Recensione di Barbara Terenghi Zoia
SINOSSI
Un delitto, una rapina, un depistaggio, un giornalista, un investigatore privato, una ragazza con una doppia vita e il suo compagno che ce l’ha tripla, un robivecchi misterioso, un metronotte che legge romanzi, un boss della mala e i suoi crudeli scagnozzi, un uomo qualunque – Massimo, il protagonista – che in un’estate caldissima si trova in mezzo a tutto questo e, spinto da un miscuglio di curiosità, nostalgia e dolore, decide che vuole capirci qualcosa.
La coincidenza, terzo romanzo di Edoardo Zambelli, ha tutti gli ingredienti per essere un noir della più bell’acqua; ma non lo è; o, se si preferisce, è qualcosa di più.
Che cosa resta, ci si domanda a libro chiuso, a Massimo, della gioventù che ha vissuto e che sente ormai finire, delle amicizie che forse non erano tali, della passione per la letteratura il teatro il cinema, dell’amore per Sara che lo ha lasciato dicendogli: “Non puoi essere diverso da te stesso”? Nulla, probabilmente.
E la serie di avvenimenti nei quali si trova coinvolto – prima come per caso, poi quasi trascinato dall’ex compagno di studi Roberto reincontrato dopo dieci anni, infine per volontà propria – lo lascerà ancora più stupito, ferito, disilluso e non risarcito.
Come il tenente Drogo costretto ad abbandonare la fortezza proprio quando all’orizzonte si palesano finalmente i Tartari, come un personaggio de La vita intensa di Massimo Bontempelli, il protagonista di questo romanzo si trova sospinto, irresistibilmente, ai margini della vita, addirittura burlato da essa, incapace com’è di buttarsi nel turbinare degli eventi, di fare come quelli che si lasciano prendere dal gorgo, e che vivono, o muoiono, o sono provvisoriamente felici o infelici, ma insomma: in qualche modo, vivono. (Giulio Mozzi). Con una nota di Tullio Avoledo.
Il primo pensiero che colpisce appena conclusa la lettura di La coincidenza è: come sia riuscito Zambelli a scrivere un romanzo dove si mescolano i romanzi di Franz Kafka con il film Sliding doors?
È difficile classificare i libri di Kafka in un genere unico.
Sono una commistione di romanzi psicologici, fantastici, lunatici perfino; questo è esattamente quanto ho riscontrato nel romanzo di Zambelli che ha forgiato come protagonista Massimo, commesso in un negozio della periferia romana.

Edoardo Zambelli
Edoardo Zambelli è nato a Città del Messico nel 1984.
Vive a Cassino, in provincia di Frosinone.
Ha pubblicato i romanzi L’antagonista (Laurana, 2016), Storia di due donne e di uno specchio (Laurana, 2018), e il racconto lungo La dicono perduta, un’immaginazione sulla scomparsa di Viviana e Gioele (Zolfo, 2024).
Massimo che è rimasto “appeso”, in sospeso per la storia d’amore con Sara, un’attrice di teatro che è andata via, a Milano, mentre lui è rimasto a Cassino, in provincia di Frosinone.
Non si capacita del motivo per cui lo abbia lasciato.
Prova a chiamarla ma non la trova; nel frattempo però non disdegna qualche amica di passaggio, giusto per distrarsi dal pensiero fisso che ha di lei.
Massimo che racconta tutto in prima persona, anche se ciò che arriva al lettore è un romanzo narrato da qualcun altro.
È come essere spettatori di una pièce teatrale, solo che il protagonista è lì, di fianco al lettore e si limita a descrivere la vita che passa, come in un film.
Non c’è, da parte sua, un minimo di azione, di iniziativa e quando finalmente decide di intervenire, ecco che fa troppo caldo, ha mal di testa, in sintesi non ce la fa: è una sorta di zombie vivo e lascia che gli avvenimenti accadano.
Si riesce ad immaginarlo come il saggio, immobile, seduto sulla riva del fiume mentre aspetta di veder passare i cadaveri dei suoi nemici; eppure, ne passano di persone in questo simulacro di vita: amici, pseudo tali, ex amori.
Improvvisamente, in questo bradipismo ecco l’effetto “sliding doors”.
Una sera, mentre è perso nei suoi pensieri si sente chiamare: è Roberto, un ex compagno dell’università, che passa nello spazio di un capitolo, da essere un ex conoscente – perché Massimo non è neanche sicuro che fossero poi tanto amici durante l’università – a frequentatore assiduo per qualche giorno, a morto, e infine a diventare la nuova ossessione di Massimo.
Non è convinto delle spiegazioni che gli inquirenti danno della morte dell’ex compagno, perché il movente, perfino l’assassino, tutto alle sue orecchie suona stonato e stridente con le idee che si è fatto su Roberto.
Un noir enigmatico che analizza con assoluta freddezza le consuetudini di chi si lascia vivere, come l’andamento della vita moderna che effettivamente un po’ trascina le persone, e l’immobilità di chi resta con il cuore a pezzi dopo una travolgente storia d’amore e fatica a riprendersi.
Ma poi c’è un riscatto per Massimo, gestito in modo eccelso, che va letto tutto d’un fiato per capire il motivo che si nasconde dietro al titolo del romanzo e che consiglio di leggere letteralmente fino all’ultima riga.
Salottometro


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