Rubrica a cura di Cristina Casareggio
Recensione di Claudia Pieri
SINOSSI
Dopo Le lupe di Pompei e La casa dalla porta dorata, il capitolo finale dell’appassionante trilogia di Elodie Harper.
Sono trascorsi tre anni da quando Amara ha lasciato Pompei allontanandosi da Rufo e dalla figlioletta Rufina.
Ora, grazie al suo patrono Demetrio, vive alla corte imperiale di Roma: è una donna libera e influente, vicina alle personalità politiche più potenti.
Nonostante lo sfarzo che la circonda e gli abiti e i gioielli costosi con cui Demetrio la vizia, la nostalgia dei suoi cari è sempre più dolorosa e, quando il volubile Domiziano minaccia la sua sicurezza, la ruota della dea Fortuna sembra girare a favore di Amara, che può finalmente abbandonare la capitale per tornare a casa.
Ma è il 79 d.C. e il Vesuvio è sempre più irrequieto, i terremoti si fanno più violenti e gli abitanti di Pompei si chiedono se vadano presi come oscuri presagi o accettati come parte della quotidianità.
In un crescendo di paura, Amara deve ancora una volta lottare per la propria vita e per quella di coloro che ama di più, tra cui la valorosa gladiatrice Britanna e il saggio Plinio, e lasciarsi alle spalle chi l’ha sempre usata; primo tra tutti Felicio, il proprietario del lupanare di Pompei, ma anche Demetrio, che attende il suo ritorno a Roma per prenderla in moglie.
Dalla corte imperiale fino alle pendici del Vesuvio, ormai pronto a esplodere, continua il difficile e coraggioso viaggio di Amara verso la libertà; questa volta, però, non c’è in gioco solo la sua salvezza, ma anche quella di sua figlia e dell’uomo che ama.
Le storie hanno un potere, che noi ci crediamo o no
Lo sa bene Elodie Harper che con la sua trilogia ambientata tra Pompei e Roma, Le lupe di Pompei, La casa dalla porta dorata e l’ultimo, Il tempio di fortuna, consegna ai lettori una storia coinvolgente, intensa e potente.
Una storia di amicizia, di resilienza, di coraggio e determinazione, di scelte e di riscatto, di crudeltà e di amore, tutta declinata al femminile.
È la storia di Amara, nata Trimarete in Attica, venduta come schiava al mercato di Pompei e costretta a prostituirsi nel lupanare della città.
Le hanno portato via tutte le speranze che i suoi coltivavano per lei, ogni dono che le hanno fatto, compreso l’ultimo disperato atto d’amore della sua mamma. Trimarete non esiste più … Dovrà sopravvivere nei panni di Amara
Amara è un personaggio totalizzante, si prende la scena e svetta su tutti gli altri, è impossibile non subire il suo fascino.
Donna dalla personalità sfaccettata, forte e fragile nello stesso tempo, combatte per sopravvivere e sopportare la sua schiavitù cercando di affrancarsi in ogni modo possibile:
In lei il desiderio di scappare ha messo radici che le affondano sotto la pelle e la straziano.
Attraverso
il faticoso, spesso umiliante, cammino di Amara verso l’emancipazione dal lupanare
contestualizzato da riferimenti storici precisi e puntuali, l’autrice compie un’ampia riflessione sulla condizione dello schiavo:
Dal punto di vista legale, è una non persona
e su quella della donna in epoca antica, sempre bisognosa della protezione di un uomo:
È grazie al suo bel viso, non meno che all’intelligenza, se Amara si trova seduta alla toletta in casa di uno degli uomini più ricchi di Roma.
Amara,
più astuta del più potente lenone di Pompei
intelligente, con un grande intuito per gli affari, è comunque costretta a usare il suo corpo e la sua bellezza per potersi garantire la libertà, e ritrovarsi così a vivere in un’altra gabbia, stavolta dalla porta dorata:
La sua vita è una messa in scena e, senza Didone o chiunque altro di cui possa fidarsi completamente, Amara ha paura di dimenticare cosa significhi essere se stessa.
Nonostante la sua nuova condizione di libèrta, Amara è prigioniera del rapporto col suo ex carceriere che odia e a cui però si ispira negli affari :
quell’odiosa somiglianza con Felicio.

