Recensione di Rosaria Sorgato
SINOSSI
Tra le strade di Cesano Boscone, i vicoli di Baggio e la sempre frenetica Milano, Marco Bordoni è il serial killer che nessuno si sarebbe aspettato.
Non è più l’uomo impacciato, sempre fuori posto e succube di una madre oppressiva, ma è ormai capace di prendere in mano la propria vita.
Da quando la sua storia è finita nei talk show televisivi, inizia a intrattenere rapporti fugaci con ragazze che non riescono a resistere al fascino del personaggio famoso, finché non incontra Bea la tassista: si riconoscono nelle rispettive fragilità e lui comincia a chiedersi se, per un mostro come lui, sia possibile amare davvero.
Marco si porta dietro i fantasmi del passato, ma decide di intavolare un gioco pericoloso senza esclusione di colpi con l’ispettore Lupatelli.
E continua a uccidere nell’illusorio tentativo di rimettere le cose a posto, seguendo le sue regole.
Nel romanzo noir Il buio della ribalta di Roberto Ottonelli, ritroviamo il personaggio di Marco Bordoni, protagonista del precedente Il dolce sorriso della morte.
Marco Bordoni è un serial killer non ancora identificato che, per una serie di circostanze imprevedibili, si trova a incarnare il ruolo dell’eroe.
L’incipit di questo romanzo ci riporta all’infanzia di Marco, e colpisce per l’intensità e per la cruda sincerità del punto di vista narrativo.
Marco racconta di sé e dell’infanzia crudele a cui è stato esposto, in cui, oltre ad essere spettatore, subisce la violenza familiare con un’innocenza disarmante.
La voce narrante del protagonista è essenziale, diretta, priva di fronzoli, ed è proprio la sua apparente semplicità a rendere ancora più potente la drammaticità degli eventi descritti.

Roberto Ottonelli
Roberto Ottonelli (Milano, 1978) è network engineer e papà affidatario.
Ha pubblicato Il dolce sorriso della morte per Mursia (2023), Il diavolo dentro (2017), Credi davvero (che sia sincero) (2020), da cui è stato tratto un adattamento teatrale di grande successo, e ha partecipato ad alcune raccolte di racconti.
È vicepresidente e fondatore della “Associazione difesa donne: noi ci siamo”, impegnata nella sensibilizzazione e prevenzione per il contrasto alla violenza di genere.
Ottonelli riesce a trasmettere il terrore e la confusione del bambino attraverso un linguaggio che rispecchia la sua età, pur lasciando intravedere una maturità precoce che deriva dalla sofferenza quotidiana.
La narrazione in prima persona fa sì che il lettore percepisca profondamente la sua impotenza di fronte alla violenza paterna e alla passività della madre.
Nonostante la situazione sia terribile, Marco sembra accettarla come parte della sua realtà, segno di un adattamento doloroso ma realistico che ci fa interrogare sulla sua infanzia spezzata.
Il ritratto del padre, quando Marco è bambino risulta emblematico: un uomo dominato dalla frustrazione e dall’alcolismo, che sfoga la propria rabbia su chi lo circonda, senza mostrare segni di pentimento.
Le dinamiche di potere tra i genitori sono mostrate attraverso episodi quotidiani, che rivelano una famiglia disfunzionale dove la violenza fisica e psicologica è normalizzata e delinea un quadro soffocante che non lascia spazio a una via di fuga, né per il bambino né per la madre.
La scelta letteraria di introdurre, inoltre, un dialogo ipotetico con una voce interiore, una sorta di “grillo parlante” che parla a nome dell’ispettore che gli aveva dato la caccia nel libro precedente, risulta originale e ben governata.
Il personaggio di Bea, la tassista, che Marco incontra da adulto, introduce una dimensione più intima e vulnerabile nella vita del protagonista, spingendolo a riflettere sulla possibilità di amare e sulla sua stessa umanità.
Questo crea un contrasto emotivo interessante, soprattutto in relazione agli eventi che seguiranno e di cui è opportuno non svelare nulla.
L’opera nel suo complesso affonda le radici in una tradizione narrativa che abbraccia il noir psicologico e il dramma urbano.
Marco incarna due ruoli antitetici e apparentemente inconciliabili: l’eroe, celebrato dai media, e il vendicatore, figura oscura e letale che continua a uccidere nel disperato tentativo di ristabilire un ordine interiore ormai compromesso.
Questo dualismo fa di Marco un antieroe moderno, un personaggio che si sviluppa sullo sfondo di una Milano opulenta e frammentata, la cui frenesia e indifferenza sono il contesto perfetto per un uomo che sfugge alle convenzioni morali e sociali.
Milano diventa non solo uno scenario fisico, ma anche simbolico: è la città del lusso e della superficialità, sempre in cerca di nuovi personaggi da idolatrare, incapace di distinguere tra bene e male, tra vero e falso.
Il romanzo esplora una delle tematiche classiche del noir: la trasformazione dell’individuo che, dopo essere stato emarginato e oppresso, trova un senso nella sua devianza.
Il lettore, affascinato e disturbato allo stesso tempo, è invitato a seguire Marco nel suo percorso ambiguo e nella sua crescente fama, che si sovrappone alla sua identità di killer.
Questo tema della doppia vita e dell’ambiguità morale è un aspetto particolarmente trascinante perché crea tensione narrativa e offre un ritratto della psiche di un uomo diviso tra il bisogno di controllo e la sete di riconoscimento.
La curiosità del lettore è alimentata dagli sviluppi imprevedibili della trama e dalla profondità psicologica di un protagonista che riesce a evocare curiosità e riflessione.
Ne Il buio della ribalta incontriamo un viaggio oscuro nella psiche di un uomo alla ricerca di un equilibrio impossibile.
Un viaggio che costringe a confrontarsi con i limiti della morale e della giustizia, in un contesto dove il confine tra bene e male sfuma costantemente e si arricchisce di alcuni colpi di scena assolutamente imprevedibili.
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