Articolo a cura di Katya Fortunato, con i contributi di Alessandra Isabella Spanò, Barbara Terenghi Zoia e Cristiano Colombo.
Anche quest’anno, per gli amanti del genere noir, non poteva mancare l’appuntamento con il Premio Scerbanenco.
Dal 1997, in collaborazione con la famiglia Scerbanenco, viene premiata la miglior opera di narrativa noir italiana dell’anno.
I cinque finalisti vengono selezionati attraverso il voto di una giuria composta da scrittori, critici e amanti del genere e dai lettori, che hanno la possibilità di esprimere le loro preferenze sul sito della manifestazione.
Nell’ambito del Premio vengono assegnati anche il Premio dei lettori all’opera più votata sul web e una Menzione speciale assegnata a discrezione della giuria. Il vincitore del Premio Giorgio Scerbanenco 2024 verrà annunciato nel corso della 34a edizione del Noir in Festival.
Dal sito.
Quest’anno, la premiazione si terrà il 2 dicembre a Casa Manzoni a Milano. Il vincitore, scelto dalla Giuria, a cui si aggiungono Isabella Fava e Alessandra Tedesco, riceverà un premio in denaro e una targa illustrata dal pittore Andrea Ventura.
Di seguito vi presentiamo i cinque finalisti di questa edizione:
Cinzia Bomoll, Il sangue non mente, Ponte alle Grazie
Carlo Calabrò, Meccanica di un addio, Marsilio
Jacopo De Michelis, La montagna nel lago, Giunti
Paolo Roversi, Una morte onorevole, Mondadori
Orso Tosco, L’ultimo pinguino delle Langhe, Rizzoli
Partiamo da Il sangue non mente di Cinzia Bomoll.
Nel libro ritroviamo Nives Bonora, che i lettori hanno imparato ad apprezzare a partire dalla sua comparsa in La ragazza che non c’era.
Nives è una donna dal carattere forte, necessario in un’ambiente prettamente maschile come quello della polizia di stato.
Abbandonata dalla madre da bambina, la sua vita personale e sentimentale è molto complicata, mentre dal punto di vista professionale è brava ma istintiva, poco incline a seguire le regole.
Il suo nuovo capo è il commissario Degli Esposti con la quale Nives instaura da subito un bel rapporto di fiducia:
“Se hai la pazienza di leggertela tutta fai pure. A me interessa, invece cosa ti ha detto di quell’uomo la madre della ragazza?” “Che era innamorata…”
“Brava, documentati. Mentre io sto attenta a non superare i trenta. Non ci sono ancora abituata”.
L’ambientazione tra Bologna e la campagna ferrarese, come parte integrante sia delle vicende personali di Nives che della caccia al serial killer, riveste un’importanza fondamentale in questo thriller.
Nives, così istintiva e divisiva, con una vita molto movimentata, è caratterizzata talmente bene da suscitare nel lettore una forte corrente di empatia.

Cinzia Bomoll in queste pagine ha dato vita a un thriller adrenalinico, dove riesce a conciliare la caccia a uno spietato serial killer e le vicende personali della sua protagonista.
Un racconto pieno di contrasti, tra spietate uccisioni e amori nascenti, un saliscendi emotivo tutto da gustare.
SINOSSI
La più ribelle e passionale delle investigatrici italiane Finalmente, dopo il riavvicinamento con la madre da cui era stata abbandonata, l’ispettrice Nives Bonora è pronta a fare i conti con il passato e con un segreto doloroso di cui viene a conoscenza.
Ma le risposte tanto attese dovranno ancora aspettare, perché la sparizione di una ragazza trascina Nives in un nuovo caso, in una nuova città e al fianco di una nuova squadra.
A Bologna e dintorni si sta aggirando un serial killer, che colpisce solo ragazze dai capelli rossi e agisce lontano da testimoni e telecamere.
La ricerca di una soluzione costringe Nives a inabissarsi nelle ossessioni di un omicida maniacale: l’ispettrice accetta la sfida e si ritroverà a muoversi tra la campagna della Bassa e le strade di Bologna, tra stanze d’albergo abbandonate e feste clandestine a base di musica dark, tra i frutti della sua immaginazione e l’immaginazione di un feroce assassino…
Ne Il sangue non mente chiunque potrebbe rivelarsi il colpevole: Nives Bonora è alle prese con un mistero profondo e delicato, e per entrare nei meandri di una mente sconvolta e violenta non dovrà fermarsi alle apparenze ma affidarsi ancora una volta al proprio inaffondabile istinto.
Non solo risolverà un caso quanto mai enigmatico, ma troverà anche la forza di affrontare un radicale cambiamento di vita.