Elodie Harper
Elodie Harper è un’autrice inglese.
Giornalista e scrittrice, si è dedicata in particolare alla Letteratura latina nel suo corso di laurea in Lettere all’Università di Oxford.
I suoi racconti hanno vinto diversi premi, tra cui il Bazaar of Bad Dreams nel 2016, assegnato da Stephen King.
Nel 2022 Fazi editore ha portato in Italia la sua trilogia sulla vita delle donne nella Pompei antica.
Ne fanno parte, Le lupe di Pompei (2022), La casa dalla porta dorata (2023), Il tempio di fortuna (2024).
La Harper, in questi tre volumi, dà vita a una galleria di personaggi indimenticabili, di forte impatto emotivo e di grande spessore umano, caratterizzati magnificamente sotto ogni punto di vista, fisico e psicologico.
Didone, bella e fragile, l’unica, vera amica di Amara al lupanare:
Non ha mai avuto un’amica come Didone, lei è la luce nel buio della sua vita.
La “lupa” Vittoria, ambigua, gelosa e mai sincera fino in fondo, nemmeno con sé stessa, prigioniera di quello che oggi, con parole attuali, non esiteremmo a definire un amore tossico.
Lo schiavo Filone, uomo dalla generosità e dall’intelligenza smisurate, prigioniero solo nel corpo, ma libero nei sentimenti, dignitoso:
Nonostante sia uno schiavo, Filone si mantiene su un piano diverso, con una dignità che nessun potere altrui riesce a scalfire.
e fiero:
La sua fierezza nel rifiutarsi di agire per convenienza, quando in fondo è tutto ciò che ci si aspetterebbe da uno schiavo.
La “lupa” Britanna ribelle, indomita, leale e coraggiosa:
La forza di Britanna, il suo coraggio, la sua vitalità impavida e intensa …
amica fedele di Amara, pronta a proteggerla a costo della sua stessa vita.
La cortigiana Drusilla che aiuta Amara ad affrancarsi dalla schiavitù.
Anche Drusilla, come Amara, e come Britanna, è una sopravvissuta alla propria vita. Una donna in grado di capire che essere gentili, in un mondo che non lo è affatto, non porta lontano.
Pilnio il Vecchio, è lui che restituisce la libertà ad Amara offrendole il suo nome, con il suo personaggio la storia entra a pieno titolo nel romanzo.
E ancora la “lupa” Berenice, il patrono Rufo, Demetrio, Giulia, Livia…

Ne Il tempio di Fortuna si compie il destino di ognuno di loro e il Vesuvio irrompe nel racconto diventando uno dei protagonisti.
La minaccia del Vulcano, con le scosse di terremoto che si fanno via via più forti, aleggia sin dall’inizio di questo terzo e ultimo capitolo della saga.
Le pagine che raccontano l’eruzione del Vulcano e la fuga disperata da Pompei sono senz’altro le più intense ed emozionanti di tutto il romanzo:
Sopra la montagna si leva una colonna nera, che sale perforando il cielo come una lancia scagliata dal regno del dio del fuoco Vulcano. Dita nere si aprono dalla sommità per afferrare Pompei, allungandosi nell’azzurro.
Le descrizioni sono talmente vivide da sembrare reali, si percepisce tutto il terrore di chi assiste impotente alla furia della montagna, e gli occhi di chi legge vedono con chiarezza assoluta quello che sta accadendo:
Uno degli alberi del frutteto si è incendiato e le fiamme si spandono velocemente. E’ ancora buio, il fuoco è quasi l’unica fonte di luce rimasta. Tutto è coperto di cenere e sassi, una parte del colonnato è crollata e la pioggia mortale si raccoglie sul tetto, minacciando di sfondarlo.
Lo stile di scrittura utilizzato dall’autrice è immaginifico, realistico e mutevole a seconda del contenuto del racconto.
Nel descrivere le condizioni di vita delle lupe nel lupanare e la violenza a cui devono sottostare diventa anche crudo, sublimandosi nelle descrizioni dell’eruzione del vulcano e della fuga.
È proprio grazie a questo realismo esasperato e alla cura dei dettagli, anche quelli storici, che la Harper accompagna i lettori fin dentro la storia, coinvolgendoli in prima persona negli accadimenti.

Nonostante ne Il tempio di fortuna l’autrice riporti a grandi linee gli avvenimenti salienti dei precedenti volumi, non è consigliabile leggerli separatamente, perché attraverso tutti e tre i romanzi si assiste all’evoluzione della storia e dei personaggi, strettamente connessi tra loro.

Le lupe di Pompei, La casa dalla porta dorata e Il tempio di fortuna non possono esistere l’uno senza l’altro, anzi l’ideale sarebbe leggerli di seguito, come un unico volume, senza soluzione di continuità, per apprezzarne lo stile narrativo e la caratterizzazione dei protagonisti.
Soprattutto quest’ultima che si fonda su un grande lavoro di introspezione psicologica, ma anche di ricostruzione storica e ambientale, è il fiore all’occhiello dei tre romanzi.
La trilogia firmata da Elodie Harper si rivela una saga emozionante e coinvolgente, con personaggi unici, che restano nel cuore e nella testa del lettore anche molto tempo dopo aver letto la parola “fine”.
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