In salotto con… Francesca Mogavero

In salotto con Francesca Mogavero

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Emanuela Ferrara

Gradita ospite dello spazio interviste “In salotto con…” Francesca Mogavero.

Francesca Mogavero, classe 1986, vive e lavora a Torino. È torinese di nascita, lucana e siciliana d’origine e monferrina di recente adozione.

Lavora in ambito editoriale dai tempi dell’università. Laureata in Filologia e Letterature dell’Antichità, dopo anni di collaborazioni ha dato vita alla casa editrice indipendente Buendia Books e ha pubblicato racconti in riviste e antologie.

Ama i Doors ma anche il Boléro, i Jefferson Airplane, Joe Strummer, le fiabe, il vino rosso e tante altre cose. Vive tra le colline con un marito e quadrupedi in numero variabile.

Nel 2021-2022 ha vinto una borsa di studio per la Scuola annuale di Scrittura Belleville (Milano).

A settembre 2024 per la collana Nero 900 di Giunti, Francesca Mogavero pubblica La saponificatrice di Correggio, volume dedicato all’ormai celebre caso di Leonarda Cianciulli.

Emanuela Ferrara lo ha letto e recensito per Salotto Giallo (recensione a questo link) e con l’occasione ha posto all’autrice qualche domanda.

Salotto Giallo: Per la collana Nero 900 della Giunti ti sei occupata di Leonarda Cianciulli. Tua precisa volontà o richiesta editoriale? Nel primo caso, perché questa storia e non altre? Nel secondo, sapevi già che avresti dovuto guardare dentro a un calderone così pieno di ingredienti? 

Francesca Mogavero: Ciao! Innanzitutto, grazie per questa opportunità, sono felice di trovarmi in questo splendido Salotto.

Venendo alla vostra prima domanda… Forse si è trattato di destino? Quando Gianni Biondillo, grande scrittore e curatore della collana, mi ha proposto di occuparmi di Leonarda Cianciulli, ho sentito qualcosa risuonarmi dentro: il folklore del Sud, il legame con il cibo e la cucina… C’erano insomma degli “ingredienti” che mi incuriosivano e che non vedevo l’ora di approfondire. Certo non immaginavo che fossero così tanti, così annodati e complessi.

È stato un lento scavare, anzi, una discesa verso l’abisso, facendo sempre attenzione a non perdermi nel buio.

Grazie a quanto scrivi ne La saponificatrice di Correggio Leonarda Cianciulli acquista un po’ di dignità e le si toglie di dosso la maschera della strega cattiva che trasforma le amiche in sapone. Sei consapevole di aver smontato una leggenda che dura da decenni? Come è stato accolto questo “riaccreditare” in qualche modo la figura della Cianciulli? 

Caspita, mi attribuite una responsabilità non da poco!

Battute a parte, io stessa sento di aver fatto un percorso di scoperta: sono passata da “Leonarda Cianciulli? Sì, certo, la strega che ha trasformato le sue amiche in sapone” a una risposta più articolata e tuttora incompleta.

La saponificazione? Una leggenda già all’epoca dell’istruttoria e del processo. Amiche? Ermelinda, Clementina e Virginia probabilmente lo credevano… e l’inganno peggiore forse è stato proprio questo. Strega? Lo fu davvero? E soprattutto, ce n’era solo una, di creatura diabolica? Leonarda fu davvero l’unica responsabile?

In più, ricerca dopo ricerca, mi sono resa conto di quanto fosse importante il prima: prima dei tre delitti, prima degli interrogatori, della perizia psichiatrica, della condanna.

Cosa è successo a Leonarda Cianciulli prima del fatale 1939? Come si diventa “mostri”? Molte volte, è tutta questione di scelte e di contesto.

Mi hai strappato una lacrima quando ricordi che la zia della Cianciulli le ha augurato di non trovare pace per l’eternità. Sapendo che le spoglie di Leonarda sono andate perdute, c’è da rabbrividire. Quando hai riportato questo particolare immaginavi che avresti suscitato un sentimento di vicinanza verso l’assassina? 

Ho cercato di riportare i fatti e le ipotesi nel modo più obiettivo possibile, tutti i testi della collana si basano appunto sulla ricerca, non c’è nulla di inventato.

Soltanto adesso, incontrando le lettrici e i lettori, mi sto accorgendo di quanto “la Cianciulli” venga percepita come una persona, come una “vittima” – con tutte le riserve del caso e senza alcuna giustificazione per ciò che ha fatto – di ciò che prima ho chiamato contesto.

Una madre probabilmente incapace di amarla, scarsità di stimoli e di mezzi, disagi, gravidanze, lutti, impossibilità di elaborare il dolore: sono cose che lasciano il segno, senza dubbio.

Verrebbe da chiedersi cosa Leonarda sarebbe potuta diventare, con la sua curiosità, la sua ambizione, la sua parlantina, se fosse nata e cresciuta sotto altre stelle.

Sei torinese di nascita ma lucana e siciliana di origine. Sei cresciuta anche tu a pane e fratelli Grimm? Quanto hanno inciso le tue origini nel racconto di questa storia? 

Assolutamente sì! Le fiabe dei fratelli Grimm, ma anche le leggende del territorio e degli altri Paesi: mi è sempre piaciuto intercettare delle sintonie, delle somiglianze, come se alla base di ogni narrazione ci fosse una fonte più antica, atavica e perduta, che ha seminato briciole di pane nei posti in cui è stata accolta, raccontata e ascoltata.

E scrivere questo libro è stato anche un ritorno alle origini, un ripensare alle tradizioni e ai sapori di “giù”, un abbraccio tra le generazioni che ancora cucinano, sognano, tengono viva la memoria familiare, e chi non c’è più.

Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi? 

Un gioco difficilissimo! Vorrei un divano molto grande, una stanza piena di gente. Dovendo scegliere un autore soltanto, inviterei William Somerset Maugham e gli chiederei il segreto per mettere su carta personaggi e situazioni così vivi, così tangibili e reali.

Probabilmente non mi risponderebbe, limitandosi a uno sguardo sornione, oppure mi colpirebbe con una delle sue celebri, crudelissime, battute ironiche. Ne uccide più la penna che la spada, in effetti.

Salotto Giallo ringrazia l’autrice per la disponibilità all’intervista

Link per l’acquisto del libro:

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