Il secondo finalista del Premio Scerbanenco è Carlo Calabrò con Meccanica di un addio.
Il libro si distingue per la sua complessità narrativa e la ricchezza tematica.
Ambientato nella foresta amazzonica, il libro esplora conflitti ambientali e dilemmi morali attraverso una trama avvincente.
Il romanzo si colloca nel genere del thriller, ma incorpora elementi di avventura e dramma psicologico.
La foresta amazzonica funge da sfondo cruciale, non solo come ambientazione fisica ma anche come simbolo dei conflitti ecologici e culturali.
La struttura del romanzo è articolata in capitoli brevi che alternano punti di vista differenti, creando una narrazione polifonica.

I personaggi sono ben delineati, ognuno con motivazioni complesse.
Calabrò utilizza uno stile incisivo, arricchito da descrizioni vivide che trasmettono l’intensità emotiva dei momenti chiave.
SINOSSI
Per l’ingegner Florian Kaufmann, nato e cresciuto nella prevedibile tranquillità della Svizzera, l’animale più pericoloso dell’Amazzonia non è né il caimano, né il giaguaro.
Kaufmann ha un problema soprattutto con gli esseri umani, e in particolare con quelli del minuscolo villaggio brasiliano di Araxá do Oeste, dove il suo sogno d’impresa ecologica ed etica si sta rivelando un probabile fallimento.
E proprio quando sembra che gli affari possano finalmente andare per il verso giusto, i suoi progetti vengono stravolti, costringendolo a barcamenarsi tra poliziotti incapaci, concorrenti senza scrupoli, zelanti assicuratori e una rete di criminali pronta ad assoldarlo.
O forse a farlo fuori. La logica, in Brasile, raramente è lineare. La ricerca della verità porterà Kaufmann a riconsiderare le sue scelte personali e professionali, obbligandolo a riesaminare i suoi principi morali e ad accettare i suoi limiti e le sue debolezze; e, infine, a fare una scelta radicale e risolutiva.
Un originale e avventuroso thriller nella foresta amazzonica, tra conflitti ambientali, inganni, dilemmi morali e sviluppi imprevedibili.

Il terzo finalista è Jacopo De Michelis con La montagna nel lago (trovate QUI la recensione completa).
Nel suo nuovo romanzo, De Michelis dipinge un ritratto sulle aspettative personali della vita, sulle amicizie vere o presunte tali, sulla disillusione dei sogni e il fallimento all’interno della cerchia familiare.
Il protagonista è Pietro, fuggito da Montisola per via del difficile rapporto col padre.
Grazie alla scrittura coinvolgente di De Michelis, il lettore entra nella storia accompagnando Pietro nel ritorno a casa, dopo essersi lasciato alle spalle una vita in città simile a una discesa negli inferi, fatta di vizi e di aspettative irrealizzate.

La storia è raccontata dal punto di vista del protagonista, ad eccezione dei capitoli dedicati alla vita di Pietro sull’isola prima di andare a Milano, descritti in terza persona.
Lo stile di scrittura conferisce alla narrazione un ritmo frenetico e serrato, e i sospettati, invece di diminuire, aumentano ad ogni capitolo.
SINOSSI
La sera del 3 settembre 1992, Pietro Rota torna a Montisola dopo 12 anni di assenza.
Ha lasciato l’isola per diventare un grande giornalista a Milano, ma oggi si ritrova a lavorare per una scalcinata rivista scandalistica specializzata in cronaca nera. Il ritorno a casa non è trionfale come lo aveva immaginato: deve rispondere alla richiesta di aiuto del padre.
Emilio Ercoli, l’uomo più ricco dell’isola, è stato ucciso brutalmente, e i sospetti cadono su Nevio Rota, il padre di Pietro, con cui Ercoli aveva un pessimo rapporto.
Convinto dell’innocenza del padre, Pietro si unisce al suo vecchio amico Cristian Bonetti, vigile urbano, per indagare.
I due amici scoprono presto che Ercoli nascondeva molti segreti dietro la maschera di benefattore e sono convinti che fra questi si trovi la chiave per risolvere il mistero. Il problema è capire quale.
Mentre le maglie della giustizia si stringono inesorabilmente attorno a Nevio, Pietro e Cristian continuano a scavare tra le ombre del passato, fino a scoprire un legame con i torbidi anni della Repubblica di Salò e la figura di Junio Valerio Borghese, il comandante della famigerata Decima Flottiglia Mas, che aveva trasformato Montisola nel suo feudo personale.

Il quarto finalista del Premio Scerbanenco è Paolo Roversi con Una morte onorevole (trovate QUI la recensione completa), secondo libro con protagonista il commissario Luca Botero.
Botero è tecnofobico a causa di un attentato subìto, non usa ascensori, cellulari, computer, nulla che abbia a che fare con la tecnologia moderna.
Il contrasto non potrebbe essere più netto e stridente: mentre la città meneghina è nota per il suo turbinio, l’intera squadra Alpha di Botero usa un’attrezzatura che era innovativa negli anni ’80.

