandrea.

Con descrizioni cinematografiche e prospettive in movimento, Roberto Andò descrive una città diversa da quella che si è abituati a vedere, «una città che da sempre ama intrattenersi con i morti e trascurare i vivi».

Palermo è una città che non ricostruisce ma riadatta, rimane come un quadro bellissimo ma che necessiterebbe di un potente restauro.

Palermo piena di inganni e sotterfugi, dove il potere muove le fila delle azioni e dove per ottenerlo tutto diventa lecito.

“L’abitante di Palermo, a poco a poco si è arroccato nella posizione difensiva del paranoico, e il suo sguardo, invece di proiettarsi all’esterno, ha cominciato a girare a vuoto, appagato da indagini estenuanti condotte sugli altri e su sé stesso, un’attitudine che lo ha portato a vivere come una spia”.
“Questa è una città di depressi che non sanno di esserlo.”

Ma oltre alla ricerca della verità e alla risoluzione del caso, in questo giallo c’è molto di più: c’è la storia di un figlio che non ha saputo amare abbastanza il padre, che non l’ha compreso e che lo ha quasi abbandonato per inseguire la propria carriera.

C’è la nostalgia di un amore filiale che scivola ad ogni pagina, la nostalgia di qualcosa che poteva essere di più, ma non lo è stato.

Mentre cerca di far luce su come sia avvenuta la morte del padre, Rodolfo prova al contempo a riallacciare questo rapporto ormai venuto meno, provando a rendere giustizia ad una persona che però non c’è più.

Il coccodrillo di Palermo è in definitiva un giallo coinvolgente ambientato nelle vie di una città, Palermo, che sembra rimasta immobile e immutata rispetto al passato.

Ma questo libro è anche molto più di un semplice giallo: è un’indagine intima e profonda sul rapporto padre-figlio.

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