La Prima Legge – Trilogia – di Joe Abercrombie

La prima legge Salotto Giallo

Rubrica a cura di Rosaria Sorgato

Recensione a cura di Cristiano Colombo

SINOSSI

LOGEN NOVEDITA È UN GUERRIERO IN FUGA dal Nord di cui è stato il campione idolatrato tanto dai nemici che lo vorrebbero morto come dagli amici che farebbero meglio a crederlo tale.

Perché dentro di lui si annida il Sanguinario, un’ombra per cui orrore, fuoco e morte sono un banchetto al quale invitare tutto e tutti.

Glokta l’Inquisitore trascina il proprio corpo torturato nei palazzi del potere, investigando su una cospirazione in grado di ribaltare l’ordine costituito.

Il giovane Jezal dan Luthar, che forse si accontenterebbe della propria bellezza, sfacciataggine e abilità nella scherma, scoprirà che qualcuno nutre grandi e pericolosi progetti per lui.

Il Maggiore West deve lottare contro la propria sorella, l’idiozia delle gerarchie militari, e la costante feroce emicrania.

Nelle vene della misteriosa e intrattabile Ferro Maljinn scorre sangue di demone, e una sete di vendetta che minaccia di travolgere un Impero.

I loro cammini sono destinati a incrociarsi nella guerra che chiude le sue fauci sull’Unione da Nord a Sud, mentre alle ombre del passato e ai sortilegi si sommano le nuove, devastanti forze dell’oro e della tecnologia.

Con questo grandioso affresco, ricco di pathos e umorismo nero, che comprende rovine ciclopiche e bettole, schermaglie politiche e duelli brutali in un cerchio di scudi, mercenari e prostitute, regine e banchieri, Joe Abercrombie ha portato il fantasy verso nuovi confini, capaci di fondere J.R.R. Tolkien e i noir americani, il realismo di G.R.R. Martin e l’ironia citazionista di Tarantino.

Un pilastro della narrativa fantastica contemporanea, dopo il quale niente è stato più come prima.

Benvenuti nel mondo di Joe Abercrombie, dove l’eroismo è un concetto obsoleto e il cinismo regna sovrano.

Con la Trilogia della Prima Legge, che si apre con Il Richiamo delle Spade, l’autore non si limita a rielaborare il genere fantasy; lo distrugge, lo ricompone e lo rivende con un’etichetta che grida: “Non avrai mai un lieto fine.”

Qui, i nobili guerrieri sono più simili a disadattati con problemi di identità e bisognosi di aiuti di Stato che ai paladini dei romanzi tradizionali.

Insomma, è un posto dove i sogni di grandezza vanno a finire decisamente male e i “cattivi” sono semplicemente persone con un eccellente senso dell’umorismo.

In Il Richiamo delle Spade, Abercrombie presenta un cast di personaggi che potrebbe benissimo essere uscito da una convenzione di autoaiuto per disoccupati.

Logen Novedita, il nostro eroe “riluttante”, è un guerriero dal passato tormentato, con più cicatrici di un pugile veterano e una predilezione per la rissa più che per la diplomazia.

La sua famosa frase

Non si hanno mai abbastanza coltelli

è un ottimo modo per rompere il ghiaccio a una festa, se solo avesse il coraggio di attendere un attimo prima di tirare fuori la spada.

Non è esattamente il modello di eroismo a cui siamo abituati, ma è proprio questo a rendere il suo viaggio così affascinante.

Ma non è solo Logen a rendere questa trilogia una lettura decisamente innovativa.

C’è anche Sand dan Glokta, un torturatore storpio con un talento innato per il sarcasmo e l’autoironia .

Glokta è un personaggio che incarna la quintessenza del cinico: disincantato, disilluso e sempre pronto a ferire chiunque si avvicini troppo.

La sua battaglia interiore tra il dovere e il disgusto per il mondo che lo circonda è narrata con una prosa così efficace che ogni sua riflessione su come il mondo funzioni, sembra una lezione di vita da un comico stand-up.

