Vuoti di memoria di Valerio Varesi

Vuoti di memoria Salotto Giallo

Recensione di Emanuela Ferrara

SINOSSI

Sono mesi che Romeo Calandri è stato ucciso – o meglio, giustiziato, considerata la brutalità dell’omicidio.

A valle di una rapida indagine, dietro le sbarre è finito Carmelo Musci, killer professionista al soldo della ‘ndrangheta, incriminato anche per il probabile assassinio di Luciano Orsi, socio di Calandri e scomparso lo stesso giorno dell’esecuzione.

E invece, per una curiosa, grottesca e vagamente macabra coincidenza, proprio mentre si sta celebrando una messa in suffragio per la sua presunta morte, Orsi ricompare su una barca al largo di Cesenatico.

Dove è stato per tutto questo tempo? Perché è su quella barca? È scampato a un omicidio, o è implicato in quello del socio? Soltanto lui può dirlo.

Orsi, però, è affetto da amnesia.

Per Soneri, che da settimane si interroga sulla memoria e sulla sua fatale inattendibilità, l’indagine diventa non solo uno stimolo a chiedersi quanto di vero c’è nei nostri ricordi – che tutti, involontariamente, manipoliamo -, ma si rivela anche l’occasione per scoprire che la tecnologia può gettare una nuova, sorprendente luce su casi forse archiviati troppo in fretta.

Come è successo per l’omicidio di Romeo Calandri, perché più Soneri scava, più emergono incongruenze, molte delle quali riguardano Musci, che forse non è così coinvolto nel delitto come sembrava..

Poco più di trecento pagine, da leggere con calma e senza fretta, per assaporare una storia ben scritta e per riflettere su quanto sia importante la memoria in qualunque ambito.

Valerio Varesi, con Vuoti di memoria, fa di nuovo centro.

Chi adora il suo commissario Soneri non potrà fare a meno di adorarlo anche in questa nuova avventura che prende il via dal “morto resuscitato” o, per dirla meglio, da un uomo che scompare sulla terra e viene restituito dal mare.

Vuoti di memoria parla di ‘ndrangheta, affari loschi e sodalizi ma parla anche e soprattutto di rapporti umani, di come un commissario alla vecchia maniera si incontra/scontra con la tecnologia.

Di un uomo e una donna che mescolano i loro saperi e i loro sapori.

Di memorie precise e ricordi sbiaditi.

È un libro che non si può leggere in poco tempo, se ne perderebbe l’essenza.

Vuoti di memoria è di sicuro un racconto di indagini che piace a chi adora il genere, ma ha un sottotesto molto forte che gli fa guadagnare l’amore anche di quei lettori ai quali interessano letture più impegnate.

Perché sì, Vuoti di memoria se lo vuoi comprendere davvero devi assaporarlo, come le cene consumate dal commissario e la sua Angela al Milord.

Con calma, con un buon bicchiere di vino rosso e tanta pazienza.

Soneri e Angela sono i pilastri attorno a cui è stata scritta la storia di Orsi, l’uomo che ricompare su una barca al largo di Cesenatico.

Dove è stato per tutto questo tempo? Perché è su quella barca? È scampato a un omicidio o è implicato in quello del socio?

Soltanto lui può dirlo. Orsi, però, è affetto da amnesia. Ed eccola la vera protagonista del romanzo: la memoria e il suo opposto.

Cos’è un uomo senza memoria? È’ niente.

E poi c’è Parma, quella Parma che sembra essersi arresa, dimenticata di se stessa.

Ovattata nella sua nebbia ma che dalla nebbia non riesce a emergere, nonostante il lavoro egregio di Varesi che la descrive minuziosamente.

Che fine ha fatto la Parma ribelle?

Valerio Varesi

Nato a Torino da genitori parmensi e successivamente cresciuto nella città emiliana, dopo la laurea in Filosofia all’Università di Bologna, si occupa di giornalismo come corrispondente di vari quotidiani; lavora nella redazione bolognese di Repubblica.

Nel 1998 pubblica il suo primo romanzo, Ultime notizie di una fuga, in cui compare la figura del commissario Soneri, futuro protagonista di altri polizieschi scritti da Varesi, ai quali verrà ispirata la serie di sceneggiati televisivi Nebbie e delitti, in cui il personaggio del commissario buongustaio è stato interpretato dall’attore Luca Barbareschi, anche se l’ambientazione viene spostata a Ferrara.

Varesi costruisce un vero e proprio stradario facendo percorrere le vie cittadine da Soneri, quelle vie che diedero lustro alla città.

Quel lustro dimenticato, sepolto da speculazione e scarsa memoria.

Questa città […] dopo lo scempio di piazza Ghiaia, il mercato popolare cittadino, non sa nemmeno mettere al posto giusto i monumenti.

A dirla tutta, Vuoti di memoria è un romanzo che prende spunto da un’inchiesta per parlare di tutt’altro.

Una storia di ricerca dell’assassino che pare andare di pari passo con la ricerca dell’Uomo.

Varesi parla del commissario Soneri e di indagini ma in realtà parla dell’essere umano che in questa società moderna, ricca di memoria artificiale, si è perso, naufrago in mezzo all’oceano delle proprie emozioni.

Non è più un problema di conoscenza, è l’opposto: si sa troppo.

E da questo troppo non si sa più riemergere.

È un continuo trovare soluzioni e perderle.

Probabilmente si chiede troppo a tutti e nessuno è più in grado di fare il suo, mettendo a repentaglio la vita di ognuno.

Splendide le scene in cui compare Sbarazza.

Uomo ai margini che vive guardando le donne nelle vetrine dei ristoranti.

Uomo che rappresenta, più di ogni altro, il senso della vita e, qui azzardiamo un parere, del romanzo stesso.

Dire di più su questo personaggio, come approfondire la personalità di Zefirino, sarebbe anticipare troppo e non ce la sentiamo.

Lasciamo che la magia si compia davanti agli occhi di chi vorrà sfogliare le pagine di Vuoti di memoria e di chi con difficoltà riuscirà a dimenticarsi di questi due personaggi perché, volendo citare Valerio Varesi:

La memoria che è legata a un’emozione diventa indelebile.

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