Risplendo non brucio di Ilaria Tuti

Risplendo non brucio Salotto Giallo

Recensione di Claudia Pieri

SINOSSI

La neve è macchiata di sangue, attorno alla torre del castello di Kransberg.

A pochi metri di distanza, il Führer è asserragliato in un bunker, preda di deliri e paure dopo l’attentato del luglio 1944.

Ma Johann Maria Adami non ha tempo di pensare al poco spazio che lo separa dal dittatore, ultimo responsabile del suo internamento a Dachau.

Il professor Adami ha un incarico: scoprire la verità che si cela dietro la morte sospetta di un soldato nazista.

Suicidio? O un complotto alle spalle di Hitler?

Veil Seidel, l’ufficiale delle SS che lo ha prelevato d’imperio dal campo di concentramento, è un suo ex allievo e costringe Johann a una sfida contro il tempo: deve ricorrere a tutto il suo acume per sciogliere l’enigma, non solo nella speranza di salvare se stesso, ma per tenere al sicuro chi più ama.

La neve è macchiata di sangue, attorno alle mura della Risiera di Trieste.

Non è la prima volta che succede, e Ada teme, anzi, sa che non sarà l’ultima.

Ma individuare l’assassino è un’impresa impossibile quando la città stessa è invasa di assassini, che hanno riempito l’aria di cenere e di terrore.

Nel seguire le tracce del colpevole, Ada è più che mai sola: non ha più suo padre, catturato dai nazisti perché dissidente e portato chissà dove.

Non ha più un compagno, scomparso insieme ai partigiani in fuga. Ha soltanto se stessa, il suo cuore, le sue capacità mediche… e un segreto.

Da proteggere a tutti i costi.

Questa è una storia di resistenza e coraggio, di orrore e saggezza, di fragilità ed eternità. Questa è la storia di un padre e una figlia, divisi dalla Storia e costretti a lottare con tutta l’anima perché la luce possa tornare a splendere…

La sofferenza generava odio e l’odio violenza (…) la guerra era un battesimo che faceva rinascere assassini.

È racchiuso in queste due righe, essenziali eppure pregne di significato, il senso profondo di Risplendo non brucio, firmato dalla bravissima Ilaria Tuti.

Un romanzo denso, complesso e intenso, che mescola verità storica e fantasia e che sarebbe riduttivo incasellare soltanto nel genere thriller.

La storia si svolge durante la Seconda guerra mondiale, tra la Germania e Trieste:

Trieste pareva un presepe addormentato sulle propaggini del Carso, ma in realtà era diventata il tempio di un nuovo culto pagano. I sacrifici al dio della guerra si compivano ogni giorno (…) era sfregiata dai fuochi degli attentati, dalle svastiche dipinte sui muri, dai bombardamenti, dalle corde che pendevano dalle balaustre del palazzo di via Ghega, reggendo corpi troppo giovani per essere già freddi…
Trieste era stretta nel pugno di terrore del Reich. Persino una parola dal significato ambiguo poteva generare sospetto, e il sospetto era ragione sufficiente per uccidere.

Protagonisti un padre e una figlia divisi dalla guerra e dalle scelte compiute dal primo, ma legati dal filo invisibile e indissolubile della loro somiglianza interiore:

Alla prova dei fatti, non erano così diversi, loro due. Ada poteva tirare le redini del suo istinto quanto voleva, ma restava sanguigna.

Due indagini parallele che li portano fin dentro il cuore del Male, in una perenne lotta per la sopravvivenza:

Una tempesta in cui si aggiravano ululando lupi neri. C’era un unico modo per sopravvivere, ed era diventare più feroci di loro.

Un lungo viaggio all’inferno che li obbliga a guardare, attraverso la lente dilatata dagli orrori e dalle brutalità della guerra, dentro loro stessi e a interrogare le loro coscienze:

Che cosa era peggio? Fingere di non vedere né sentire che cosa era la guerra e sopravvivere, ogni giorno con una macchia in più sull’anima, o seguire la propria coscienza e opporsi alla barbarie, sapendo di andare a morire?

Ilaria Tuti

Ilaria Tuti è nata a Gemona del Friuli, in provincia di Udine.

Ha studiato Economia.

Appassionata di pittura, nel tempo libero ha fatto l’illustratrice per una piccola casa editrice. Nel 2014 ha vinto il Premio Gran Giallo Città di Cattolica.

Il thriller Fiori sopra l’inferno, edito da Longanesi nel 2018, è il suo libro d’esordio.

Tra i suoi libri ricordiamo anche: Ninfa dormiente (Longanesi, 2019) e Fiore di roccia (Longanesi, 2020).

Del 2021 il romanzo La luce della notte, il ritorno dell’amatissima Teresa Battaglia in un romanzo di rinascita e speranza.

Sempre per Longanesi pubblica nel 2021, Figlia della cenere, nel 2022, Come vento cucito alla terra, nel 2023 Madre d’ossa, nel 2024 Risplendo non brucio.

Ilaria Tuti in queste pagine racconta il Male declinato in tutte le sue forme, la violenza che appartiene a oppressi e oppressori, l’odio che genera l’odio e la difficoltà di restare umani:

L’umanità aveva le risorse per essere gentile e accogliente, ma chissà perché sceglieva sempre di essere crudele.

Il linguaggio diretto, finanche crudo, cifra stilistica distintiva dell’autrice, non fa sconti all’immaginazione del lettore suscitando in lui emozioni e sentimenti tra i più disparati: orrore, rabbia, compassione, pietà, amore.

Risplendo non brucio è un romanzo potente che inchioda alle sue pagine costringendo a fermarsi per prendere respiro e riflettere, perché ogni passo contiene una morale da cogliere.

La trama thriller all’interno del racconto diventa un mezzo per portare alla luce gli orrori della guerra e le sue conseguenze su vittime e carnefici.

La soluzione dei casi è sorprendente, ma viene percepita come un’informazione in più, un passaggio necessario alla comprensione del tutto.

In questo romanzo quello che più conta è il viaggio che il lettore compie nei recessi più bui dell’animo umano e non il punto di arrivo.

Ilaria Tuti dipinge un affresco di umanità dolente, di crudeltà e brutalità, ma senza rinunciare alla speranza che troviamo in nuce sin dal titolo dell’opera.

Evocativo della forza e della resilienza di chi è sopravvissuto, nonostante tutto

perché la vera forza risiedeva nel costruire e non nel distruggere, e molto più spesso nel percorrere il proprio sentiero resistendo a forze avverse.

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