In salotto con… Roberto Ottonelli

IN SALOTTO CON ROBERTO OTTOLINI

Spazio a cura di Claudia Pieri e Samuela Moro

Intervista a cura di Rosaria Sorgato

Oggi ospite dello spazio interviste “In salotto con…” Roberto Ottonelli.

Per il nostro spazio dedicato alle interviste, oggi siamo in Salotto con… Roberto Ottonelli.

Roberto Ottonelli (Milano, 1978) è network engineer e papà affidatario. Ha pubblicato Il dolce sorriso della morte per Mursia (2023), Il diavolo dentro (2017), Credi davvero (che sia sincero) (2020), da cui è stato tratto un adattamento teatrale di grande successo. Ha inoltre partecipato ad alcune raccolte di racconti.

Ottonelli è vicepresidente e fondatore della Associazione difesa donne: noi ci siamo, impegnata nella sensibilizzazione e prevenzione per il contrasto alla violenza di genere.

Nel 2024 per la Collana Giungla Gialla Milano di Mursia, Roberto Ottonelli ha pubblicato Il buio della ribalta, letto e recensito per Salotto Giallo da Rosaria Sorgato a questo link. In occasione di questa pubblicazione abbiamo chiesto all’autore di rispondere ad alcune domande sul suo libro.

Salotto Giallo: in questo tuo ultimo romanzo l’infanzia di Marco, il protagonista, è descritta con una cruda sincerità che colpisce il lettore. Come hai lavorato e da quali esperienze hai attinto per rendere così intensa e credibile la voce di un bambino che subisce violenza? 

Roberto Ottonelli: Sono sempre molto interessato agli aspetti psicologici e a sollevare spunti di riflessione su tematiche che mi stanno a cuore.

Ho deciso di prendere spunto da esperienze che ho vissuto in prima persona quando ero bambino perché volevo trasmettere in chi legge proprio l’intensità di chi ha vissuto sulla sua pelle episodi poco piacevoli. Tengo però a sottolineare che non necessariamente chi subisce violenza la debba poi perpetrare a sua volta né che possa essere considerata una giustificazione. 

Salotto Giallo: La scelta di introdurre un dialogo interno con la figura dell’ispettore che gli aveva dato la caccia, ormai defunto, è molto originale. In che modo questo espediente narrativo ti ha permesso di approfondire la psicologia del protagonista e di esplorare le dinamiche interiori? 

Roberto Ottonelli: Marco Bordoni è di sicuro un personaggio dalle tante sfaccettature. Ho pensato ad una sorta di “grillo parlante”, che lui attribuisce a qualcuno che lo aveva in qualche modo riconosciuto, ma in realtà è il suo flusso di coscienza.

Con questo espediente ho cercato di mettere ancora più in evidenza le sue contraddizioni, i suoi traumi, le sue paure, tutte le emozioni che ho immaginato provasse un serial killer che ritiene a suo modo di farsi giustizia accanendosi nei confronti di chi gli ha procurato un torto, piccolo o grande che sia. 

Salotto Giallo: Marco è un personaggio complesso, che incarna due ruoli apparentemente contraddittori. Come è nato questo dualismo e in che modo credi che possa risuonare nei lettori?

Roberto Ottonelli:

Cito sempre una frase di uno dei miei film preferiti, Il Corvo: “Ognuno di noi ha un Diavolo dentro e non ha pace finché non lo trova”.

Ritengo che ognuno di noi abbia una parte oscura, con cui prima o poi si trova a dover fare i conti, dopo averlo riconosciuto.

Penso che sia questo in sostanza il punto di congiunzione che sembra risuonare in chi legge le gesta di Marco.

In modo molto consapevole decide di farsi usare, in qualche modo, dai media, per diventare quasi un simbolo come vittima di un errore giudiziario. In questo ho provato a denunciare le invasioni nella vita privata di persone che vengono usate e poi buttate via.

In questo caso Marco ha provato a ribaltare a suo vantaggio il sistema. In fondo, uccidendo acquisisce consapevolezza.

Salotto Giallo: In che misura la scelta di ambientare la storia a Milano ha influenzato la caratterizzazione dei personaggi e lo sviluppo della trama? 

Roberto Ottonelli: Più in particolare ho deciso di ambientare la storia in Via Fermi, una striscia di confine fra Corsico e Cesano Boscone, dove sono nato e cresciuto, e Baggio, uno dei quartieri della periferia sud-ovest di Milano.

Mi è parso opportuno in qualche misura giocare proprio con questi labili confini fra bene e male, giusto e sbagliato, luce e buio. Il contesto mi è parso necessario per calare i personaggi in una realtà viva, che per il lettore fosse tangibile. 

Salotto Giallo: Il rapporto tra Marco e Bea introduce una nota di umanità e vulnerabilità nel personaggio. In che modo questa relazione si intreccia con la sua doppia vita di “eroe” salito alle cronache e serial killer? Come hai sviluppato questo contrasto emotivo all’interno della narrazione?

Roberto Ottonelli: Ritengo che troppo spesso personaggi come Marco vengano bollati come “il mostro”, figura dalle fattezze soprannaturali che in qualche modo rassicura perché non si percepisce come vicino a noi.

A mio parere ognuno ha varie sfaccettature e ho provato non a umanizzare un assassino, ma a renderlo credibile sia nei panni del brutale assassino, che dell’amante passionale con Bea o zio amorevole con la nipotina ritrovata. Possono coesistere tanti sentimenti tutti insieme? Io penso di sì e credo sia interessante guardarci dentro.

Bea la tassista, poi, è una protagonista che quasi mi ha chiesto di entrare in scena, con le sue fragilità e il suo essere una tipa tosta. In qualche misura è l’unica ad aver sorpreso anche me.

Salotto Giallo: Il buio della ribalta si inserisce nel filone del noir psicologico. Quali sono gli autori e le opere che ti hanno maggiormente ispirato nella scrittura di questo romanzo? E quali sono, secondo te, gli elementi fondamentali di un buon romanzo noir?

Roberto Ottonelli: Cerco di spaziare sempre con le letture, ma ovviamente sono interessato ad approfondire il genere che ritengo mi sia più affine. Senza ombra di dubbio il mio punto di riferimento è Stephen King per la sua capacità di entrare nei personaggi, farli sentire vivi, concreti, qualcuno che ci sembra di conoscere.

Il noir è un contesto in cui si deve risultare credibili, che non proponga violenza fine a se stessa, ma calata in situazioni che possono accadere nella realtà. Da questo punto di vista, purtroppo, ben sappiamo quanto spesso la cronaca superi la fantasia. Il genere permette proprio di raccontare la società che ci circonda da una prospettiva disincantata. 

Salotto Giallo: Ora passiamo alla nostra domanda di rito. Giochiamo con la fantasia: hai la possibilità di sederti nel nostro Salotto con il tuo autore preferito per fargli una sola domanda. Chi inviti e che cosa gli chiedi?

Roberto Ottonelli:

Come dicevo il mio autore preferito è senza ombra di dubbio Stephen King. Se mi sedessi in Salotto insieme a lui sarei così emozionato che mi limiterei a osservarlo e, al massimo, ringraziarlo per i tumulti interiori che mi ha fatto vivere con le storie che mi ha regalato!

Salotto Giallo ringrazia l’autore per la disponibilità all’intervista.

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