In un susseguirsi di interrogatori, mentre rischiano la vita, Botero e la sua squadra riusciranno a sollevare il velo di fitto mistero sulla morte dell’onorevole, riservando al lettore diversi colpi di scena davvero imprevedibili!
Roversi confeziona un gioiellino, dedicato in particolare agli amanti dei delitti nella camera chiusa e offre spunti di riflessione sull’abuso della tecnologia nel quotidiano, oltre ad uno spaccato sulla corruzione nella vita politica.
SINOSSI
È una serata speciale al Savoy, uno degli alberghi più esclusivi di Milano: cinquanta selezionatissimi invitati potranno partecipare al party dell’onorevole Vincenzo Greco per festeggiare la fine dell’EXPO e la realizzazione di un faraonico progetto stradale.
Nel bel mezzo del ricevimento, però, un temporale fa saltare la corrente, e la suite dove si tiene la festa precipita nel buio: quando le luci si riaccendono, l’onorevole è riverso nella piscina, già cadavere.
Con le telecamere di sorveglianza disattivate e i telefonini spenti per garantire la privacy ai tanti vip dai molti segreti, la tecnologia può far poco. Bisogna indagare in un altro modo: con logica, osservazione e intuito.
Bisogna indagare alla vecchia maniera. Ecco perché il caso – spinosissimo, considerata la vittima – passa a Luca Botero, detto l’Amish, il commissario afflitto da tecnofobia che vive come se il mondo fosse fermo agli anni Settanta. Per l’Amish è la sfida perfetta: data la dinamica del delitto, l’assassino non può che essere uno degli invitati, ed è proprio su di loro che si concentra insieme alla sua affiatata squadra Alfa. Fra infiltrazioni mafiose, imprenditori senza scrupoli, intrighi politici e traffico di stupefacenti si comincia a cercare il colpevole.
Qualcuno, però, trama nell’ombra: spia il commissario, e presto tutte le persone che gli stanno vicino correranno un grave pericolo…

E infine, eccoci arrivati al quinto finalista; Orso Tosco con L’ultimo pinguino delle Langhe,
In un panorama letterario italiano spesso dominato da formule ripetitive, Orso Tosco emerge con forza, infrangendo le convenzioni del noir.
Il suo romanzo, L’ultimo pinguino delle Langhe, non segue i canoni tradizionali: non ci sono investigatori stereotipati né trame prevedibili.
Tosco eleva il genere, offrendo un’opera che è al contempo feroce e poetica, trasformando il noir in una riflessione profonda sulla solitudine, il senso di colpa e il desiderio di redenzione.
La prosa di Tosco è un connubio esplosivo di lirismo e brutalità.
Le Langhe sono descritte con una poesia che ne cattura l’essenza aspra e malinconica, mentre i personaggi sono delineati con tratti affilati e incisivi.

I dialoghi sono taglienti, talvolta grotteschi, e il ritmo narrativo è inarrestabile.
Lo stile dell’autore riesce a essere sia letterario che pulp, combinando il meglio di entrambi i mondi.
SINOSSI
“Anche i lunedì speciali, quelli capaci di cambiare il corso di un’intera esistenza, iniziano come un giorno qualsiasi.”
Lo sta per imparare a proprie spese il potente broker svizzero Rufus Blom, quando durante la solita corsa all’alba tra le colline delle Langhe si imbatte nel cadavere di una ragazza.
Sulla schiena l’assassino le ha tracciato col sangue una svastica e un cognome, il suo: Blom.
Poche tracce lì intorno e tanti problemi per il commissario Gualtiero Bova, che tutti chiamano il Pinguino, da poco trasferito a Mondovì: in un posto dove di norma tutti sanno tutto di tutti, nessuno sembra invece avere idea di chi sia la ragazza, né tanto meno perché sia stata usata come messaggio minatorio verso Blom, che ha scelto il Piemonte per sposarsi con la bellissima fidanzata Rose Bellamy.
Quello del Pinguino è stato un trasferimento punitivo, un esilio mascherato da promozione, ma lui non è il tipo che si perde d’animo: accompagnato dalla fedele bassotta Gilda e dal tabacco della sua pipa deve capire chi è la vittima e qual è il legame che la unisce alla famiglia Blom, sulla quale sembra pesare più di un segreto.
Orso Tosco irrompe sulla scena del noir italiano insieme a un personaggio indimenticabile, che porta su di sé umanissime e irresistibili contraddizioni: cinico e sensibile, ruvido e premuroso, violento e dolcissimo, tragico e involontariamente comico, con un’intelligenza sopraffina che lo guida dove nessun altro può arrivare.