 Se non puoi essere buono, almeno sii divertente.

questo è uno dei suoi credo.

Arrivati al secondo libro Non Prima Che Siano Impiccati, Abercrombie alza la posta in gioco e ci mostra che, nel mondo della Prima Legge, la vera sfida non è solo sopravvivere, ma farlo con stile.

I personaggi affrontano complotti e tradimenti come se fossero una sorta di danza macabra, e ogni passo è carico di tensione e ironia.

In questo volume, la magia diventa più un fastidio che un potere, coerentemente con il genere grimdark, Abercrombie non ci offre una magia affascinante e dotata d’una sua innata grandezza, ma piuttosto un altro efficace modo per ingannare sfruttare e terrorizzare il prossimo .

La prosa è agile, appropriata e accattivante, quindi si arriva velo e con un hype enorme a L’Ultima Ragione dei Re, dove il tutto culmina in un trionfo di conflitti e paradossi.

In questo atto finale, Abercrombie porta i suoi personaggi al limite, costringendoli a confrontarsi con le loro azioni passate e con le conseguenze che queste hanno avuto.

La narrazione diventa un amalgama di avvenimenti che oscillano tra l’epico e l’assurdo, mentre le rivelazioni si accumulano regalando dosi massicce di gratificazione ai lettori.

Abercrombie non si limita a raccontare storie di battaglie e conquiste; coraggiosamente pone una lente d’ingrandimento sui rapporti interumani, sulle ambizioni e le paure dei suoi personaggi.

La scrittura è densa di dialoghi incisivi e di un’autoironia che rende la drammaticità delle situazioni ancora più apprezzabile.

La sua prosa si impenna ulteriormente se possibile…

Diventa a tratti lirica, poi cinematica e, dopo ancora, sorprendentemente più affilata.

Attraverso il suo stile che a tratti si fa quasi pulp e le sue osservazioni acute, l’autore riesce a riflettere su tematiche universali come la natura del potere, la lotta per la sopravvivenza e le sfide dell’umanità.

Non solo ci intrattiene, ma ci invita a guardare dentro noi stessi, esplorando le ambivalenze della condizione umana, in un modo che è tanto maleducato quanto preciso.

Joe Abercrombie

Joe Abercrombie ha studiato alla Lancaster Royal Grammar School e presso la Manchester University, dove ha seguito il corso di laurea in psicologia.

Dopo aver iniziato a lavorare come produttore televisivo, ha intrapreso la carriera di montatore freelance.

All’inizio del 2008 Joe Abercrombie è stato uno dei contributori della serie della BBC Worlds of Fantasy, insieme a Michael Moorcock, Terry Pratchett e China Miéville.

Nel 2002, durante un periodo di inattività fra diversi lavori, Abercrombie ha cominciato la stesura del suo primo romanzo Il richiamo delle spade (The Blade Itself), che è stato completato nel 2004.

Nel 2009 ha pubblicato il romanzo thriller Best Served Cold, e tradotto in Italia come Il sapore della vendetta, anch’esso ambientato nel mondo di The First Law Trilogy, anche se non appartiene alla serie.

Abercrombie vive a Bath nel Somerset con la moglie e due figli. La serie The First Law è stata tradotta in numerose lingue.

Abercrombie ci ricorda che, anche tra le macerie e le delusioni, c’è sempre spazio per la speranza, per la risata e, soprattutto, per una nuova storia da raccontare.

Mentre la trilogia si chiude, Abercrombie ci lascia un’ultima domanda:

“In un mondo dove l’eroismo è un’illusione e la morale è un concetto sfuggente, cosa significa davvero vincere?”

E in quel momento, ci rendiamo conto che la vera magia di Abercrombie non risiede negli incantesimi o nelle sue battaglie epiche, ma nella sua capacità di farci vedere il riflesso della nostra fragilità e della nostra inadeguatezza .

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