In salotto con… Giuseppe Conte

In salotto con Giuseppe Conte

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Emanuela Ferrara

Ospite dello spazio interviste “In salotto con…” Giuseppe Conte

Abbiamo avuto il piacere di ospitare quest’oggi nel nostro Salotto dedicato alle interviste, Giuseppe Conte (Imperia, 15 novembre 1945). Conte è scrittore, poeta, librettista, drammaturgo, traduttore e critico letterario italiano.

I suoi numerosi scritti spaziano dalla poesia, alla narrativa, alla saggistica. Molti anche i riconoscimenti. Tra questi citiamo il Premio Letterario Basilicata ed il Premio Hemingway ottenuto con Il terzo ufficiale (Longanesi 2002, Tea 2005); il Premio Mondello con La casa delle onde (Longanesi, 2005); il Premio Stresa e Premio Internazionale Letterario “Alessandro Manzoni – Città di Lecco” attribuito a L’adultera (Longanesi 2008).

In occasione dell’uscita dell’ultimo libro di Giuseppe Conte Nessuno può uccidere Medusa (Bompiani 2024), Emanuela Ferrara, che lo ha letto e recensito a questo link, ha posto qualche domanda all’autore. Giuseppe Conte ha accettato di rispondere con interesse e disponibilità.

Salotto Giallo: 28 settembre e 21 marzo. Due date simbolo di Nessuno può uccidere Medusa. Questa scelta ha qualche significato?

Giuseppe Conte: Il 21 marzo è l’equinozio di primavera, quando la vita della natura ricomincia dopo la pausa invernale ed è un simbolo di rinascita.

L’azione vera e propria del romanzo si svolge in quel giorno perché alla fine,

dopo tanto buio, tanta violenza, tanto male attraversato, sembra aprirsi uno spiraglio di speranza, in sintonia con quello che l’equinozio di primavera significa. Come dire che è vano il tentativo di spegnere la vita e la luce, queste ritornano sempre, in qualunque modo scelgano di tornare.

Il 28 settembre, appena passato l’equinozio d’autunno, è la data che ho scelto per l’infelice matrimonio di Esmeralda e Vittorio Ventura. Questo perché storicamente è vero che in quel giorno del 2003 ci fu il più grande blackout della storia recente in Italia.

Cioè il buio prese il predominio, rovinò la festa di Vittorio, e infatti lui, superstizioso, legherà il fallimento del suo matrimonio e poi della sua vita intera a quel buio improvviso.

Un buio sceso su quella che doveva essere la festa più grande della sua esistenza, il raggiungimento del più alto dei suoi obiettivi, il riscatto completo del suo passato, riproducendo il ballo aristocratico magnificamente filmato da Visconti nel Gattopardo.

Salotto Giallo: “Guarda quante donne nell’Odissea, e che rilievo hanno, sono loro che rendono viva la storia di Ulisse, gli danno fascino. Nell’Iliade, senza donne, lui era ben lontano da averne.” Un mito nel mito. Perché hai voluto parlarne nel tuo ultimo romanzo e, soprattutto, perché hai voluto riaccendere i riflettori sulla possibilità che Omero fosse in realtà una donna?  

Giuseppe Conte: Ne ho parlato nel senso che mi sembrava un argomento di cui era verosimile che parlassero due ragazze come Med e Esmeralda che studiavano letteratura greca all’università. E io stesso, che durante i miei anni di studente di lettere moderne alla Statale di Milano non ho fatto corsi di greco, quando ho studiato il personaggio di Ulisse da scrittore mi sono reso conto della enorme differenza: nell’Iliade Ulisse non è un eroe preminente, neppure un eroe forse, trafficante, astuto, traditore, vendicativo, niente di cui varrebbe la pena di parlare.

E poi la metamorfosi dell’Odissea: eroe del viaggio, dell’avventura, della fuga dagli dei che lo perseguitano e del ritorno a casa, a Itaca. Nell’Odissea Ulisse ha a che fare con personaggi femminili straordinari che lo definiscono, lo fanno diventare quello che poi è rimasto per tutti i lettori del mondo.

Cosa vuol dire? Che un uomo, oltre a prendere vita da una donna, prende il suo carattere, il suo carisma, la sua stessa bellezza dalle donne che gli capita di incontrare sulla sua strada? Non dimentichiamo che il dio che perseguita Ulisse è il maschio Paseidone, mentre chi lo protegge da ogni insidia sino a riportarlo a casa è una divinità femminile, Atena.

