Nessuno può uccidere Medusa di Giuseppe Conte

Nessuno può uccidere Medusa Salotto Giallo

Rubrica a cura di Cristina Casareggio

Recensione di Emanuela Ferrara

SINOSSI

Amedea, la più giovane delle tre sorelle Corallo, è per tutti Med.

Ribelle e anticonformista, a differenza delle due maggiori non sembra attratta dalle solide sicurezze di una vita borghese, ma è capace di coltivare amicizie speciali: quella con il giovane fruttivendolo Abdelnur, giunto dalle sponde africane del Mediterraneo; o quella con il sacerdote e professore di greco Homer Grant, che le insegna che Dio è Amore, anche se ha nomi diversi.

L’amicizia con la bellissima Esmeralda, di antica e nobile famiglia, invece è destinata a diventare un amore segreto…

Ma nelle vite di entrambe entra un uomo ricco e potente, uno di quei maschi che non tollerano di sentirsi rifiutati, e quello che sembrava un gioco di seduzione diventa una tragedia senza tempo che pone al centro la violenza e l’oppressione esercitata sul femminile.

È così che Med diventa Medusa. Anche lei ha capelli lunghi e meravigliosi, anche lei da bellissima diventa mostruosa.

È una vittima che non accetta il proprio destino, fino a capovolgerlo, come nel mito tramandato da Ovidio, così grondante di bellezza e di orrore.

Giuseppe Conte ambienta la “sua” metamorfosi di Medusa in Sicilia, la terra dove affondano le radici della sua famiglia paterna e dove la potente sensualità di Lawrence e le sontuose atmosfere di Visconti non possono che accrescere l’immaginazione.

Narrato con una lingua capace di accensioni dialettali, percorso da una viva sensibilità contemporanea riguardo ai temi della pace e del rispetto della natura, “Nessuno può uccidere Medusa” è un romanzo pieno di forza e di poesia, che celebra il potere del mito di riportare equilibrio nel nostro mondo malato.

…era come se il mare piangesse per lei, che non sapeva più piangere.

Mito e storia contemporanea si fondono in questo nuovo romanzo di Giuseppe Conte, difficile da catalogare in un unico genere.

Non puoi pietrificare gli altri, quelli che incontri. […] Med, tu puoi pietrificare soltanto te stessa.

Eppure, questa giovane Medusa, di cui tenderemo durante il corso della lettura a dimenticare il nome di battesimo, pietrifica eccome le nostre menti.

La storia di Med è la storia di un Sud in cui si mescolano suoni, odori e culture.

Dove la tradizione vorrebbe ancora vincere sull’innovazione e dove i grandi imprenditori mettono occhi e mani pur di sfruttare le meraviglie di queste terre.

Nessuno può uccidere Medusa è storia di tutti i giorni.

È la storia delle donne che ancora faticano a trovare un ruolo in società. È la storia di quelle donne che abbassano la testa e scendono a compromessi.

Questa è storia di immigrazione, di delinquenti e di disperati.

Giuseppe Conte ha voluto lasciare un romanzo in eredità alle future generazioni.

Ha voluto, con Nessuno può uccidere Medusa, parlare di uno spaccato di storia difficile da analizzare con lucidità.

Tanti sono i personaggi a cui il lettore può legarsi. Med prima fra tutte, ma anche Abdelnur.

Eppure, ognuno di questi è tutto, e il contrario di tutto.

Med stessa, da eroina a mostro.

Abdelnur da disperato, a portatore di disperazione.

Perché è così che va il mondo. Non puoi tracciare una linea netta e dire “questo è il bene e questo è il male” soprattutto una volta che il male (la corruzione, la fame di potere …) entrano nelle nostre vite.

Nessuno può uccidere Medusa insegna quanto sia facile cedere all’istinto, quanto sia facile dimenticarsi di essere umani.

Perché in fondo, a ben guardare, anche Vittorio Ventura, l’imprenditore contro cui Med combatte, è stato umano.

Ha una sua logica: la sua disumanità. Certo, non puoi accettarla e giustificarla ma devi farci i conti.

SINOSSI

(Imperia, 1945) ha pubblicato libri in versi come L’ Oceano e il Ragazzo e Ferite e rifioriture (Premio Viareggio), oggi raccolti nell’Oscar Poesie 1983-2015.

Saggi e libri di viaggio tra cui Terre del mito.

Romanzi: da Primavera incendiata a Fedeli d’amore, da Il terzo ufficiale (Premio Hemingway) a La casa delle onde (finalista al Premio Strega) e a L’ adultera (Premio Manzoni). Nel 2018 esce per Giunti il romanzo Sesso e apocalisse a Istanbul, nel 2019 I senza cuore, nel 2021 Dante in Love.

Traduttore di Shelley, Whitman e D.H. Lawrence, grande viaggiatore, cultore appassionato del mito, è impegnato da decenni nella difesa della natura e nel confronto con il pensiero dell’Oriente e dei mistici dell’Islam.

Ha tenuto letture e conferenze in trentatré Paesi del mondo. Ha vissuto per lunghi anni in Francia.

Attualmente abita in Riviera.

Giuseppe Conte fa i conti con Ventura, con la voglia di vendetta di Med e con la disperazione degli ultimi senza mai schierarsi apertamente.

È questa la forza del nuovo romanzo di Conte. Raccontare, emozionare , far riflettere.

Non c’è nessuno che sale in cattedra a raccontare che le donne vanno rispettate o che la natura va preservata.

C’è piuttosto qualcuno che, tra le righe di una storia a tratti incredibile e non credibile, ti mostra la società per quello che è.

In quest’ottica ben vengano i paesaggi.

Perfetta la Sicilia per raccontare della Medusa moderna.

I faraglioni di Aci Trezza, l’Etna, l’aria ferma e soffocante. Un contorno studiato con minuzia e perfetto per il racconto.

Non sapremmo immaginarcela altrove la storia di Amedea, o Med che dir si voglia, ma impareremo, leggendo queste pagine, a non credere alle cose così come ce le presentano.

Impareremo a chiederci se davvero Omero era un uomo, se la vergogna ci può trasformare in mostri, se il mare può piangere le lacrime che non ci escono e se il mito può davvero salvare l’uomo.

Sembra che, posato su questa testa, ci sia un verminaio. Un nido di piccoli serpenti.

Ricordatevela questa frase perché, quando meno ve lo aspetterete, dovrete ragionarci sopra e fermarvi all’ultima pagina per tornare indietro, seguendo l’andirivieni delle onde.

Nessuno può uccidere Medusa, infatti, sembra essere stato scritto pensando al mare e al suo moto perpetuo. E non solo:

Non diventerò mai dritta, mi piacciono i girasoli […] e mi piacciono le onde.

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