In salotto con… Valerio Varesi

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Emanuela Ferrara

Oggi ospite dello spazio interviste “In salotto con…” Valerio Varesi

Valerio Varesi è nato a Torino nel ’59, vive in provincia di Parma e lavora alla redazione bolognese di Repubblica. Laureato in filosofia a Bologna con una tesi su Soren Kierkegaard, è autore di quindici romanzi noir con protagonista il commissario Soneri della questura di Parma, interpretato da Luca Barbareschi nella serie tv Nebbie e delitti, andate in onda su Rai2.

Autore eclettico, ha scritto anche romanzi storico-politici riuniti nel volume Trilogia di una Repubblica.

I romanzi del commissario Soneri sono stati tradotti in tutto il mondo. Il più recente della serie, Vuoti di memoria, è stato pubblicato per Mondadori nel 2024. In occasione dell’uscita del libro, Emanuela Ferrara, che lo ha letto e recensito per Salotto Giallo a questo link, ha formulato alcune domande a Valerio Varesi, che ha gentilmente accettato di rispondere.

Salotto Giallo: Nel tuo romanzo Vuoti di memoria sostieni che “A volte arrendersi può essere anche molto onesto”. La scelta di arrendersi come segno di onestà verso chi o che cosa? Cosa vuol dire per te arrendersi e, infine, ti sei mai arreso?  

Valerio Varesi: Arrendersi di fronte al mistero, all’imperscrutabile, al grande enigma del mondo che ci circonda.

È quello che diceva Pascal: l’ultimo atto della ragione è rinunciare a se stessa. La sua era una prospettiva di fede, come in Kierkegaard, ma per Soneri è arrendersi di fronte al groviglio della realtà, anche in un’inchiesta poliziesca. L’umanità, tuttavia, continuerà comunque a interrogarsi strutturando ipotesi per tentare di dare una spiegazione al mistero.

La scienza procede per approssimazioni. Quella aristotelico tolemaica asseriva che la terra fosse piatta e al centro dell’universo, che il Cielo fosse solido e che il sole girasse intorno a noi. Poi sono arrivati Copernico, Galileo, Newton ed Einstein. Fra cento anni ci accorgeremo che anche la fisica di Einstein è superata, dunque noi oggi viviamo in una mezza verità o in una mezza illusione. 

Salotto Giallo: Uno dei personaggi, a nostro avviso, meglio “riuscito” nella storia delle tue pubblicazioni è  Sbarazza. Come lo descriveresti a chi, non avendo ancora letto il libro, non lo conosce?  

Valerio Varesi: È l’antitesi dell’homo economicus di oggi. In questo nostro tempo è l’economia a governare, non la bellezza o le idee. Tutto è parametrato all’unico valore di scambio. Ebbene,

Sbarazza è uno che del denaro se n’è sbarazzato (da cui il suo soprannome) scambiandolo con l’arte, la bellezza, l’armonia, le idee. Un folle per i tempi, ma per questo, un uomo alle soglie dell’eroismo. Tutto in lui vive idealmente, comprese le donne che ammira per la loro bellezza idealizzandole. La loro figura, leggiadra o sensuale, fermenta nella sua mente producendo un piacere del tutto intellettuale.  

Salotto Giallo: Vuoti di memoria, con la sua trama e i suoi personaggi (vedi Sbarazza), è anche un libro-denuncia. Oltre alla città di Parma, che qualche anno fa hai definito “matrigna”, e che “attacchi” anche in questo romanzo, hai dato ampio spazio alla lotta tra il vecchio e il nuovo, tra l’analogico e il digitale, tra la tradizione e l’innovazione. Da che parte ti schieri?  

Valerio Varesi:

A Parma mi lega un sentimento di amore-odio perché è una città con grandi risorse culturali e grosse potenzialità, tuttavia sperperate in un assurdo individualismo che spesso sfocia nel conflitto. È una città che ha perso anima ed equilibrio tra il suo cuore popolano e ribelle, ora scomparso, e la compassata borghesia un po’ cortigiana ormai caricatura di se stessa.

Io sono nato analogico e penso non diventerò mai del tutto digitale. Credo che le grandi memorie custodite nel silicio siano utili, come nel caso dell’inchiesta che racconto in Vuoti di memoria, ma possano anche diventare uno strumento di omologazione in questo mondo che ha perso la memoria ed è sempre più incline a chiedere soccorso a “protesi” come il telefonino, chiamate a far da supplenza alla propria ignoranza.

Se i dati non li hai nel tuo computer di neuroni, non sarai mai capace di elaborare idee e ragionamenti. Dovrai fidarti dei dati forniti dal silicio. E chi controlla questi ultimi? Sarà più facile fabbricare notizie false e manipolare la pubblica opinione. 

Salotto Giallo: Non solo le città e le inchieste, è l’intera società a cambiare e dunque tutti i mestieri sono chiamati a modificarsi e innovarsi. Cosa vuol dire essere giornalisti in Italia oggi (ricordiamo che Valerio Varesi è giornalista professionista ndr)? Credi che la carta stampata stia davvero morendo o ha una possibilità di sopravvivere, e se si, come?  

Valerio Varesi: Credo che i giornali di carta abbiano la sorte segnata. Al di sotto dei 50 anni nessuno li compra più. Inoltre, le informazioni vengono ormai attinte da numerosi canali, molti di essi non qualificati e inaffidabili.

Sopravviveranno i siti giornalistici online dove però la parola scritta ha un ruolo minoritario a favore delle immagini (foto e filmati). Forse rimarranno pubblicazioni di approfondimento e le riviste patinate perché c’è una parte della merce che ha bisogno di risaltare ed essere mostrata su carta (gioielli, orologi, abbigliamento).

Il modo di fare giornalismo sarà anch’esso centrato sulle immagini e sulle tecnologie. In altre parole, il giornalista sarà obbligato a fare più il cameramen che colui che scrive. Dovrà ottenere anche la patente per l’uso dei droni.  

Salotto Giallo: Giochiamo con la fantasia. Hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito, per fargli una sola domanda: chi inviti? E cosa gli chiedi?  

Valerio Varesi:

Inviterei Carlo Emilio Gadda e gli chiederei due cose: di raccontarmi la vita del suo magnifico commissario, Don Ciccio Ingravallo, e come pensava di terminare il Pasticciaccio

Salotto Giallo ringrazia Valerio Varesi per la sua disponibilità e gli da appuntamento al prossimo libro.

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