Un motivo per mentire di Karin Slaughter

Un motivo per mentire Salotto Giallo

Recensione di Alessandra Isabella Spanò

SINOSSI

Qui tutti mentono, ma solo uno tra noi è anche un assassino…

Benvenuti al McAlpine Family Lodge: una vacanza in questo lussuoso resort in alta montagna, nel cuore dei Monti Appalachi, sembra l’ideale per trascorrere un po’ di tempo lontano dalla frenesia della vita moderna e ritrovare se stessi.

Se non fosse che qui tutti mentono.

Mentono sul proprio passato. Alla loro famiglia. A se stessi.

Poi, una sera, Mercy McAlpine, che fino a quel momento era stata una figlia modello, minaccia di rivelare i segreti di tutti.

Poche ore dopo, Mercy muore.

In una zona così isolata, per un assassino è facilissimo farla franca. Peccato che Will Trent e Sara Linton – rispettivamente agente speciale e medico legale del Georgia Bureau of Investigation – abbiano scelto proprio il McAlpine Lodge per la loro luna di miele…

Intrappolati nel resort, loro malgrado dovranno districare una rete di segreti vecchia di decenni per scoprire cosa è successo a Mercy.

Ma con il killer pronto a colpire di nuovo, tutto a un tratto la vacanza di una vita si trasforma in una corsa contro il tempo…

Karin Slaughter è una delle autrici più celebri del thriller contemporaneo, nota per la sua abilità nel creare trame intricate e personaggi complessi.

This is Why We Lied, il titolo originale del suo ultimo romanzo tradotto in italiano con Un motivo per mentire,  si colloca nel solco delle sue opere precedenti, affrontando temi di giustizia, verità e vendetta attraverso una narrazione che non teme di esplorare le zone d’ombra della moralità umana.

Pubblicato in un periodo di grande successo per Slaughter, il romanzo ha riscosso consensi per la sua capacità di sfidare il lettore a riflettere sui confini tra bene e male, nonché per la sua maestria nella costruzione di tensione psicologica.

Un motivo per mentire si inscrive nel genere del thriller psicologico, ma presenta anche elementi di crime e mystery.

La scelta di questo genere consente a Slaughter di indagare sulle motivazioni profonde dei personaggi, enfatizzando l’intensità delle dinamiche interpersonali e i dilemmi etici.

La combinazione tra il thriller e il mystery tradizionale non è nuova, ma Slaughter la arricchisce con sfumature di horror psicologico, suggerendo una costante tensione latente.

La struttura stessa del thriller permette alla trama di giocare sul non detto, sulle omissioni e sulle ambiguità morali.

Attraverso i colpi di scena e un narratore talvolta inaffidabile, Slaughter spinge il lettore a una continua rivalutazione della verità, caratteristica distintiva di un thriller psicologico maturo.

In Un motivo per mentire, l’ambientazione non è semplicemente un contesto di fondo, ma diventa parte integrante della tensione narrativa.

Karin Slaughter

Autrice regolarmente ai primi posti nelle classifiche di tutto il mondo, è considerata una delle regine del crime internazionale.

I suoi quindici romanzi, che sono stati tradotti in trentatré lingue e hanno venduto più di 30 milioni di copie, comprendono la fortunata serie che per protagonista Wil Trent, L’orlo del baratro, che ha ricevuto una nomination al prestigioso Edgar Award, e Quelle belle ragazze, il suo primo thriller psicologico.

Nata in Georgia, attualmente vive ad Atalanta.

Slaughter crea un’ambientazione volutamente claustrofobica, costruendo il mondo in modo tale che i luoghi diventino un’estensione dei conflitti interiori dei personaggi.

L’uso degli spazi chiusi, delle case isolate e dei paesaggi rurali conferisce alla storia un’atmosfera di isolamento e inquietudine, che amplifica la sensazione di pericolo e intensifica l’elemento psicologico.

Un esempio emblematico è l’uso di determinati luoghi come simboli della memoria e del trauma.

La Slaughter costruisce il mondo come un luogo in cui le vicende passate riaffiorano in modo palpabile, rendendo lo spazio fisico una componente quasi “viva” della trama.

L’autrice è nota per la sua abilità nella caratterizzazione profonda e sfumata dei personaggi.

La protagonista, Mercy, in particolare, si distingue per il suo carattere forte e la resilienza di fronte a situazioni di violenza e trauma, mentre i personaggi secondari arricchiscono il racconto, ognuno portando con sé un pezzo di verità o di menzogna che contribuisce all’evoluzione della trama.

Questo crea un labirinto di interazioni che rende lo studio dei personaggi essenziale per comprendere l’evoluzione della storia.

Lo stile è diretto e preciso, esalta l’intensità emotiva delle scene più drammatiche.

Slaughter ricorre inoltre a tecniche come il cliffhanger e l’uso di flashback per costruire un ritmo serrato e coinvolgente.

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