Recensione di Claudia Pieri
TRAMA
Sette vite come i libri
In una Napoli semideserta all’indomani delle festività natalizie, Malù, archeologa con la passione per i gialli, ha un bel problema da affrontare: il suo dottorato di ricerca è finito e l’università non ha più fondi. In pratica, è disoccupata e senza un soldo.
Per fortuna con l’aiuto dei suoi coinquilini trova un lavoretto in una libreria dell’usato, la Second Chance.
E di quel posto si innamora all’istante: ogni libro sugli scaffali contiene tracce delle vite di chi l’ha letto, regalato, di chi fra quelle pagine si è perso, ha pianto, amato, sorriso.
E alcuni di quei volumi ne hanno avute tante, di vite, prima di arrivare lì: tre, cinque, qualcuno persino sette.
Come i gatti, sorride Malù pensando a quanto quel luogo pieno di odori e nascondigli piacerebbe al suo Mycroft.
Un giorno le capita fra le mani una copia della Donna in bianco, capolavoro di Wilkie Collins. E sfogliandolo si accorge che alcune pagine sono intrise di sangue.
Sangue fresco. Il suo istinto le dice che nel posto da cui proviene il libro è successo qualcosa di molto brutto.
Ora sta a lei e alla compagnia dei suoi “Irregolari” – gatto Mycroft compreso – scoprire da dove viene il volume insanguinato, com’è arrivato fin lì e chi è la vittima.
Se cercate un romanzo leggero, ma non banale, con dei personaggi così autentici da sembrare reali, impreziosito da citazioni letterarie e da una scrittura brillante e ironica, Sette vite come i libri è proprio quello che fa per voi.
Serena Venditto torna in libreria con un nuovo episodio della fortunata serie che vede protagonisti i quattro coinquilini di Via Atri 36.
Per l’esattezza, i quattro più uno: il gatto Mycroft, “umanizzato” alla perfezione dalla penna dell’autrice che, non a caso, lo ha ribattezzato come il fratello di Sherlock Holmes:
credo che i nostri amici felini siano dotati di un particolare apparato di muscoli facciali, per cui anche se sono coperti da una folta pelliccia risultano molto più espressivi di qualsiasi viso umano. In pratica nessuno meglio di un gatto sa guardare in cagnesco.
La storia si svolge a Napoli, non la città sfavillante di luce e brulicante di persone che tutti conoscono, ma una Napoli diversa, deserta e umida di pioggia:
In quei giorni di gennaio il centro storico sembrava riprendersi da una sbronza: zero gente, pochi turisti, attività lente e sonnacchiose, locali quasi vuoti in strade gelide e umidicce di pioggia.
La Venditto costruisce una trama appassionante che intreccia le vicende private dei protagonisti a quella principale, mescolando il giallo alla commedia, in perfetto stile cosy crime.
Fil rouge della storia sono i libri, che prendono vita sotto gli occhi del lettore attraverso le numerose citazioni disseminate dall’autrice tra le pagine, culminando in una vera e propria metanarrazione de La donna in bianco.

Serena Venditto
Serena Venditto (Napoli 1980) lavora al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Ha esordito nella letteratura con il romanzo comico Le intolleranze elementari (Homo Scrivens, 2012).
Aria di neve (ripubblicato da Mondadori nel 2018) è il primo volume della serie dedicata al gatto detective Mycroft e ai 4+1 di via Atri 36, che, apparsa per la prima volta in libreria per i tipi di Homo Scrivens, ha già ricevuto numerosi riconoscimenti e segnalazioni (Premio Nabokov, Premio della critica Costadamalfi, Garfagnana in Giallo, Festival Giallo Garda).
Ad Aria di neve seguono C’è una casa nel bosco (Homo Scrivens 2015), Al sassofono blu. Un nuovo caso per Mycroft, il gatto detective (Homo Scrivens 2016) e L’ ultima mano di burraco. Quattro coinquilini e un’indagine (per non parlar del gatto) (Mondadori, 2019).
Attraverso la voce narrante di Ariel, la Venditto presenta i quattro, anzi cinque, protagonisti, e lo fa in maniera tale che anche chi non ha letto i precedenti libri della serie, non ha difficoltà a familiarizzare con loro, anzi la sensazione è quella di conoscerli da sempre.
Poche, ma decise pennellate e il quadro di Malù, la mente dell’indagine, si materializza davanti agli occhi del lettore:
Malù. La mia coinquilina dalla mente sherlockiana… Lei sa tutto, ricorda tutto, rielabora informazioni e propone soluzioni ai problemi più complicati nel tempo che le persone normali (tipo me) impiegano a lavarsi i denti.
E ancora
Per Malù l’investigazione prevaleva su tutto. Non che non avesse empatia, ma era come se archiviasse immediatamente lo sgomento, la pena, la compassione, la commozione per passare all’indagine, all’esame delle tracce, delle prove.
Proprio la caratterizzazione dei personaggi e la descrizione delle dinamiche relazionali che legano tra loro i quattro coinquilini sono da annoverare tra i punti di forza del romanzo.
Un legame che va oltre la semplice amicizia, per assumere i connotati di una vera e propria famiglia che accoglie il lettore grazie alla scrittura empatica della Venditto, sublimata nei dialoghi tra i protagonisti, gatto incluso.
In Sette vite come i libri l’intreccio al centro della storia è ben congegnato, e mantiene alta l’attenzione del lettore pagina dopo pagina, fino alla soluzione del caso, rendendo la lettura oltremodo piacevole e coinvolgente.
Ma il romanzo va oltre, l’autrice infatti, con delicatezza e sensibilità, accende i riflettori su una tematica di grande attualità, la violenza di genere, utilizzando il cosy crime non soltanto per intrattenere i lettori, ma anche per veicolare un messaggio di rilevanza sociale e offrire spunti di riflessione.
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