Questo cambiamento di stile e di mondo così radicale ha fatto sì che qualche scrittore, soprattutto Samuel Butler e Robert Graves, abbia lanciato l’idea che l’Odissea potrebbe essere scritta da una donna. Una poetessa epica che viene prima di Saffo, che primeggia nella poesia lirica.

Così la parte avuta dal femminile nell’origine della nostra letteratura sarebbe immensa. Mi sembrava bello farlo balenare, nella fantasia ancora innocente di Med e Esmeralda, e anche in quella delle  lettrici.

Salotto Giallo: Vittorio Ventura è di certo un personaggio “negativo” eppure nel libro provi a spiegare l’origine di questa sua cattiveria: un rifiuto in adolescenza avrebbe infatti scatenato in lui la fame di prevalere, di asservire, di avere quel successo che fosse anche fonte di sopraffazione e dominio. Insomma anche il male ha una sua origine. Leggendo queste righe, si pensa inevitabilmente a certi casi di cronaca nera. Può davvero questo tipo di delusione creare un mostro? Come si può evitare tutto questo? 

Giuseppe Conte: Francamente non ho cercato di spiegare l’origine della malvagità di Vittorio Ventura. Volevo solo con dei flashback mostrare il suo vissuto prima di essere un uomo maturo, l’imprenditore milionario e il bastardo che odia le donne che è.

Non ci sono giustificazioni per lui. L’adolescenza in ambiente modesto e il rifiuto sprezzante di una ragazza sono soltanto esperienze che chissà quanti hanno fatto, non possono provocare tutta la violenza che si nasconde in lui. Certo, i traumi hanno conseguenze che possono sfociare in qualcosa di terribile.

Ma nel caso di Vittorio Ventura, che non piange intorno ai suoi traumi passati, valgono  due pulsioni che riguardano la sua vita. Una è quella dell’uomo d’affari anche loschi proteso soltanto all’arricchimento e il potere a qualunque costo; l’altra quella di gusti sessuali perversi e di dominio trattenuti sinché non esplodono.

Ho trattato il tema di come si possa rimediare a pulsioni mostruose quando si affacciano dentro un essere umano nel mio libro Il mito greco e la manutenzione dell’anima.

Fare manutenzione all’anima vuol dire capire quale pulsione, tra quelle che la mitologia incarna nelle antiche dee e dei greci, domina la nostra vita, e governarla e  portarla dal buio alla luce. 

Vittorio Ventura ha abolito la sua anima, segue istinti brutali. Med invece, che diventa un mostro come Medusa, e non per colpa sua, riesce a prendere alla fine in mano la propria anima e il proprio destino, a cambiargli di segno, e a riaprirsi forse alla vita.

Salotto Giallo: “Il mare non è l’infinito, è la spinta a possedere l’infinito.” È una citazione tratta proprio da Nessuno può uccidere Medusa. Spiegaci cosa intendi con questa affermazione, cosa significano per te il mare, protagonista della vicenda, cosa sono l’infinito e la spinta?  

Giuseppe Conte: Per dirti cosa significa per me il mare mi ci vorrebbero non so quante pagine. Ho scritto prima di Nessuno può uccidere Medusa, romanzi in cui il mare è protagonista, nel bene e nel male, come Il terzo ufficiale, o La casa delle onde o I senza cuore, giallo storico che si svolge tutto su una galea genovese.

E il mare è uno dei temi principali di tutta la mia opera, sino alla raccolta di poesie intitolata Non finirò di scrivere sul mare. E dunque, è chiaro:

per me il mare è infinito, movimento incessabile, invito  a conoscere il segreto dell’origine della vita e dell’universo. Così per Baudelaire. Così per i grandi poeti.

Le parole che metto in bocca a Vittorio Ventura sono una bestemmia. Il mare per lui è desiderio non di essere e conoscere, ma di avere, possedere, conquistare ricchezze, terre, donne. 

Salotto Giallo: Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi?  

Giuseppe Conte: Grazie dell’ospitalità nel vostro Salotto Giallo di un autore che non è propriamente un giallista come me.

Se potessi invitare il mio autore preferito, convocherei dal paradiso degli scrittori D.H.Lawrence , l’autore di Donne innamorate. Gli chiederei davanti a un tè di parlarmi un po’ della sua vita con Frieda, in quel ranch sulle Montagne Rocciose dove anni fa sono stato sulle sue tracce. Gli chiederei inoltre di dirmi se ancora oggi faccio bene a vivere mettendo come lui viaggi e amore, natura e scrittura davanti a tutto. 

Salotto Giallo ringrazia l’autore per la sua gentilezza e disponibilità all’intervista

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